IL MERCATO DEL LAVORO COME ISTITUZIONE SOCIALE: L'ESEMPIO DEI GIOVANI IN CERCA DI OCCUPAZIONE


Paola Pirri e David Cariani

(Studio di Psicologia Clinica)

Introduzione

In questi ultimi anni la questione dell'occupazione giovanile e più in generale del rapporto fra giovani e mercato del lavoro è stata fortemente problematizzata e la transizione al processo produttivo è stata connotata come uno dei compiti evolutivi più complessi per l'individuo e come uno dei principali impegni per il sistema sociale più ampio. In questo senso la condizione dell'essere alla ricerca di lavoro, dell'essere "giovane in cerca di occupazione", è divenuta una vera e propria condizione sociale connotata in termini di precarietà, frustrazione, deprivazione psicosociale, "problema", con effetti negativi sull'individuo e sul contesto sociale più ampio.

Le fenomenologie che riguardano il mercato del lavoroe in particolare quelle che concernono i giovani e l'occupazione sono state tradizionalmente appannaggio delle discipline economiche. Tuttavia tra gli stessi economisti si sta diffondendo l'idea che il mercato del lavoro sia un processo sociale complesso e che i modelli interpretativi utilizzati per spiegare, sulla base di variabili macroeconomiche e strutturali, i sistemi di azione collettiva in rapporto all'agire economico, sono insufficienti per dar conto delle segmentazioni e delle contraddizioni che si incontrano quando si affrontano fenomeni – come la disoccupazione (d'Iribarne, 1990; Solow, 1990) o l'allocazione delle risorse imprenditoriali (Baumol, 1990) – nei quali dimensioni propriamente psicologiche (motivazioni, valori, cultura) assumono una rilevanza critica.

La ricerca psicologica sul rapporto tra giovani e mercato del lavoro, tuttavia, ha utilizzato prevalentemente una cornice concettuale individualistica, che trova nell'individuo e nelle caratteristiche intraindividuali (sociodemografiche, di personalità) le proprie categorie descrittive ed esplicative e ha considerato, secondo un'ottica deprivazionale, l'assenza del lavoro come un fattore causale omogeneo, indipendente dai modelli interpretativi che gli individui utilizzano per attribuirle un significato. In tal modo la psicologia ha eluso la dimensione sociale, il contesto, entro il quale il fenomeno si dispiega e non è stata in grado di colmare le lacune dei modelli macrosistemici e di offrire chiavi interpretative alternative dei processi che regolano il rapporto tra giovani e mercato del lavoro. La maggior parte degli studi, infatti, si limita a confermare e a valutare l'impatto dell'assenza del lavoro sulla salute mentale (Tiggemann, Winefiled, 1980, Janlert, Hammarstrom, 1992), sul benessere psicologico (Viney, 1983) e sul livello di autostima (Patton, Noller, 1990; Dooley, Prause, 1995) dei giovani, tentando di individuare i fattori in grado di modulare gli effetti negativi di questa condizione: supporto sociale (Clark, Clissold, 1982; Kieselbach, 1988; Buendia-Vidal, Riquelme, Sanchez 1991; Cairns, Woodward, Hashizume, 1992; Hammarstrom, 1994), esperienze lavorative precedenti (Winefield, 1993), sesso (Crepet, 1993; Hammarstrom, 1994) ed età (Jackson, Warr, 1984; Winefiled, Tiggemann, 1989; Winefiled, Tiggemann, Winefiled, 1990).

