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Una questione di cultura… questo è lo sviluppo!
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L’idea forza da cui parte il Rapporto 2008 del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione - UNFPA – (tradotto e
presentato dall’ AIDOS), è che le culture non sono mai statiche, ma sempre dinamiche: il cambiamento però deve venire
dall’interno.
I dati significativi ci dicono che 1600 donne e oltre 10mila neonati muoiono ogni giorno per cause legate alla gravidanza
ed al parto. Anche se i matrimoni sono in calo, si calcola che 100 milioni di ragazze si sposeranno prima della loro
maggiore età. Con rischi di salute altissimi per le giovanissime che non hanno alcuna nozione relativa al sesso e ai
rischi connessi alle infezioni a trasmissione sessuale o alle gravidanze precoci.
Uno spiraglio di cambiamento è rappresentato dal caso di Nujood Ali che a soli 10 anni è divorziata. La bambina Yemenita
di cui molti giornali hanno parlato: eletta tra le dieci “donne dell’anno” insieme a Condolezza Rice e a Nicole Kidman dal
mensile Glamour, per essere riuscita a rompere la tradizione dei matrimoni precoci combinati, riuscendo ad ottenere un
divorzio legale.
Fa pensare, però, come dei 960 milioni di analfabeti, i 2/3 sono donne, ragazze e bambine. Come in Africa Sub-Sahariana il
61% delle persone che convivono con l’HIV sono donne ed una donna su cinque nel mondo ha subito violenza, da quella
generata dal conflitto armato alla tratta degli esseri umani legata al migrare. Un miliardo di persone vive con meno di
due dollari al giorno ma, vorrei sottolineare come, i 3/5 sono donne!
Tutto questo perché troppo poco si è fatto per promuovere i diritti umani e l’uguaglianza di genere, pertanto, i programmi
che sono andati ad affrontare i problemi della popolazione quali la povertà, l’istruzione, le migrazioni politiche o
economiche , la violenza su minori e donne non hanno raggiunto l’obiettivo prefissato.
Un’autocritica che ha fatto lo stesso UNFPA intitolando il nuovo rapporto “punti di convergenza: cultura, genere e diritti
umani” inserendo nei propri programmi la cultura, definendola “cultural fluency”. Un nuovo concetto, appunto, che supera
la globalizzazione, i pregiudizi culturali, etnici, religiosi.
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