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Qui di seguito pubblichiamo una lettera di una nostra lettrice che può aiutare tutti noi a riflettere su stereotipi,
pregiudizi, nei confronti di connazionali, che possono nascere proprio da "luoghi comuni" o battute come quelle denunciate
da Giuliana, che ringraziamo.
Buona sera,
Ho letto attentamente la Vostra presentazione sul sito "SOS razzismo Italia" e vorrei innanzitutto complimentarmi per
l'importante e utile lavoro che svolgete.
Una frase mi ha particolarmente colpito, frase che, però, devo purtroppo, almeno in parte, contestare. Ho infatti letto
"Da qualche anno in Italia la questione razziale ha superato gli aspetti tradizionali del regionalismo (comunemente
denominato razzismo interno) e si è indirizzato verso popolazioni di provenienza extranazionale".
Lo pensavo anche io, ma da un po' di tempo a questa parte ho dovuto ricredermi.
Sono iscritta ad un sito chiamato "Facebook", un social network internazionale e diffusissimo anche in Italia, solo nel
nostro paese, infatti, conta circa 1,5 milioni di iscritti, parliamo, perciò, di un fenomeno di rilevanza notevole. Su
questo sito c'è la possibilità di creare gruppi, ai quali chi lo desidera può unirsi, che riguardano temi e argomenti tra
i più svariati: dal gruppo di chi frequentava quel determinato liceo a quello di chi odia gli uomini traditori, da quello
per vegetariani a quello che considera Prodi una mortadella deambulante.
Da un po' di tempo impazzano, però, gruppi razzisti, per lo più, tranne alcune eccezioni, contro i napoletani.
Questi gruppi sono frequentati da migliaia di persone, che accusano i napoletani delle peggiori infamie che si possano
immaginare, con un linguaggio volgare e offensivo fine a sé stesso. Quando ho visto per la prima volta uno di questi
gruppi non vi ho dato molta importanza, pensando che coloro che vi partecipano siano dei ragazzetti stupidi che si
divertono ad offendere le persone così, per il gusto di farlo e basta. Poi, però, ho cominciato a cercare e ne ho trovati
sempre di più, sempre più numerosi e sempre più offensivi e ho pensato: "Se noi giovani oggi trascorriamo una parte
significativa del nostro tempo a leggere simili nefandezze, quanto esse, nella nostra vita "reale", potranno condizionarci?
Quanto il sentire comune può essere condizionato dal sapere che migliaia di persone la pensano in un determinato modo?"
Penso soprattutto ai più giovani e a quelli, in particolar modo, che non hanno nessuno che insegni loro quanto il razzismo
sia disgustoso. E ce ne sono tanti!
Perciò mi domando cosa possiamo fare noi giovani per bene per combattere quest'idiozia dilagante e, cosa peggiore,
pericolosa!
Cordialmente.
Giuliana Montella
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