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Roma, il caso italiano
Pacchetto sicurezza e misure contro la popolazione nomade
Comunicazione di Giuseppe Casucci al Gruppo Migrazione ed inclusione della CES
Bruxelles, 21 Ottobre 2008
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Negli ultimi mesi si è assistito in Italia ad una sorta di involuzione nei rapporti di convivenza civile. Da una parte
il Governo in carica ha emanato nuove norme che restringono i diritti dei migranti e rendono più difficili i percorsi
di migrazione regolare, dall’altra il ripetersi di episodi di intolleranza nei confronti di zingari e migranti in
generale hanno fatto da cornice ad un clima di emergenza, celebrato suppostamene in nome della sicurezza.
Parallelamente, una ingigantita rappresentazione mediatica di avvenimenti di cronaca, hanno contribuito a esacerbare un
generale sentimento di insofferenza in parte già esistente nei confronti degli stranieri (irregolari, ma non solo), di
cittadini romeni, e delle comunità di zingari.
All’interno di questo quadro, le iniziative prese nei confronti della popolazione nomade, rappresentano solo l’ultimo
anello (forse il più appariscente) di una politica di durezza diretta contro i migranti extra UE, ma anche contro quelli
provenienti dalla comunitaria Romania (oggi presente con 800 mila migranti regolari).
Come potremo vedere esaminando i provvedimenti presi dall’Esecutivo, l’obiettivo è l’immigrazione in generale, mentre
nei confronti dei nomadi sono più gravi comportamenti di fatto (spesso individuali), piuttosto che nuove norme emanate
a loro danno.
Sarebbe ingiusto dire che l’insofferenza di una parte degli italiani nei confronti dei migranti, sia un mero riflesso
dell’azione del Governo in carica o delle campagne anti nomade di una parte degli organi d’informazione. In realtà,
segni di disagio nei confronti di una assenza di governance del fenomeno migratorio nel nostro Paese, sono presenti già
da alcuni anni, in parallelo con il peggiorare della situazione economica e la crescita tumultuosa e disordinata
dell’esercito di stranieri.
È anche sbagliato dire che la popolazione italiana sia diventata improvvisamente razzista. Va registrato, piuttosto, un
crescente sentimento di difficoltà a fare i conti con la veloce trasformazione multi etnica in atto.
In realtà vi sono alcuni fattori che hanno concorso nel far percepire nella pubblica opinione il tema dei migranti come
un problema, invece che una risorsa quale in realtà è:
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l’incapacità dei vari Esecutivi a governare la forte pressione in ingresso dai Paesi terzi (che è stata dal 2000,
in media di 3 o 400 mila ingressi l’anno, spesso in forma irregolare);
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la forte presenza in Italia di un’economia informale che funziona da pull factor dell’immigrazione irregolare;
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la crisi economica ed occupazionale che rende più critico il rapporto tra lavoratore straniero ed italiano;
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le difficoltà a far fronte ad un forte fenomeno di dumping sociale provocato dalla pressione migratoria, e
inspecie dal lavoro nero immigrato, praticamente privo di diritti, situazione che rende più debole e mette in
pericolo la stessa capacità di contrattazione sindacale. In questo contesto è facile – per chi è preoccupato del
futuro - vedere l’immigrato come un concorrente, quando non un nemico.
Questi aspetti sono alla base del successo elettorale della Lega Nord, che ha fatto leva sul sentimento di fragilità
degli italiani, facendo degli immigrati – e peggio ancora degli zingari – il vero capro espiatorio, i presunti colpevoli
di questa situazione di difficoltà economica ed esistenziale. Alcuni fatti di cronaca sono stati volutamente esacerbati,
a fini di trarne vantaggio politico ed elettorale. Un contagio da cui parte della sinistra non è rimasta immune.
È un fatto che la sinistra non abbia compreso in tempo come un’immagine distorta degli effetti dell’immigrazione stesse
prendendo piede nella pubblica opinione.
Così, in nome della sicurezza dei cittadini, dichiarati in pericolo a causa dell’orda barbarica di Rom e migranti, si
sono fatte passare misure di chiara restrizione dei diritti individuali, e violazione di principi fondamentali di
rispetto della persona. Tutto ciò, per altro, senza risultati visibili sul piano dei flussi in arrivo sotterranei,
continuati attraverso sbarchi, e i mille altri espedienti che caratterizzano da anni l’ingresso irregolare di migliaia
di persone nel nostro paese.
In questo contesto, partire nella campagna cominciando dagli zingari, la rendeva più efficace a causa di evidenti
difficoltà da parte degli italiani ad accettare una variegata comunità nomade, spesso costretta a condizioni di grande
emarginazione, povertà e semiclandestinità.
Gli aspetti più gravi di questo nuovo panorama non sono solo le norme introdotte, ma il clima che si è generato per
renderle accettabili. E gli effetti pratici di questo clima, che si traducono in un sentimento comune di rifiuto – dei
migranti come dei nomadi – che produce nuovi comportamenti anomali, sia da parte di singoli esponenti delle autorità
preposte al controllo, sia in qualche caso di cittadini. In effetti in non pochi fatti di cronaca alcuni individui hanno
dato sfogo a comportamenti apertamente razzisti e violenti, sentendosi in qualche modo legittimati a farlo, dalla
campagna generale di rifiuto e discriminazione degli stranieri, come dei rumeni o degli zingari.
