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18 dicembre 2008
In piazza cittadini italiani e stranieri per dire no al disegno di legge n. 733

Roma, Largo Chigi: presidio dalle 10.00 alle 14.00
Nelle altre città manifestazioni davanti alle Prefetture


Miriam Makeba

Fermiamo il d.d.l. della vergogna, finché siamo in tempo

Con il pretesto di contrastare l’immigrazione clandestina i recenti provvedimenti del Governo e del Parlamento, colpiscono tutti gli immigrati, soprattutto coloro che vivono e lavorano regolarmente nel nostro paese rispettando le leggi. E’ il caso delle proposte contenute in finanziaria: l’introduzione del requisito di dieci anni di residenza per l’accesso al piano casa ed all’assegno sociale. E’ il caso del virtuale azzeramento del fondo Nazionale per l’integrazione che è passato da 100 milioni di euro a 5 milioni.
Mentre si istituisce il permesso a punti, l’integrazione diventa un percorso ad ostacoli per escludere piuttosto che includere. E’ il caso dei decreti legislativi del Ministro dell’Interno che limitano i ricongiungimenti familiari, nonché le tutele per i rifugiati e per gli stranieri comunitari. E’ il caso dei provvedimenti in discussione al Senato sul ddl Sicurezza che - oltre a prevedere il reato di clandestinità già gravissimo - si è arricchito di numerosi emendamenti, che in nome di un malinteso concetto di sicurezza, stravolgono le norme sull’immigrazione, peggiorando la stessa Bossi-Fini.

Si tagliano le risorse per i corsi d’italiano a ragazzi ed adulti e s’istituisce il test di conoscenza della lingua e le classi differenziate. Si restringe l’assistenza sanitaria e si prevede un obbligo, per i medici, di denunciare gli immigrati irregolari che chiedono di curarsi. Si rendono più difficili i matrimoni misti. Si esaspera il criterio della idoneità dell’alloggio, mentre diminuiscono le tutele dei minori e dell’unità familiare. S’istituisce una tassa di rinnovo del permesso di soggiorno di 200 euro (attualmente è di 72 euro): una balzello ingiusto e oneroso, a fronte di un servizio spesso non reso (un anno ed oltre per avere una risposta che quando arriva, molte volte il permesso è già scaduto).

Fino ad arrivare alla proposta di blocco dei flussi d’ingresso dei lavoratori stranieri, propagandistica ed inutile, che chiude la strada all’immigrazione regolare e non fa nulla per dare risposta all’estesissima presenza di irregolarità, lavoro nero, e negazione dei diritti fondamentali. Questo insieme di provvedimenti, se approvati, contraddicono le normative internazionali sui diritti umani fondamentali, e la stessa Costituzione italiana che afferma la pari dignità sociale delle persone, senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione.
In questo modo si stravolge il volto di questo nostro paese, con il rischio di dare copertura a filosofie e comportamenti razzisti. Noi contestiamo questi provvedimenti e chiediamo al Parlamento di riformare le norme sull’immigrazione garantendo:

  1. Di non chiudere le frontiere all’ingresso per lavoro regolare, ma di programmare con cura gli ingressi nel 2009, in misura funzionale al mercato del lavoro;
  2. Una risposta coraggiosa al problema dei lavoratori immigrati senza permesso, dando loro una chance per emergere da una vita di lavoro nero e assenza di diritti;
  3. Parità di diritti e superamento delle discriminazioni sul lavoro e nell’accesso a scuola, sanità e stato sociale;
  4. Riforma della cittadinanza e diritto di voto.

Per queste ragioni promuoviamo per il giorno giovedì 18 dicembre, una giornata dedicata dalle Nazioni Unite ai diritti dei lavoratori e lavoratrici migranti e delle loro famiglie, dalle ore 10.00 alle ore 14.00 un presidio a Roma (Largo Chigi – Colonna). Nello stesso giorno, nelle stesse ore si effettueranno presidi davanti alle Prefetture delle più importanti città d’Italia.


Organizzazioni aderenti:

1. Antigone

2. ARCI

3. ASGI

4. Cantieri Sociali

5. Centro Astalli/JRS

6. CGIL

7. CIR

8. CIPSI

9. CNCA

10. Emmaus Italia

11. Federazione Chiese Evangeliche in Italia

12. Federazione Rom e Sinti Insieme

13. Libera

14. Lunaria

15. Sbilanciamoci

16. SOS Razzismo

17. Terra del Fuoco

18. UIL