Riteniamo che un contributo alla comprensione dei processi che regolano il rapporto tra giovani e mercato del lavoro, anche in rapporto alla progettazione o riprogettazione degli interventi in favore dell'occupazione giovanile, è possibile solo se si riconosce la matrice sociale del problema e se si opera un distanziamento dal modello concettuale di tipo individualista e una parallela complessificazione dell'approccio che restituisca al tema occupazionale una pluralità di significati, attraverso l'utilizzazione di modelli esplicativi di tipo rappresentazionale e culturale (Depolo, Sarchielli, 1987; Fraccaroli, 1989; Sarchielli, Depolo, Fraccaroli, Colasanto, 1991; Battistelli, Odoardi, 1995). Il limite dei modelli individualistici e di quelli macroeconomici sta, infatti, nella sottovalutazione delle logiche dell'agire sociale: i giovani che cercano di inserirsi professionalmente non compiono solo delle scelte legate a caratteristiche individuali di personalità, nè perseguono solamente strategie guidate da un criterio di razionalità economica in rapporto a un sistema di equilibrio tra domanda e offerta di lavoro. Nel confrontarsi con un problema come quello della ricerca del lavoro, quindi con un problema sociale, essi entrano in rapporto non solo con le logiche e i processi interni del sistema di scambio tra domanda e offerta di lavoro – il mercato del lavoro, appunto – ma anche con:

In questo senso le strategie individuali, così come gli interventi di enti e agenzie per la promozione dell'occupazione giovanile, riflettono modi consensuali di categorizzazione e di significazione del rapporto col mercato del lavoro e con il processo di transizione, cioè un sistema di rappresentazioni e di norme, una cultura, elaborata nella pratica dei rapporti sociali e che costituisce il "contesto" entro il quale si svolgono le esperienze individuali e si tesse il sistema di relazioni tra i vari attori. La relazione fra individuo e mondo del lavoro, intesa come relazione sociale, non può dunque essere compresa entro un'analisi limitata alle sue componenti organizzative (Carli, Paniccia, 1981). Quelle stesse dimensioni ostensibili si fondano su sistemi rappresentazionali di conoscenza (Moscovici, 1989) che assumono, per l'individuo ma anche per la collettività, una funzione regolativa nel processo di transizione al mercato. Questo sistema di rappresentazioni, fondato su meccanismi di significazione affettiva, è un sistema condiviso di conoscenza collusivamente elaborato entro le relazioni sociali organizzate (Carli, 1990) al fine di dare un significato rassicurante a fenomeni potenzialmente minacciosi: i temi della competenza/incompetenza dell'individuo che si confronta con il mercato; dell'interesse/disinteresse delle istituzioni; delle contraddizioni rilevabili nel modo di gestire il problema occupazionale e della rilevanza sociale del problema, vengono assorbiti e ammortizzati attraverso la costruzione di un sistema di significati condiviso e consensuale che, in tal senso, riveste un ruolo vantaggioso sia per l'economia psichica dell'individuo sia per quella dei rapporti sociali; esso, infatti, è in grado di evocare e mantenere consenso e coesione sociale sulla base delle comuni simbolizzazioni affettive ma anche di allontanare la possibilità di un confronto diretto con un problema di rilevanza sociale quale è quello della disoccupazione (Cariani, Farnese, 1996) e dell'occupazione giovanile.

La ricerca

L'indagine che presentiamo, patrocinata dal Comune di Roma, Assessorato alla Promozione di Nuove Occupazioni, ha lo scopo di individuare i modelli culturali fondanti le strategie di confronto con il mercato del lavoro dei giovani in cerca di occupazione e di consolidare una metodologia di analisi dei fenomeni sociali che individua nei modelli culturali e rappresentazionali il raccordo tra individuo e contesto (Carli, 1990) superando i tradizionali metodi di studio e osservazione che isolano, da un lato, dimensioni strutturali e, dall'altro, dimensioni individuali e soggettive.
Il campione dell'indagine è costituito da 452 soggetti di età compresa fra 18 e 32 anni (media=23.5 ds=3.7), tutti in cerca di occupazione, contattati presso l'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione di Roma, alcuni centri di formazione professionale, C.I.L.O. (Centri di Iniziativa Locale per l'Occupazione) e Informagiovani del territorio. La scelta di introdurre nel campione anche soggetti in formazione è fondata sull'idea che il percorso formativo si configuri come il principale strumento di mediazione nel processo di transizione al lavoro.
L'indagine è stata presentata ai soggetti contattati come una ricerca promossa e patrocinata dal Comune di Roma, interessato a conoscere come i giovani della città si rapportano al mercato del lavoro e all'inserimento professionale. La somministrazione del questionario è avvenuta alla presenza di un intervistatore, che poteva fornire suggerimenti e indicazioni in caso di difficoltà di compilazione.
La metodologia della ricerca, che abbiamo denominato ACM (Analisi Culturale Multidimensionale) e che è stata impiegata in una precedente indagine su adulti disoccupati (Cariani, Farnese 1996), prevede l'utilizzo congiunto di due strumenti elaborati ad hoc. Il primo è un questionario costruito con lo scopo di ottenere informazioni su alcune aree rappresentazionali:

