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Oggi è il 24 Giugno. E’ il primo giorno che esco. Devo andare alla presentazione del rapporto annuale di “Nessuno tocchi
Caino”. E’ da lunedì che sono bloccato in casa. Dopo l’assemblea dei mille, la vendetta divina ha preso le forme del
“colpo della strega”. La sera di domenica, ad un concerto di Antonella Ruggero, ascoltando l’Ave Maria, avevo avuto la
folgorazione: erano stati loro a ricorrere alla prima fecondazione eterologa della storia!!! Poi lunedì il blocco, tutta
una serie di lenimenti e antinfammiatori, somministrati per via orale, locale e massmediologica.
Per far finta che non fosse successo niente. Un torpore ed una noia infiniti. Finalmente questa mattina, con cautela, ho
ripreso il trenino che da Ostia, con più tempo di quanto impiegasse trainato dalle locomotive requisite all’impero
austroungarico, mi ha portato a Roma, tra le carte sparse dei quotidiani gratuiti. Sono sceso al Colosseo, rassegnato al
mezzo pubblico, ben deciso a piazzarmi dalla parte giusta della palina giusta che indica i numeri e i percorsi di alcuni
autobus. Come al solito i turisti, divertiti e perplessi, ad ogni arrivo, fanno avanti e indietro lungo il marciapiede,
alla ricerca eccitante della buona novella. Alcuni mezzi comunque passano in incognito ma nessuno si spazientisce,
incuriosito dai gloriosi centurioni che, sotto la croce che sovrasta l’anfiteatro, posano, a pagamento, per le turiste
giapponesi. E’ il nostro terziario avanzato.
Quando, finalmente, decido essere “flessibile” prendo il primo mezzo che mi dovrebbe portare nella direzione giusta.
Probabilmente lo fanno in molti, perché siamo pochi a renderci conto che il percorso è cambiato, senza preavviso. Forse,
abituati come siamo ai giri viziosi di parole e percorsi che connotano la nostra quotidianità, è solo risalendo
stentatamente lungo via Cavour che realizziamo che il caos, questa volta, ha un significato storico: è la prima visita
all’estero del nuovo Papa. E i prescelti siamo noi. Certo i passeggeri non sono cultori di Storia e l’anticlericalismo si
fa becero e chiassoso. L’autista ghigna e tra un lazzo ed un mugugno, finalmente quasi all’Esedra, ci viene comunicato che
il centro è irraggiungibile e stiamo andando a Porta Maggiore. Da Porta Pia a porta Maggiore! Comunque mi consolo,
ricordandomi che ci vollero le cannonate per porre fine alla pena di morte a Roma.
Mi allontano dalla Stazione Termini - per quanto si chiamerà ancora così? – camminando scocciato lungo le strade
maleodoranti e sporche dell’Esquilino, sotto un sole via via più cocente. Ai portici di Piazza Vittorio, quasi inciampo
in un barbone, seminascosto sotto i cartoni. Sta male? Dorme? Tiro dritto deciso a rispettare la sua privacy. Mi dirigo
al mercato e trovo il mio amico fruttarolo, al quale ho spiegato i quesiti referendari, che sta di nuovo in mezzo alla
strada, sotto l’ombrellone. Stanno rifacendo, dopo un paio di anni al massimo, la pavimentazione. Chi Paga? Sarà la
stessa ditta? “Che tranvata professo’! Nun te l’aspettavi? So i stessi der pavimento ”.
E i prezzi sono aumentati. Ritorno a casa, sudato fradicio, dopo aver cercato inutilmente un cocomeraro- perché li hanno
sostituiti con i chioschi dei fiori?- E prendo con grande soddisfazione l’ascensore che hanno impiegato tre anni a
costruire! Ignoro il lampeggiare della segreteria telefonica, accendo la tv e mi butto su letto. Roma caput mundi anche
oggi mi ha quasi distrutto.
