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Sono comunque norme volte ad aumentare la separazione tra italiani e
non: dalla titolarità dei diritti, al godimento dei servizi; dalle condizioni di lavoro alle condizioni di vita
nelle città. Stabilito che la crisi economica e sociale rendeva gli italiani meno disposti alla solidarietà e che in
una fase di crisi d’identità le società tendono naturalmente a chiudersi in se stesse, è bastato per qualcuno
indicare nello straniero il nemico, ed il corresponsabile del malessere degli italiani.
Fatti di cronaca ingigantiti,
si sono aggiunti alle situazioni di dumping sociale nei luoghi di lavoro e nello (scarso) godimento dei servizi
pubblici: più che sufficiente per far votare il partito più antistraniero e più che sufficiente per aumentare il
grado di insofferenza verso gli immigrati. Non c’è resistenza culturale o indignazione pubblica allo scempio del
diritto che si sta compiendo con il ddl sicurezza: dal reato d’immigrazione clandestina (espulsione senza nulla osta
del magistrato), all’aggravante di clandestinità (pena aumentata di un terzo); dall’opzione di denuncia da parte dei
medici, all’obbligo di denuncia dei funzionari dei money transfer per gli irregolari; dalle classi d’ingresso per
bambini stranieri, al permesso di soggiorno a punti e supercostoso. In fondo la Lega ha già vinto culturalmente,
perché ha capito prima degli altri i cambiamenti sociali in corso e che il non governo dell’immigrazione produceva
lacerazioni sociali evidenti.
Forse è la politica ad essere arrivata tardi. Certo è che oggi è più difficile
risalire la china della solidarietà, e che l’opinione pubblica è pericolosamente più vicina a chi mostra i muscoli e
incita ad essere “cattivi” con i malcapitati, privi di permesso. Questa politica, certo porterà voti a qualcuno, ma
è chiaro che è destinata solo ad aggravare i problemi. Come UIL crediamo che non è con i proclami che si ferma
l’immigrazione clandestina. Essa, anzi, è destinata ad aumentare vista la virtuale chiusura dell’Italia
all’immigrazione regolare. La Uil ha recentemente denunciato la metastasi nella diffusione del sommerso: oggi
quest’area produce da un quarto ad un terzo del PIL nazionale, e dà lavoro ad un crescente esercito di irregolari:
come si può pensare che non vengano in Italia clandestinamente, quando sanno che è più facile trovare lavoro nero,
piuttosto che regolare e che la trafila burocratica li condannerà a rimanere fuori? Inoltre, la crisi economica
colpisce prima di tutto il lavoro immigrato, aumentando il rischio dell’aumento dell’irregolarità.
Non si può credere davvero che una persona, straniera di nascita, ma con famiglia ed interessi radicati in Italia,
abbandoni tanto a cuor leggero il progetto della sua vita e torni nel suo paese solo perché ha perso il lavoro ed in
sei mesi non ne ha potuto trovare uno nuovo. Ancora, i demografi consigliano di guardare i processi sociali almeno
nel medio periodo e le loro simulazioni econometriche dicono che l’Italia continuerà a necessitare di almeno 300
mila nuovi immigrati l’anno nei prossimi 20. Se non sciogliamo, allora, il nodo dei meccanismi d’ingresso e se non
mettiamo davvero in grado di far incontrare fluidamente domanda ed offerta di lavoro regolare, il rischio è di
ritrovarsi con un esercito di persone in condizione di irregolarità, intrappolate nel lavoro nero e senza futuro,
disperate e dunque livide di rancore ed aggressive nei confronti degli italiani. E’ tempo, noi della UIL crediamo,
di guardare al tema immigrazione con un approccio radicale, spogliandoci dei vecchi concetti e delle vecchie
sicurezze e ricercando soluzioni tutti insieme, al di là delle ideologie della destra e della sinistra, anche con
chi la pensa in modo radicalmente diverso da noi.
Il primo punto riguarda gli ingressi: siamo in fase di crisi economica? D’accordo, allora misuriamo bene il numero
delle persone necessarie da far entrare ma, prima di tutto, risolviamo in qualche modo l’enorme estensione delle
presenze di immigrati irregolari in Italia. Pensiamo davvero di poter espellere un milione di persone? E moralmente
giusto farlo? E’ materialmente possibile in Europa? Quanto ci costerebbe? E Cosa succederebbe nel mercato del lavoro
e delle famiglie? Noi della UIL crediamo che non sia giusto né possibile farlo e che vada privilegiata una qualche
forma di emersione, magari in contrapposizione all’opzione di nuovi ingressi. Tanto lo sanno tutti che i decreti
flussi vengono utilizzati da chi sta già qui. Rendiamolo palese allora, almeno eviteremo a questa gente di dover
tornare inutilmente in patria per avere lì il visto d’ingresso per motivi di lavoro.
Il secondo punto è quello che gli inglesi chiamano “pull factor” dell’immigrazione irregolare. Da noi è chiaramente
l’economia sommersa ad attrarre i senza permesso. Forse se fossimo più fiscali nel punire chi sfrutta i migranti
irregolari, faremmo un favore a questi malcapitati e soprattutto all’economia italiana. La UE ha recentemente
approvato una direttiva per colpire i datori di lavoro che impiegano migranti in nero. La nostra normativa già
punisce in teoria chi assume un irregolare, ma finora solo sulla carta. Rendiamo più fiscali le misure per
combattere il sommerso, ma attenzione a non colpire chi vorrebbe regolarizzare il proprio lavoratore immigrato, ma
non può a causa della presente normativa.
Il terzo punto, è proprio la normativa sull’immigrazione: così com’è oggi, si ottiene l’opposto di quello che
proposto in teoria. La Bossi Fini non fa incontrare domanda ed offerta di lavoro immigrato legale; al contrario:
rende virtualmente impossibile entrare regolarmente per lavoro. Inoltre, oltre un milione di persone aspetta da più
di un anno un rinnovo che, quando arriverà, sarà già scaduto. Così non va . Il meccanismo è troppo farraginoso e va
semplificato radicalmente, pena l’aumento delle irregolarità. La Bossi Fini va, a nostro parere, riformata. Non
crediamo di avere la verità in tasca e siamo disposti a discutere con tutti, soprattutto con il governo in carica,
soluzioni condivise e bipartisan. Cgil, Cisl e UIL hanno chiesto da quasi un anno di incontrare il Ministro Maroni
per parlare dei problemi veri e trovare soluzioni condivise. Perchè non ci riceve, Sig. Ministro?
Il sindacato rappresenta oltre 700 mila lavoratori stranieri e anche noi, come Lei, crediamo di poter essere utili
nella ricerca di soluzioni e siamo dalla parte della legalità. Una cosa appare certa: la politica degli annunci
(cattivi) servirà forse a spaventare gli indifesi che magari non utilizzeranno mezzi legali per mandare i soldi
alla propria famiglia e non andranno, purtroppo, neanche a farsi curare in ospedale.
Non spaventa comunque chi rischia la vita per attraversare il deserto ed il Mediterraneo. Continueranno a venire,
Sig. Ministro, soprattutto come overstayers. E ripetiamo a Lei, quanto abbiamo già detto al precedente Esecutivo:
una società democratica non può tollerare a lungo una forte presenza di irregolari e condizioni di dumping sociale,
senza che questo provochi lacerazioni di cui abbiamo testimonianza tutti i giorni sui giornali ed in televisione.
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