A. significati attribuiti al lavoro e al non lavoro;
B. motivi delle difficoltà di inserimento professionale;
C. significato attribuito alla formazione;
D. immagine delle persone che lavorano;
E. strategie per l'inserimento nel mondo del lavoro;
F. fattori di successo nella vita e nel lavoro.

A ciascuna area corrispondono una serie di affermazioni, tra le quali si chiede di scegliere quelle ritenute più vere per sé. Allo scopo di garantire che, per ciascuna area, le affermazioni stimolo fossero in grado di rappresentare la complessità motivazionale dei soggetti intervistati, la costruzione degli item è avvenuta sulla base della teoria delle motivazioni al rapporto sociale di McClelland; così per ciascuna area le affermazioni contengono in modo bilanciato elementi motivazionali di tipo affiliativo, di potere e di riuscita (McClelland, 1958, Carli, 1987).
Il secondo strumento utilizzato è di tipo appercettivo. Sul foglio di somministrazione appare la fotografia di un personaggio maschile, di giovane età. Una breve didascalia spiega che si tratta di un ragazzo che sta cercando lavoro, e che di lui non si sa nient'altro; viene chiesto al soggetto di ricostruire, con la fantasia, la storia del personaggio rispondendo alle domande: chi è e cosa ha fatto finora; cosa sta pensando in questo momento; come pensa di inserirsi nel mondo del lavoro; cosa farà in futuro. Lo strumento consente, grazie all'assenza di indicazioni strutturanti, la costruzione di una forma narrativa fondata su parametri rappresentazionali, che diventa possibile individuare attraverso un'analisi delle costanti presenti nelle diverse storie, sia in relazione ai contenuti sia in relazione alla forma utilizzata. Attraverso un'analisi del contenuto le storie sono state codificate sulla base delle seguenti categorie:


I dati del questionario e quelli delle storie sono stati analizzati separatamente: sono state individuate, attraverso un'analisi delle corrispondenze multiple (Benzécri, 1973), le dimensioni lungo le quali si organizzano i dati del questionario e le strutture narrative delle storie e, successivamente, i cluster o raggruppamenti di dati che caratterizzano i gruppi. Le analisi condotte sui dati del questionario e sulle storie hanno condotto a conclusioni sovrapponibili. Entrambi gli strumenti, infatti, hanno portato all'individuazione di quattro raggruppamenti analoghi, che possono essere ritenuti espressione di altrettanti modelli culturali utilizzati dai giovani in cerca di occupazione nel rappresentare il confronto con il mercato del lavoro, l'ingresso nel processo produttivo e la relazione con le istituzioni che mediano tale processo di transizione. La descrizione di ciascun modello culturale, supportata dai dati di entrambi gli strumenti, è introdotta, a scopo esemplificativo, da alcune storie rappresentative.

L'orientamento alla competenza

«È un neolaureato che si è impegnato a fondo nello studio per molti anni (ad es. ingegneria). Sta pensando a qual è la cosa migliore da fare per trovare un'occupazione stabile.Pensa di inserirsi affiancando (all'inizio gratuitamente) esperti del settore, mostrando le proprie capacità per inserirsi poi in modo più stabile nel campo dell'ingegneria. In futuro con impegno potrà lavorare per grandi società di ingegneria, ma dovrà essere disposto a lavorare anche all'estero».

