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Lapidazione di Asha

Le pietre della violenza sulle donne


Lapidata in Somalia una donna di 23 anni, dichiarata adultera. Questa la notizia nella sua essenzialità ed ancora violenza sulle donne e orrore per l’ottusità con la quale questa viene esercitata e compiuta la nostra desolata constatazione a poco meno di un mese della giornata mondiale contro la violenza. Per i deboli non c’è futuro, a meno che non si intervenga con provvedimenti condivisi in modo globale contro ogni forma di persecuzione, discriminazione e brutalità consumate, il più delle volte, sotto l’egida della legalità costituita – religiosa o laica che sia.

Dire basta alla violenza sulle donne è luogo comune. È ora di agire investendo tutti gli organismi internazionali affinché tali barbarie cessino e venga riconosciuta alle donne la libertà di essere esse le artefici e protagoniste della propria vita senza veti falsamente moralistici imposti da una cultura maschia che vede nelle donne un pericolo per il proprio personale concetto di potere.

Asha, questo è il nome della donna lapidata, era stata costretta a confessare il proprio adulterio: doppia violenza e una volta sottoposta alla pena, per ben tre volte è stata tolta dalla buca in cui era stata sepolta fino al collo per controllare se effettivamente la pena era stata eseguita a puntino. Fino dove può arrivare l’orrore? Fino a quando dovremo attendere che alle donne venga restituita la dignità di essere umano portatore ugualmente di doveri e di diritti?

Il silenzio con cui la notizia è sta accolta dai maggiori organismi di parità del nostro Paese, è peggiore del fatto stesso e la farisaica scusa di rito che sono “cose” che riguardano legislazioni e decisioni governative altre, deve indignarci come donne e come sindacaliste di un Paese che ospita una comunità somala numerosa e presente in moltissime delle nostre case.

Le donne della UIL sono in prima linea nella lotta alla violenza ed in particolare alla violenza sulle donne di cui la morte di Asha è l’ennesima, dolorosa manifestazione di stupidità animale.


Dichiarazione di Nirvana Nisi – Segretaria Confederale UIL