Poi, forse dopo le previsioni del tempo o l’oroscopo, o che altro, nel dormiveglia mi pare di risentire la voce chioccia
della madre superiora, alle elementari, che mi redarguiva con una fermezza pari alla dolcezza, perché ancora una volta
avevo usato la penna biro per fare i compiti, invece che quella col pennino, spuntato, ad inchiostro, che mi macchiava il
quaderno e il grembiule e mi sottraeva un sacco di tempo al gioco. Era un discorso continuo, petulante, trattenuto che
scorreva lento ma scottante come la lava, insinuandosi nelle parti più basse e nascoste dell’anima, inaridendola
inesorabilmente al suo passaggio.
Sia come sia, quando mi riprendo assisto al telegiornale. Scopro di vivere in un Paese laico ”modello di autonoma
convivenza tra Stato e Chiesa, che collaborano per il bene del cittadino”. Sulla base di una piena “condivisione di
valori”: in particolare, il rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano, la solidarietà e la pace.
Un Paese dove vige una netta distinzione tra credo religioso e vita della comunità civile, questa sì, regolata dalle leggi
della Repubblica.
Per chi avesse capito male, la Chiesa non ha giustamente “mire di potere”: si limita ad indicarci i caratteri di una “sana
laicità“ in particolare per quanto attiene la vita, la famiglia, la scuola.
E comunque, ribadisce il Presidente, l’Italia sa di avere profonde radici cristiane, e questo è un elemento unificante
dell’identità europea.
Qual è la procedura per rifiutare la cittadinanza italiana?
Ho accettato volentieri per spirito egalitario e democratico di essere un individuo piuttosto che una persona! Ma adesso
mi rifiuto di essere ridotto ad “ essere umano”, come un embrione o un feto.
In quanto alla solidarietà è evidente che nella misura in cui presuppone la disuguaglianza, è la versione laica della
carità. Se ha la stessa funzione sociale non mi piace.
Per quanto riguarda la Pace, se non un po’ di coerenza, almeno di pudore da parte dello Stato e della Chiesa!!!
O forse semplicemente stiamo occhieggiando al vetero cattocomunismo?
Le radici cristiane? Il paganesimo? Gli ebrei? Le eresie medievali? I musulmani? I ghibellini? L’umanesimo? Il
Rinascimento? L’Illuminismo Il Risorgimento? Lasciamo perdere. E se la maschera cristiana a malapena calza al Paese
figuriamoci all’Europa!
Le identità dei giovani sono proiettate sul futuro e vitali nella misura in cui sanno rinnovarsi.
L’Unione europea non è il passato: il futuro. E questo dannato Paese pare incapace di progettare un qualunque futuro
NUOVO!
Comunque almeno un punto è finalmente chiaro e dichiarato, date queste premesse, la Repubblica si propone come il braccio
secolare della Chiesa.
I giochi sono fatti, gli ambiti di competenza ben delineati. Ora non ci resta che ridefinire
l’identità dell’ Europa, non certo nella speranza di imporre il modello italiano, quanto quella di garantirne la
sopravvivenza.
Un Euro per tutti e tutti, a modo proprio, in Europa.
Su siparietto del teatrino nostrano, tutti ma proprio tutti si affannano ad osannare la nuova frontiera del Laicismo.
Non a caso, proprio oggi, a Milano Formigoni e Pera presentano la proposta di nuova Destra, dove i cattolici sono un po’
liberali e i liberali un po’ cattolici.
Ancora una volta il passaggio al regime è legittimato non solo dal Vaticano, ma fatto ancora più grave, da un certo
Liberalismo nostrano.
Di nuovo la miscela micidiale tutta italiana di un Liberalismo arcaico ed un Cattolicesimo integralista.
Ora sta alle sinistre rinnovare il copione, altrimenti il remake è fatto.
E intanto il telefonino ha squillato, non ho risposto. Quando richiamo il numero apparso sul display la Tim mi comunica
che l’utenza non è attiva. Arriverà questa e-mail o qualche santo virus la dirotterà altrove?
Alberto Buttaglieri
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