Per converso, la rottura che questi comportamenti determinano nel clima di civile coesistenza , rischia di produrre
reazioni anche nella parte che si sente maggiormente colpita: i migranti. Alcuni episodi accaduti recentemente, in
particolare a Castelvolturno vicino Napoli, dove è fortemente presente l’immigrazione irregolare priva di diritti,
testimoniano dei rischi che questo clima di violenza (verbale e materiale) può generare in termini di danni gravi ai
rapporti di civile convivenza, con reazioni potenzialmente violente anche da parte di chi si sente discriminato,
emarginato e sfruttato.
Qualche giorno fa, dopo che la camorra aveva assassinato sei migranti in una località vicino a Napoli, la comunità
straniera di Castelvolturno ha reagito con durezza nella stessa area cittadina, con atti non accettabili, però al
contempo indicativi di come la situazione possa degenerare.
La situazione del popolo Roma
In Italia gli esponenti ROMA non sono molti, se comparati alla situazione europea. La popolazione dei ROM, Sinti e
Camminanti è calcolata in circa 160 mila persone, di cui 90 mila con cittadinanza italiana. E’ una popolazione molto
giovane, con oltre la metà in età inferiore ai 18 anni e solo il 3% ultrasessantenne. La loro presenza si concentra in
buona parte nelle aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli, anche se non mancano insediamenti in diverse città
italiane, del nord come del sud.
Gli aspetti più gravi della situazione, riguardano la quasi assenza di una politica pubblica d’integrazione ed
accoglienza di queste persone. Questo significa: scarsità di luoghi organizzati ed attrezzati dove insediare i campi,
assenza di una politica di accoglienza in materia di case, assistenza sanitaria, avvio al lavoro; mentre anche la
scolarizzazione dei minori, affermata in principio, è poco attuata nei fatti in quanto si è lesinato nel finanziare
progetti di accompagnamento alla stessa.
In questa cornice, non è strano che i campi nomadi – spesso clandestini – siano diventati un luogo di emarginazione e
devianza. Ghetti in cui le condizioni di vita e l’igiene sono state giustamente censurate dall’Unione Europea.
A tutto ciò va certo anche aggiunta la mancata conoscenza da parte di molti italiani della cultura usi, e costi di
queste comunità. Tutti aspetti che hanno contribuito ad una maggiore distanza culturale e ad un atteggiamento spesso di
rifiuto da parte degli italiani, con conseguenze inevitabili sul piano della mancata integrazione.
Pacchetto sicurezza ed iniziative contro i ROMA
Il cosiddetto “pacchetto sicurezza” si compone di cinque provvedimenti:
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Un decreto legge (poi legge 125/2008) che introduce pesantissimi peggioramenti della condizione dei migranti sul piano
delle espulsioni; permanenza nei Centri di trattenimento; aggravante nel caso di reati commessi da irregolari; misure
contro chi affitta la casa a un irregolare.
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Un disegno di legge (il n. 733, ancora in discussione al parlamento) che introduce il reato di immigrazione
clandestina, dà più poteri ai sindaci in materia di ordine pubblico, rende più difficile la concessione della
cittadinanza, aumentala pena per chi costringe i minori all’accattonaggio;
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Tre decreti legislativi (due approvati): il primo sul diritto di circolazione dei cittadini UE (contestato dalla
Commissione Europea); il secondo sul ricongiungimento familiare (reso più difficile) e il terzo che restringe la
normativa sul diritto d’asilo. Gli ultimi due provvedimenti hanno avuto il via libera dall’Europa.
Il pacchetto sicurezza non comprende misure dirette contro i Roma, ma una parte di loro in quanto cittadini extraUE;
c’è comunque una misura che riguarda i comunitari (diritto di circolazione) ed un’altra pensata per anche per i nomadi
(reato di accattonaggio).
Parallelamente al pacchetto sicurezza, però, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato tre ordinanze (n. 3676,
3677, 3678), riguardanti le Regioni Lazio, Lombardia e Campania (titolo: titolo “disposizioni urgenti di protezione
civile per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio”). I
provvedimenti nominano, per ogni regione un commissario straordinario, dandogli il potere di:
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Monitorare i campi nomadi, con individuazione di quelli abusivi;
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Censimento delle persone, anche dei minori, che vivono nei campi, attraverso rilievi segnaletici;
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Intervento della polizia su persone irregolari, ed eventualmente espulsione;
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Individuazione di altri siti idonei a realizzare campi autorizzati in cui spostare queste persone;
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Sgombero dei campi abusivi;
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Interventi atti a favorire l’inserimento e l’integrazione delle persone trasferite nei campi autorizzati;
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Scolarizzazione dei minori in età scolare, ecc.
