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In ospedale è entrato con il codice verde. Dopo nove ore è morto.
Sul volantino i suoi connazionali denunciano: “Lucky è morto due volte”. Hanno ragione, qualcuno lo ha ferito a morte e chi lo doveva curare non l’ha fatto.
Non so se si tratta di un episodio di razzismo e uno di malasanità, spero soltanto che sarà fatta chiarezza su
questa vicenda.
A Santa Maria Maggiore piove e quando arriva la bara tutti si stringono per l’ultimo saluto. Scatto un’immagine
dietro l’altra, la mia nikon si bagna ma non importa. Nessuno sa della morte di questo ragazzo, i giornali hanno
ignorato la vicenda. Mi vergogno di questo giornalismo ma sono contento di essere qui, accanto all’imam di Tor
Pignattara, insieme a qualche collega, qualche passante.
È importante esserci ed è importante che la foto di quella bara sia pubblicata e che faccia notizia. Non chiedo
tanto, bastano venti righe. Un anno fa dopo l’omicidio della povera signora Reggiani i giornali dedicarono alla
vicenda pagine e pagine, per intere settimane. Ci furono anche degli inviati in Romania per scoprire chi fosse
Mailat, l’assassino di Tor di Quinto.
Per Lucky nemmeno una riga. Questa è manipolazione o razzismo. Fate voi.
Roma 3 gennaio 2009 - Carlo Moccaldi
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