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Attenti allIceberg
Razzismo e neorazzismo nel villaggio globale
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Il 10 dicembre del 1948 a New York veniva sottoscritta la dichiarazione universale dei diritti delluomo.
E dunque trascorso più di mezzo secolo da quando lOnu ha rivoluzionato la filosofia alla base del contratto
sociale, dando vita ad un nuovo tipo di rapporto tra individuo e collettività, non più ad esclusivo vantaggio della
società ma finalizzato alla piena affermazione delle libertà individuali e al rispetto della dignità umana.
Mezzo secolo, nella storia dellevoluzione civile dellumanità è ben poco, non è dunque un caso che, nonostante
gli innegabili progressi,si sia ben lontani dalla piena affermazione di questi diritti, non solo a livello globale ma,
anche e troppo spesso, persino allinterno degli stessi stati che nel 1976 ne hanno sottoscritto i patti applicativi.
Non a caso su questi temi si è aperto,a livello nazionale ed internazionale, un ulteriore stagione di manipolazioni
e contraddizioni, rispondenti a logiche politiche piuttosto che di umanità.
I motivi sono diversi: rivolti a tutti, uomini e donne,senza alcuna distinzione,questi principi nascono da una tradizione
elitaria, legata alle democrazie occidentali e devono diffondersi in uno scenario estremamente variegato,sia sotto il
profilo socio economico che politico. Il cosiddetto villaggio globale infatti non è per niente omogeneo e si limita ad
alcuni aspetti delleconomia, inoltre la loro cultura di origine corrisponde a modelli di società definite
"inclusive e dinamiche," storicamente ispirate ai principi della rivoluzione francese ed americana, mentre su
dimensione planetaria, permangono e prevalgono, nonostante lo sviluppo tecnologico, società fondate sullesclusione
e la conservazione.
Se poi si considera la mancanza di un assetto istituzionale che consenta un governo planetario non più determinato da
logiche di potenza ma da principi, non solo affermati e dichiarati ma anche condivisi e praticati,allora non cè da
meravigliarsi di tanto ritardo nè da disperare della loro progressiva affermazione,
Lottimismo tuttavia non può che essere moderato perché la condizione del successo è data solo da un profondo
cambiamento dello scenario attuale in senso democratico e libertario,perseguito grazie ad un approccio sistemico e
coerente e attraverso strategie complesse.
La prima condizione necessaria ma non sufficiente, è certamente rappresentata dal riequilibrio del rapporto Nord/sud del
mondo che,a sua volta, non può essere risolto semplicemente attraverso la politica economica dei paesi sviluppati:
occorre anche e soprattutto, promuovere contemporaneamente una profonda innovazione di tipo culturale. Si tratta di
alfabetizzare grandi masse e, soprattutto,di promuovere un adeguata educazione ai diritti umani sulla base di una
condizione reale di pari opportunità, garantite anche da una coerente politica demografica e dalla laicizzazione delle
culture dominanti.
Altra condizione decisiva è quella delleffettiva affermazione di questi diritti anche nel Nord, del mondo, in quei
paesi dove sono nati ma dove non sempre si sono adeguatamente affermati e radicati. In particolare la questione è di
vitale importanza nellUnione Europea, che deve assumere ancora una precisa identità politica ma che certamente
costituisce una realtà multietnica e multiculturale e deve fronteggiare la questione immigrazione. Purtroppo su questo
tema assistiamo ad una battuta darresto: anche nelle più evolute democrazie occidentali si sono verificate profonde
fratture e contraddizioni, ricreando unodiosa distinzione tra cittadini di serie A e di serie B.
Le conseguenze possono essere tragiche: in Italia ad esempio, si calcola che senza lafflusso di nuovi immigrati, la
popolazione scenderebbe, nel giro di alcuni decenni, a quaranta milioni di abitanti, in gran parte anziani, mentre il
tenore di vita sarebbe inevitabilmente destinato a precipitare .Tutto questo vuol dire che, per mantenere le attuali
condizioni, occorrono circa venti milioni di nuovi afflussi,ma significa anche che conservando le attuali contraddizioni,
ben presto un terzo della popolazione risulterà escluso dal pieno godimento dei diritti civili e politici.