Va fatto notare che, anche sulla base della mobilitazione sociale e delle prese di posizione da parte europea, l’uso
della presa di impronte digitali ai minori è stato evitato. Inoltre, il Ministro dell’Interno – forse per fugare il
sospetto che il censimento fosse funzionale all’espulsione, anche dei minori – ha dichiarato di essere favorevole alla
concessione della cittadinanza italiana per i minori nomadi, privi di genitori o comunque abbandonati.
Va anche notato che la Commissione Europea avrebbe definito recentemente come “non discriminatorie” le misure prese
dal Governo italiano sui ROMA.
La debolezza della sinistra, la risposta della società civile, l’insufficienza dell’azione sindacale
Senza nulla voler togliere all’intento discriminatorio da parte dell’azione del presente Esecutivo, va richiamata
l’attenzione sul fatto che l’obiettivo che il Governo vuole colpire è in generale l’immigrazione (in particolare, ma
non solo quella irregolare). La filosofia alla base è che la sicurezza (cioè le misure di controllo e/o repressione)
porti all’integrazione e non il contrario: e cioè che sono le misure d’integrazione vera che portano anche alla
sicurezza dei cittadini (italiani e stranieri).
Tutte le misure proposte di recente vanno nella direzione di una limitazione dei diritti individuali, mentre sul piano
dell’integrazione si sono addirittura cancellati i fondi messi a disposizione dal precedente governo per progetti volti
a favorirla. Stessa scelta è stata operata per il fondo Cooperazione allo sviluppo, ridotto quasi a zero nella prossima
legge finanziaria.
Il pacchetto sicurezza crea una sorta di legislazione speciale per i migranti, con regole che si differenziano da quelle
usate per gli italiani. Una situazione che crea dubbi legittimi sulla incostituzionalità di tali misure.
Una sorta di Italia di serie B, con meno diritti, e costantemente ricattata dalla complessità delle norme e dalla
difficoltà a rimanere regolare, e quindi a rischio costante di espulsione. Il tutto con il pericolo che la crisi
economica presente e futura, renda più critica la convivenza.
Duole far notare come l’azione della sinistra, in questo quadro, sia risultata timida ed inefficace e il messaggio
politico prodotto sia risultato succube della sconfitta elettorale. L’azione di risposta è venuta meno, nella
convinzione che difendere i migranti irregolari (e peggio ancora i ROM) faccia solo perdere voti.
Da parte sindacale non è mancata l’azione sul piano della lotta alle discriminazioni e la tutela dei diritti
fondamentali delle persone. Ma paghiamo anche il fatto di avere per anni subito una situazione strisciante di dumping
sociale, e l’impossibilità ad avere una interlocuzione seria con il presente Esecutivo, deciso ad andare avanti senza e
contro il consenso delle parti sociali. Tra le proposte avanzate:
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Combattere la campagna denigratoria nei confronti degli zingari, ma anche dell’immigrazione in generale;
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Adottare efficaci politiche di sicurezza e chiudere i campi nomadi, in quanto ghetti e fonte di emarginazione ed
illegalità, incentivando misure di vera accoglienza ed integrazione di queste comunità;
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Fare uso del censimento già in possesso degli enti locali, dei singoli e dei nuclei familiari di zingari presenti in
Italia, come primo passo verso misure di integrazione diversificate ed efficaci;
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Per i minori e i giovanissimi, nati e vissuti nelle baracche, occorre prevedere con coraggio e creatività opportunità
di integrazione e anche di cittadinanza, capaci di rompere un circuito davvero infernale di sottrazione di futuro;
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Ridurre i casi di espulsione solo per le persone che non hanno titolo o che hanno commesso reati legalmente comprovati; chi ha tale titolo, inoltre, deve essere trattato con rispetto e dignità. Prevenire le condizioni di emarginazione, miseria e criminalità sarà sempre più razionale e anche più economico che reprimerne gli esiti.
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Occorre un’integrazione tra il livello europeo, quello nazionale, quello regionale e comunale: occorre evitare infatti
che la sindrome del “non nel mio cortile”: i rom non sono immondizia.
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Mantenere la memoria collettiva del Porajmos, anche incentivando la ricerca storica sui campi di concentramento
costituiti dal governo italiano nel periodo fascista, un evento rimosso e colpevolmente dimenticato.
Incoraggiare la voce dei Rom e Sinti italiani, che ad oggi sono l’unica minoranza linguistica storica del nostro Paese
a non godere di alcuna tutela: auspichiamo che sorga un’associazione rappresentativa della comunità zingara italiana.
Da parte della società civile (sindacato, associazioni), da parte della Chiesa sono venute molte iniziative e prese di
posizione contro le discriminazioni e gli episodi di intolleranza moltiplicatisi nei confronti di Roma ed immigrati in
generale.
A luglio si è tenuta una grande iniziativa presso la sede della Provincia di Roma, a difesa del popolo ROMA, che ha
visto il coinvolgimento di centinaia di personalità della politica, della cultura, del mondo sindacale e delle
associazioni, e della gente comune.
Anche nei prossimi giorni sono previste iniziative a favore dei migranti e dei Roma. E’ chiaro, comunque, che bisogna
fare di più e meglio.
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