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Il sorriso di Mama Afrika
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La incontrai in centro, a Verona, molti anni fa. Stava scegliendo capi di vestiario all’Upim.
L’uomo alto che l’accompagnava forse era una guardia del corpo o qualcosa del genere, ma dallo sguardo e dai gesti
si sarebbe detto quasi suo figlio.
Io e la mia amica ci stavamo ancora chiedendo se fosse davvero lei quando l’uomo ad un cenno di lei venne verso di
noi e ci chiese se volevamo conoscerla. Lei ci guardava e ci sorrideva, facendo segno di avvicinarci.
Si presentò e ci strinse la mano. Le dicemmo di non aver trovato in tempo il biglietto per il suo spettacolo in
Arena, la sera prima. Lei disse che ad averlo saputo ne avrebbe tenuti un paio per noi. Ridemmo insieme, nononstante
l’emozione.
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Questa è la Miriam Makeba che ricordo. Una signora dolcissima ed un sorriso grande.
Quella signora era la Mama Afrika del jazz internazionale, la donna che ha combattuto l’apartheid portando di
persona la sua testimonianza ed il suo impegno all’assemblea delle Nazioni Unite, pagando con l’esilio dal suo
Paese, il Sudafrica, cui ritornò grazie a Nelson Mandela.
Aveva abbandonato le scene tre anni fa, ma domenica scorsa a Castel Volturno lei c’era. Ha tenuto il suo ultimo
concerto, a sostegno di Roberto Saviano, contro camorra e razzismo.
Poco dopo, il suo improvviso addio al mondo.
Siamo tutti un po’ orfani, ora.
Addio.
Adesso che non c'è più topo Gigio che cosa me ne frega della Svizzera
Scritto da Aleks
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