.E giusto? E coerente con i nostri principi? Potremo dire ancora di vivere in una società democratica? Sarà
possibile mantenere la pace sociale a queste condizioni? Fino a quando ci riusciremo, che prezzo dovremo pagare? Ma
soprattutto qual è, e quale è stata, la coesione e la pace sociale nelle società esclusive? E per quanto può durare?
Quali conseguenze avrà per la democrazia questa incapacità di trasmettere e rinnovare i valori su cui si fonda?
Attualmente tutti i paesi occidentali,più o meno, si trovano nelle stesse condizioni: fondati sullaffermazione dei
diritti umani e sull uguaglianza dei cittadini praticano lesclusione solo a costo di profonde contraddizioni e
pericolose lacerazioni.
Tutto ciò rappresenta una nuova esperienza storica: in passato la discriminazione è sempre stata coerente
allorganizzazione sociale e politica e il razzismo non era che uno dei tanti aspetti dellemarginazione.
Quando nel 38 Mussolini introduce le leggi razziali, ci troviamo di fronte ad un ulteriore atto di sopraffazione e
di barbarie, organico e coerente con il regime : senza nessuna frattura e contraddizione. Lo stesso passaggio dallo stato
liberale a quello fascista si era verificato allinsegna della continuità della discriminazione, basti pensare alla
condizione femminile o del proletariato. Il fascismo dunque, più che una frattura, aveva rappresentato unulteriore
esasperazione del sistema attraverso lesplicitazione del metodo della violenza.
In ogni società esclusiva il razzismo è dunque sempre organico e coerente con le istituzioni, pertanto il razzista è
perfettamente integrato al tessuto sociale, gode stima e considerazione, così come il mercante di schiavi dellera
moderna o lo schiavista della società romana o medioevale e persino il peggior maschilista della più remota tribù
patriarcale.
Oggi invece, a New York, a Parigi come a Roma, questi personaggi non solo sono fuori moda ma addirittura fuori legge e
rappresentano quasi un reperto archeologico .Ma la cultura di cui sono espressione non è affatto morta, è soltanto
divenuta minoritaria, una sottocultura, ancora troppo diffusa e radicata, che cerca di nascondersi e mimetizzarsi per
sopravvivere.
Così il razzismo mantiene intatta tutta la sua pericolosità e diventa un Iceberg: tutto quello che resta a galla ed è
evidente non è che la parte più piccola, quella insopprimibile e non manipolabile, originata da antiche paure, alimentata
da nuovi interessi, esasperata da incertezze e ansie ricorrenti, permeata da una mentalità vecchia e disarmata di fronte
alle sfide dellinnovazione e del cambiamento. Per questo, poiché facilmente riconoscibile e unanimemente condannato
è anche facilmente scongiurabile:
è il razzismo degli stadi, quello dei naziskin, quello dellantisemitismo grezzo, del maschilismo ingenuo, del
fanatismo religioso.
Il pericolo vero è quello di credere che questo oggi sia ancora il volto vero e più significativo del razzismo; il
neorazzismo è ben altra cosa e assai più pericoloso, perché vive sotto mentite spoglie e si ripropone in termini
completamente diversi: è xenofobia . Una società multietnica e multiculturale non è necessariamente una società pluralista
e democratica,così la discriminazione, dopo la dichiarazione universale dei diritti umani, deve diventare più sofisticata
e la giustificazione dellesclusione deve battere nuove vie mettendo da parte vecchi linguaggi e luoghi comuni.
Ciò avviene a livello individuale e collettivo.
" Non sono razzista ma ... " esordisce il neorazzista, e via con una serie di negazioni dei diritti umani, che
vanno dalla libertà di migrazione al lavoro, fino ai diritti civili e politici, negati in nome della cittadinanza
nazionale, forse ultimo privilegio legato alla nascita sopravvissuto in Occidente.
Così, mentre egli stesso escluso, vive ipocritamente o inconsapevolmente, la sua contraddizione, i suoi governi, vincolati
da un rispetto formale dei patti sottoscritti,
non danno vita ad una legislazione razzista ma ad "una regolamentazione " dei diritti umani.
Non potendo legittimare una discriminazione, la negano, arrogandosi il compito di somministrare il godimento di tali
diritti ad alcuni, piuttosto che a tutti, sulla base di alcuni requisiti arbitrari piuttosto che senza condiziona alcuna,
senza aver titolo legittimo per svolgere tale compito, sottraendosi invece al dovere di garantirli e tutelarli.