Il primo cluster rilevato con entrambi gli strumenti sembra esprimere un modello culturale di "orientamento alla competenza", caratterizzato dalla valorizzazione della formazione come strumento di riconoscibilità sociale e come fondamento di una progettualità di inserimento nel processo produttivo. La formazione, infatti, è considerata uno strumento atto ad acquisire un'identità sociale, in luogo dell'impossibilità di un'identificazione e definizione veicolate dall'immagine lavorativa. La formazione, inoltre, costituisce una opportunità di accrescimento e costruzione delle competenze e conoscenze su cui organizzare l'offerta di lavoro e costruire, quindi, il confronto e l'incontro con il mercato. In tal senso sembra essere presente una dimensione di autocommittenza nella relazione con la formazione, intesa come appropriazione degli obiettivi formativi e della progettualità dell'inserimento lavorativo. A caratterizzare il modello culturale dell'orientamento alla competenza, inoltre, sembra contribuire una attenzione alla dimensione contestuale, utilizzata per individuare i vincoli e gli ostacoli presenti nel mercato (saturazione, competitività) e parallelamente le risorse e le opportunità utilizzabili per il raggiungimento dei propri obiettivi (competenze, canali formativi e informativi, amici, famiglia). Accanto a questo, tuttavia, la stretta dipendenza del processo di transizione dal raggiungimento di un elevato livello di tecnicalità potrebbe porsi a fondamento di un utilizzo della formazione come modo per dilazionare nel tempo il confronto col mondo del lavoro e con la dimensione applicativa della competenza. In questa prospettiva l'acquisizione di competenze potrebbe configurarsi come sostituto di un confronto con il mercato del lavoro.

È importante sottolineare che le strategie di confronto con il mondo del lavoro utilizzate entro il modello culturale dell'orientamento alla competenza si fondano su modi tradizionali di accesso, quali colloqui, concorsi, curriculum, anche se il riferimento a tali strategie è più articolato e contestualizzato di quello riferito da altri soggetti del campione. Strategie di accesso non tradizionali (cooperazione, sviluppo di attività imprenditoriali, ecc.), non sono rappresentate in modo significativo nell'ambito di questo modello culturale, così come negli altri; questo dato è, in parte, inatteso nell'ambito del modello culturale dell'orientamento alla competenza, in quanto l'attenzione al contesto e alle risorse e ai vincoli esistenti, e la centralità della relazione fra competenze dell'individuo e necessità del mercato, suggerirebbero un modo di confronto flessibile e, dunque, non necessariamente ancorato a percorsi tradizionali di accesso.

L'orientamento al consenso

«Ha studiato fino a meritare un titolo di studio. È leggermente triste, ma con molta serenità e capacità di controllo sta nello stesso tempo pensando. Pensa di inserirsi provarndo e riprovando e mostrando le sue capacità senza arrendersi. In futuro farà il modello o il medico (pediatra)».

