Conferenza Stampa
per la presentazione dei risultati ottenuti dalla Ricerca Nazionale su
Incidenza, significati e percezioni delle Mutilazioni Genitali Femminili: dalla ricerca-azione a modelli d’intervento
Studio realizzato sulla rilevanza ed i procedimenti attuati nel contrasto delle MGF in Italia, e per la prima volta
è stata registrata la sfera emotiva delle donne escisse, nella tradizione dell’infibulazione che ne determina
l’intimo consenso, insieme alle conseguenze psicologiche e fisiche nella sfera sessuale che ne influenzano il
benessere. Attento a descrivere, oltre l’incidenza sul territorio nazionale, le difficoltà e le potenzialità nei
provvedimenti adottati dagli operatori sociosanitari verso una donna recisa.
Le Mutilazioni Genitali Femminili, rivelate al sapere sanitario europeo dal fenomeno migrante, rappresentano
simbolicamente il più grande ostacolo per un dialogo tra culture e la sopraffazione estrema sul corpo delle bambine.
L’INMP con il CRR per MGF, sono stati incaricati dal Dipartimento delle Pari Opportunità, Presidenza del Consiglio
dei Ministri, d’individuare i limiti e le potenzialità delle ricerche e dei modelli d’intervento verso le donne
vittime di pratiche mutilatorie, in un quadro operativo sulla conoscenza e l’attenzione degli operatori
sociosanitari e dei mediatori interculturali operativi nei centri indicati.
Lo studio è stato realizzato con questionari e formazione di focus group in 5 regioni: Piemonte, Toscana, Lazio,
Puglia e Sicilia, in 8 capoluoghi, coinvolgendo migliaia di operatori per tracciare una nuova mappa orientativa
delle MGF in Italia. Un lavoro fondamentale nel delineare, attualizzandolo, il fenomeno delle MGF, considerando che
il nostro Paese ha il più alto numero di casi in Europa, determinato dall’essere meta d’immigrati provenienti da
aree ampiamente interessate (Somalia, Etiopia ed Eritrea). Sono circa 94 mila le donne vittime di avvenimenti
scissori, in aumento ogni anno di 500 bambine nella clandestinità, con rischi per la salute, che vanno ad
aggiungersi ai 3 milioni di coetanee solo in Africa. Indicativo è il lavoro svolto dalla Struttura Complessa di
Medicina Preventiva delle Migrazioni del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell’ospedale San Gallicano di Roma,
centro di riferimento per la regione Lazio dell’INMP, per l’osservazione e cura, dietro consenso, su 4477 donne
escisse dai 18 ai 46 anni a diversi livelli: dall’escissione del prepuzio clitorideo all’infibulazione completa con
restringimento vaginale.
In conferenza stampa saranno illustrati i risultati provenienti dai diversi centri che hanno collaborato nella
ricerca; dettagliatamente le stime del fenomeno ed i contorni sanitari e culturali che caratterizzano l’intervento a
contrasto delle MGF, generalmente contenuto nella scarsa preparazione degli operatori sociosanitari e dei mediatori
interculturali: prigionieri in riserve mentali influenzate da messaggi mediatici distorti, ed inesperti sulle
differenze “chirurgiche” delle pratiche mutilatorie che si distinguono tra le differenti etnie. Di conseguenza la
donna escissa, oltre la sofferenza per gli effetti sulla sfera sessuale e riproduttiva, associata ai problemi
psicosomatici e disturbi che colpiscono una vasta gamma di funzioni cerebrali, subisce quel sentirsi completamente
straniera quando anche il linguaggio del corpo è distante.
Con altrettanta intensità la ricerca ha raccolto la richiesta da parte degli operatori, dal sud al nord Italia,
anche nelle aree dove il fenomeno è solo un sentito dire, di una formazione il più possibile esaustiva sulle MGF,
dall’aspetto medico a quello antro/psicologico.
Ad una donna offesa nel corpo e nello spirito, non resta che augurarsi dagli esperti sanitari, dai politici e dai
giornalisti che prenderanno parte al convegno ed alla conferenza, nei loro interventi la convergenza con la fine del
dolore femminile al benessere di tutti.
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