Nasce così una nuova figura di escluso, non più tale per razza, sesso, ceto, religione credo politico. Il nuovo escluso,
una volta tanto non è più fuori legge, non è diverso, non è un mostro : è un irregolare. Una lunga, complicata e
incomprensibile pratica burocratica, in carne ed ossa, che spesso non si trova più e che non si sa in quale cestino
buttare!
Come è possibile che tutto ciò avvenga ? E evidente che cè un grave ritardo culturale dovuto al fatto che i
diritti umani non sono ancora un patrimonio di valori e di cultura conosciuto, condiviso ed assimilato.
Per realizzare il villaggio globale della democrazia dunque non solo occorre promuovere il progresso economico e sociale
nei paesi emergenti ma è fondamentale radicare tali valori nel tessuto sociale ed istituzionale dellOccidente e
dellUnione Europea in particolare.
Purtroppo nelle democrazie,la ricerca del consenso politico, se deve fare i conti con un contesto culturale inadeguato,
diventa un ulteriore motivo di freno e di incoerenza con laggravante che spesso si è in grado di cogliere le
contraddizioni ma non di superarle positivamente.
Di qui i rigurgiti di razzismo tradizionali che trovano espressioni in un Heider e che rispondono ad unesigenza di
coerenza e di conseguente legittimazione di atteggiamenti e sentimenti a lungo repressi, mai del tutto estirpati e, più o
meno consapevolmente e irresponsabilmente, coltivati nel terreno della contraddizione e della manipolazione.
Quanto può durare questo equivoco? In che modo possono essere superate queste contraddizioni ?Tornando sui nostri passi?
Ripercorrendo strade rovinose o procedendo lungo un percorso difficile ma costruttivo?
Probabilmente queste sono le domande dalla cui risposta dipende il futuro della democrazia e di fronte alle quali si
avverte un profondo disagio della cultura contemporanea,che pare venire meno al suo ruolo di coscienza critica.
Che può fare la scuola,quella italiana in particolare,in questo difficile momento di transizione? Molto,
limportanza della sua funzione resta fuori discussione, sia nel bene che nel male.
Certamente per interpretare un ruolo positivo deve accentuare e qualificare lapertura alla contemporaneità, non solo
in termini di conoscenze ma di stimolo critico, individuando con precisione competenze e saperi essenziali. Ma deve pure
partecipare consapevolmente alla realizzazione di un nuovo progetto politico, assumendone tutte le responsabilità, anche
di ordine etico, che le competono: la sfida del nuovo secolo, la costruzione del villaggio globale della democrazia,
fondata sul pieno riconoscimento dei diritti umani.
La formazione del cittadino è invece decisamente lacunosa, priva come è di un adeguato supporto di conoscenze di tipo
antropologico, sociologico, economico e giuridico, che certamente non possono essere surrogate dallinsegnamento
della Storia - disciplina che da noi ancora stenta ad avvalersi di tali apporti.
E dunque molto grave che i giovani non solo non siano in grado di rapportarsi alle istituzioni locali, ma ignorino
anche i loro diritti di cittadini italiani, è poi addirittura drammatico che non conoscano nemmeno lesistenza dei
diritti umani,loro che saranno gli artefici dellidentità politica dellEuropa e del villaggio globale.
A quando gli "affari correnti " delle scuole anglosassoni, vera finestra aperta sul mondo?
Nella situazione attuale, in cui è difficile distinguere il superfluo dal necessario e questo dallindispensabile, la
formazione del cittadino è ancora una volta la grande assente!
I giovani non hanno evidentemente né gli elementi né gli strumenti per valutare la qualità della vita democratica del
Paese, a livello locale, europeo e internazionale; fuggono come la peste la cultura politica affidata alla televisione e
ridotta a noioso teatrino dei soliti quattro .Come possono difendersi dal neorazzismo strisciante ed istituzionale?
PROPOSTA DIDATTICA
- Analisi della dichiarazione universale dei diritti umani
- Contestualizzazione storica
- Raffronto con la costituzione italiana ed europea
- Analisi della legislazione europea, nazionale e locale
- Immigrazione e villaggio globale
- Immigrazione nei contesti locali
- Mass media e immigrazione
- Cultura e immigrazione
(Alberto Buttaglieri)
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