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Termini ore 19
Portici di via Giolitti

24 Marzo, Giubileo del 2000


Da qualche parte

per Roma,

forse per terra ,

al buio,

c'è un piccolo posto vuoto stasera,

più piccolo di quello occupato

sotto i portici a Termini,

dove su una piccola tovaglia bianca

allineava piccoli cani scodinzolanti a pila

radio portatili , lampade improbabili

e incredibili accendini colorati,

splendenti come i draghi di Shangai ,

ancora nel cuore,

più belli delle luci intermittenti della farmacia

più liberi delle luci meccaniche dei semafori rossi,

più lucidi del pavimento sporco veneziano.

E’ stato un lampo blu,

intermittente

che ha rovesciato quel mondo semplice,

allineato .

E lei ha steso le sue esili mani

e lo ha abbracciato

mentre gli altri la sradicavano da terra,

erbaccia malconcia

arrivata ,

chi sa come

chi sa quando

nel posto sbagliato.

E tutti abbiamo guardato

forse non ancora svegli.

di sicuro impreparati

incerti di aver capito.

Ma questa sera,

dopo un giorno lungo di lavoro,

un bambino

avrà un padre assente,

e una ragazza resterà da sola.

mentre un odore dolciastro

di fiori morti

galleggerà a mezz’aria

e il pavimento,

sgombrato,

si allargherà piano piano,

coprendo tutta la grande piazza,

scendendo opaco e luminoso

lungo la grande strada,

fino a scavalcare il fiume

e a stendersi in Prati

a risalire piano piano

oltre i palazzi, oltre le antenne,

su per la collina,

oltre le nuvole,

sopra il cielo

come una nebulosa infinita di dolore

rilucendo terribilmente muto,

più sporco e stupido

della nostra coscienza.



A.B.