Il secondo cluster rilevato dai due strumenti sembra descrivere un modello culturale di "orientamento al consenso" caratterizzato da un diffuso orientamento al riconoscimento sociale, dalla mancanza di una progettualità lavorativa specifica, dalla difficoltà a fare riferimento a dimensioni contestuali entro cui collocare le esperienze di formazione e l'orientamento al lavoro. Il confronto con il mercato del lavoro, sembra organizzarsi intorno a una rappresentazione di sé, fuori dal contesto-mercato, descritta da una deprivazione e depauperazione in termini di appartenenza e riconoscimento. Sono assenti, infatti, strategie specifiche di inserimento nel mondo del lavoro così come una descrizione articolata del rapporto fra formazione, competenze e obiettivi professionali; ciò suggerisce la mancanza di coordinate contestuali per l'organizzazione di una progettualità di inserimento nel mercato. L'attenzione non è posta sul rapporto fra individuo e contesto, fra competenze soggettive e necessità del mercato, rapporto che è invece centrale nel modello culturale dell'orientamento alla competenza; piuttosto, necessità del mercato e competenze dell'individuo sembrano passare in secondo piano rispetto al primario obiettivo di ribadire consenso e adesione alle norme sociali: se infatti, da un lato, è presente un riferimento alla formazione come strumento utile all'acquisizione di competenze ed è presente una descrizione del dispiegarsi del percorso di inserimento nel mondo del lavoro, dall'altro, tutto questo è rappresentato in modo generico, non sostanziato, non articolato, e soprattutto ogni elemento non è posto in relazione con gli altri, ma costituisce una "monade valoriale" collocata al di fuori di un percorso professionale, di una progettualità di inserimento nel mercato del lavoro. L'attenzione alla formazione, l'orientamento al lavoro, la tendenza all'autoattribuzione di responsabilità per le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro e l'appropriazione delle iniziative, mai specificate, per l'ingresso nel mondo del lavoro, sembrano convergere, come unità sconnesse, verso la ricerca di una assimilazione dei valori personali ai valori sociali; il fattore organizzante il confronto con il contesto-mercato non è rappresentato da un progetto professionale ma da un sistema di credenze e convincimenti appiattiti su regole e norme socialmente desiderabili, interiorizzate in modo generico, sulla base di un'aspirazione al riconoscimento sociale che sembra rispondere a un vissuto di deprivazione e isolamento.

La lamentazione rivendicativa

«È un diplomato con svariate qualifiche di attestati di formazione professionale. Da 3 anni sta cercando una possibile occupazione sicura in qualsiasi campo, nel mentre cerca di tirare avanti con lavoretti saltuari, malpagati e inferiori di netto alle proprie aspirazioni. Sta pensando per quanto tempo ancora dovrà stare a ricasco dei genitori. Avrà la possibilità di crearsi una famiglia? Vale la pena mettere al mondo dei figli che molto probabilmente dovranno affrontare le sue stesse difficoltà, se non maggiori? Come pensa di inserirsi? Le sue speranze sono nulle visto il funzionamento del mondo del lavoro, dove persone incapaci e incompetenti superano persone migliori soltanto perché hanno la fortuna di conoscere le persone giuste. In futuro cercherà di accrescere ulteriormente il suo livello culturale e non demorderà».

Il terzo cluster sembra descrivere un modello culturale di "lamentazione rivendicativa", caratterizzato da un confronto con il mercato del lavoro organizzato intorno ai temi del vissuto di deprivazione e depauperazione e di contrapposizione e sfida. La modalità depressiva e di lamentazione è essa stessa utilizzata come richiesta di risarcimento e rivendicazione contro istituzioni vissute come latitanti e in nome di un impegno personale che non riesce a trovare un riscontro. Vi sono riferimenti a una progettualità professionale e formativa, ma questa assume una duplice valenza: da una parte mostra la presenza di un rapporto dinamico fra le strategie di ingresso nel mondo del lavoro e le richieste e i vincoli del mercato del lavoro, fra la formazione, l'acquisizione di competenze e il tema della spendibilità delle competenze sul mercato; dall'altra, poiché il rapporto individuato fra questi elementi è vissuto in termini di contrasto, anziché di reciproca utilità, tale progettualità sembra essere utilizzata per rafforzare la sensazione di inanità del proprio impegno di fronte a un mercato del lavoro descritto come altamente vincolante, colpevole della depressione e dell'impotenza sentite in rapporto all'inutilità delle proprie azioni, come emozionalmente "nemico", e dentro il quale l'impegno e la competenza acquisita non sono utilizzabili né richiesti, mentre sono premiati la furbizia e la raccomandazione. Il rapporto fra la persona e il mondo del lavoro sembra descrivibile come una contrapposizione fra impegno del primo e disimpegno del secondo; la strategia di accesso, il confronto col mercato, sembrano fondarsi sul perseguimento di un ribaltamento della "attuale" rappresentazione di sé come vittima e del mondo del lavoro come carnefice.

