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Un morto bangladese non fa notizia


Moccaldi

Non amo fare fotografie ai funerali, ma oggi devo. È importante che le immagini dei bangladesi sotto la pioggia facciano riflettere, in questa Italia la vita di un immigrato vale poco, meno dell’arrivo dei saldi.

Lucky è morto ma non fa notizia. Ha ricevuto un colpo in testa una sera di dicembre mentre andava al lavoro, non si sa da chi e non si sa perché. Ai medici del Sandro Pertini ha detto: “sono stati italiani”.

Poi è morto.

In ospedale è entrato con il codice verde. Dopo nove ore è morto.

Sul volantino i suoi connazionali denunciano: “Lucky è morto due volte”. Hanno ragione, qualcuno lo ha ferito a morte e chi lo doveva curare non l’ha fatto. Non so se si tratta di un episodio di razzismo e uno di malasanità, spero soltanto che sarà fatta chiarezza su questa vicenda.

A Santa Maria Maggiore piove e quando arriva la bara tutti si stringono per l’ultimo saluto. Scatto un’immagine dietro l’altra, la mia nikon si bagna ma non importa. Nessuno sa della morte di questo ragazzo, i giornali hanno ignorato la vicenda. Mi vergogno di questo giornalismo ma sono contento di essere qui, accanto all’imam di Tor Pignattara, insieme a qualche collega, qualche passante.

È importante esserci ed è importante che la foto di quella bara sia pubblicata e che faccia notizia. Non chiedo tanto, bastano venti righe. Un anno fa dopo l’omicidio della povera signora Reggiani i giornali dedicarono alla vicenda pagine e pagine, per intere settimane. Ci furono anche degli inviati in Romania per scoprire chi fosse Mailat, l’assassino di Tor di Quinto.

Per Lucky nemmeno una riga. Questa è manipolazione o razzismo. Fate voi.


Roma 3 gennaio 2009 - Carlo Moccaldi