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Possiamo davvero esserne orgogliosi, aggiungerei io, di aver riaccompagnato in Libia, nel porto di Tripoli, senza
aver toccato terra, bambini, donne e uomini, ce ne vergogniamo noi italiani, se ne vergognano i nostri militari che
hanno dovuto eseguire gli ordini impartiti dal governo italiano.
In realtà ogni trasporto arbitrario rappresenta una violazione gravissima che in alcuni casi mette a rischio anche
la vita delle persone, perché di frequente, invece, hanno diritto all'asilo. «Allontanare persone dall'Italia senza
averle identificate e senza permettere l'accesso, per chi ne ha diritto, alle procedure sul diritto d'asilo - ha
precisato De Filippi responsabile di Medici Senza Frontiere - è un comportamento illegale al di fuori di ogni
legislazione nazionale ed internazionale».
Una scelta da riconsiderare affermano le Nazioni Unite affinché "il principio internazionale di non-respingimento
continui ad essere integralmente rispettato". Anche perché la Libia non ha aderito alla Convenzione sui rifugiati
del 1951 e non dispone di un sistema nazionale d'asilo efficiente”. Inefficace, pertanto, affermare di proporre in
loco un ufficio per i richiedenti asilo.
Un risultato storico, afferma il ministro, ma se nel maggio 2005 la Corte europea dei diritti umani ha condannato
le procedure del rimpatrio forzato disposto dal governo italiano perchè lesive del diritto d'asilo?
Mah, resta il fatto che, queste barbarie sono ormai diventate quotidianità ed insieme con queste anche la nostra
assuefazione a episodi di razzismo istituzionale e sociale.
Un comportamento disumano che non ha risparmiato neanche i militari delle nostre tre motovedette ai quali è stato
ordinato di riaccompagnare nel porto di Tripoli gli immigrati. Ma chi erano questi famigerati clandestini? …uomini,
donne, alcune delle quali incinte, e bambini che chiedevano aiuto …” E’ l’ordine più infame che abbia mai eseguito”,
racconta ad un giornalista di Repubblica uno dei militari! “Ho eseguito gli ordini ma mi vergogno”…ci chiedevano
aiuto, ci chiamavano fratelli…non racconterò mai ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno”.
Parole che riecheggiano nel vuoto lasciato da quelle donne stanche e doloranti, da quei bambini con gli occhi grandi
e disperati ritrovatisi in quell’inferno dal quale erano riusciti a partire …ed oggi altri “respingimenti” e domani
altri ancora, fino a quando?
A nulla è valso il ringraziamento a loro Dio, a nulla sono valse le suppliche ai militari delle motovedette: le
donne incinte, le mamme, i bambini, gli uomini, nessuno aveva più la forza di ribellarsi e poi gli ordini erano
quelli e bisognava eseguirli…infine, le donne separate dagli uomini, forse in un centro di accoglienza e, chissà se
l’eco di quelle parole disperate, pronunciate dai respinti, sulla banchina del porto, riusciranno a giungere al
cuore ed alla mente della maggioranza degli italiani: “Fratelli italiani aiutateci, non ci abbandonate". Già questo,
oggi, sarebbe un miracolo!
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