L'anomia

«Finora ha fatto cose che non sono andate come lui si era ripromesso che andassero. Sta pensando di avere sbagliato una decisione presa in passato. Pensa di inserirsi passivamente facendosi dominare dagli eventi. In futuro non lo sa».

Il quarto cluster descrive un modello culturale di "anomia" caratterizzato dalla negazione dei valori sociali condivisi in relazione al lavoro. Sembra pervasivo, in questo gruppo, lo smarrimento di punti di riferimento culturali e organizzativi e l'allontanamento da ogni forma di condivisione e reciprocità; risulta assente ogni progettualità, che viene annullata dal diffuso disinvestimento sul lavoro, disinvestimento che è esso stesso espressione della negazione di un rapporto fra l'individuo e il contesto lavorativo e sociale. L'aspetto deprivante del mancato accesso al sistema produttivo è individuato nella mancanza di potere personale, quindi nell'impossibilità di realizzare il soverchiamento e la sopraffazione dell'individuo sull'ambiente, obiettivo che però non riesce a divenire fattore organizzante un progetto professionale. La mancanza di ogni progettualità e il mancato riferimento alla relazione fra le esigenze individuali e le caratteristiche vincolanti o orientanti del contesto, si evidenziano anche nella struttura narrativa della storia, che è priva di ogni propositività, relazione fra i diversi elementi, specificazione delle coordinate contestuali entro le quali orientarsi. La presenza di risposte sistematicamente divergenti (piuttosto che semplicemente differenti) da quelle socialmente accettabili sembra suggerire che il modello dell'anomia sia caratterizzato da una attiva contrapposizione alle regole e ai valori sociali percepiti come pervasivi e invalidanti.

Alcune indicazioni per l'intervento

La ricerca presentata ha rilevato diversi modelli culturali fondanti le strategie di confronto con il mondo del lavoro in giovani in cerca di occupazione, suggerendo che il problema del rapporto tra giovani e mercato non sia esauribile entro modelli macrosistemici o individualistici. Piuttosto esso è regolato da modelli culturali del rapporto col contesto-mercato che rappresentano un sistema condiviso di conoscenza collusivamente elaborato entro le relazioni sociali organizzate (Carli 1990; 1995) in grado di evocare e mantenere consenso e coesione sociale.
Entro questo sistema di conoscenza condiviso e consensuale si declina il principale assunto intorno al quale sembra organizzarsi la maggior parte degli interventi sull'occupazione giovanile: l'idea che un efficace intervento in favore dell'occupazione possa limitarsi a perseguire l'obiettivo dell'acquisizione di competenze tecniche specifiche volte a rispondere alla domanda del mercato (formazione tecnico-pratica) e di conoscenze su quella domanda (informazione).
Gli interventi formativi orientati alla professionalizzazione, rappresentati soprattutto dai corsi di formazione professionale sono di natura prevalentemente colmativa (Avallone, 1989) e raramente o mai prevedono, all'interno dei programmi, moduli specifici relativi alle strategie di inserimento nel mercato del lavoro; interventi meramente informativi, quali quelli perseguiti dalle diverse agenzie a tal fine preposte (Centri Informalavoro, Centri di Iniziativa Locale per l'Occupazione, Centri di Informazione per i Disoccupati) hanno scarsa efficacia trasformativa nel modificare comportamenti e convinzioni che originano dai modelli culturali consolidati che fondano e organizzano il rapporto tra individuo e lavoro.
I dati emersi dall'indagine suggeriscono che il processo di formazione atto a sviluppare nell'utenza competenze tecnico-professionali possa essere utilizzato in maniera distorta entro quei modelli culturali che non siano caratterizzati o accompagnati da una competenza organizzativa, e gli obiettivi espliciti di qualificazione e accrescimento professionale possano essere fagocitati dall'obiettivo di natura collusiva di allontanare il confronto con il mercato del lavoro. Solo entro il modello culturale dell'orientamento alla competenza una formazione tecnico-pratica sembra inserirsi in un progetto professionale fondato su una analisi del rapporto fra professionalità e mercato, mentre ciò non accade entro gli altri modelli culturali intorno ai quali si organizzano le strategie di confronto col mercato, delle quali la scelta formativa rappresenta una declinazione. D'altro canto, anche nell'ambito di un modello di orientamento alla competenza, la formazione può essere utilizzata, pur entro un progetto professionale articolato, per dilazionare nel tempo una verifica della valenza applicativa delle competenze acquisite, quindi un reale confronto col mercato. Entro il modello culturale dell'orientamento al consenso la scelta formativa potrebbe essere collusivamente gestita soprattutto come un'opportunità aggregativa, un fattore di riconoscimento sociale, ed essere svincolata da una progettualità professionale che appare atrofizzata. Entro il modello culturale della lamentosità rivendicativa la scelta formativa potrebbe essere utilizzata in modo prevalentemente difensivo per dimostrare che il proprio impegno si scontra ad oltranza con l'impossibilità di essere riconosciuto sul mercato, rappresentato come organizzato intorno a una distribuzione squilibrata delle opportunità. Il modello culturale dell'anomia sembra caratterizzare individui che tendono a non accedere alla formazione, rifiutandone il ruolo di istituzione in grado di mediare l'accesso al mercato, ovvero che accedono alla formazione prefigurando, ab initio, l'idea dell'inutilità del percorso e della sterilità degli sforzi, potendone usufruire probabilmente solo in termini strumentali.
Gli interventi informativi, perseguiti dalle diverse agenzie ad essi preposte, sembrano attualmente organizzarsi intorno a due assunti: il primo si riferisce all'idea che l'approccio al mondo del lavoro da parte di giovani in cerca di occupazione possa dispiegarsi efficacemente a partire da una conoscenza della domanda di lavoro proveniente dal mercato; il secondo è relativo all'idea che le richieste dell'utenza di informazione e consulenza siano omogenee e univocamente orientate all'inserimento professionale e alla conoscenza del mercato. Tuttavia, il modello culturale dell'orientamento al consenso può fondare un rapporto con le informazioni e le istituzioni deputate ad erogarle entro una dimensione affiliativa, consolidando una domanda di protezione e accudimento e la tendenza a non assumersi la responsabilità nel processo di inserimento. Il costituire un punto di incontro e raccordo fra gli individui e il mercato carica le agenzie informative di una forte valenza rappresentazionale per quel gruppo che utilizza una lamentosità rivendicativa per mediare il proprio rapporto col mondo del lavoro: le strutture informative possono essere allora utilizzate massicciamente per alimentare l'idea che il proprio impegno nella raccolta sistematica di informazioni si scontra con la chiusura e l'inaccessibilità del mercato. Nel gruppo caratterizzato da anomia il contatto con le agenzie informative può essere alimentato soprattutto dall'idea di poter ottenere un rapporto privilegiato con enti e agenzie vissute e idealizzate come detentrici di una posizione di potere e di influenza, piuttosto che come strumenti di informazione; idealizzazione a cui può seguire ben presto una profonda svalutazione e un abbandono non appena l'esperienza li confronti con la complessità del problema dell'inserimento lavorativo e con i limiti dell'azione di tali agenzie.
Affinché gli interventi di tipo formativo possano essere utilizzati come parte di una progettualità professionale, può dunque rendersi necessario operare una complessificazione dei percorsi formativi con l'inserimento di uno spazio in cui sia possibile affrontare e ridefinire le motivazioni che hanno spinto gli utenti a inserirsi nel percorso formativo previsto ed iniziare a elaborare un progetto professionale individuale in cui tale scelta si declina.
L'efficacia degli interventi informativi potrebbe essere migliorata attraverso l'inserimento, accanto agli strumenti attualmente utilizzati, che privilegiano un rapporto individualizzato tra operatore e utente, di altre attività, finalizzate allo sviluppo di una "competenza organizzativa", al superamento di modalità automatizzate di rapporto con il processo di transizione al lavoro fondate sui modelli culturali e i sistemi rappresentazionali regolatori delle strategie di confronto col contesto-mercato.

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