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Festival "Europa Europa" per ogni Paese partecipante, un padrino d’eccezione


Lettera di Jorge Semprun, presidente del Festival "Europa Europa"

Ho accettato immediatamente, con entusiasmo, di presiedere questi primo Festival di Cinema europeo sui Diritti dell’uomo. Anche se "presiedere" è una parola grossa: non si possono presiedere personaggi come Bernardo Bertolucci, Bigas luna, Kean Loach, Doris Dorrie e Bertrand Tavernier. Li si accompagna, si partecipa alla medesima impresa, si condividono la rabbia e la determinazione. Si procede insieme.

Perché bisogna andare avanti.

Nel momento in cui sto scrivendo queste righe, in Spagna, in Austria, in Kosovo, degli avvenimenti a volte violenti, macchiati di sangue, a volte invece formalmente pacifici, mettono in risalto in modo clamoroso il pericolo costante dell’intolleranza, della xenofobia, del razzismo.

Spesso, tra l’altro, gli atteggiamenti dietro i quali si cela questo pericolo non sono spettacolari: fanno parte dell’ordinaria obiezione della nostra società… Discriminazioni salariali o sociali, lavoro negato, umiliazioni continue: chi non ne conosce degli esempi quotidiani?

L’Europa è uno spazio geopolitico dove c’è ancora molto da fare – l’essenziale, da questo punto di vista – ma dove esistono le condizioni favorevoli per farlo.

Il cinema è senza dubbio l’arte più popolare, la più adatta a suscitare una riflessione, una presa di coscienza attiva, proprio grazie alla sua stessa forma espressiva: l’immagine in movimento.

Il Festival di cinema europeo sui Diritti dell’Uomo mi sembra un’iniziativa degna di nota, che merita uno sforzo collettivo, una passione condivisa.

Michael Heneke, regista austriaco

Sono state dette molte cose intelligenti in tema di razzismo che non è il caso di ripetere. Noi tutti sappiamo che affonda le proprie radici nell’ignoranza, nella paura, nella stupidità umana, noi tutti sappiamo che non lo si può estirpare e che non si deve ma smettere di combatterlo attraverso l’informazione. In origine erano state scelte cinque città europee; poi, per motivi tristemente noti, è stata aggiunta Vienna come sesta città luogo del festival. Ed io ringrazio gli organizzatori per questa scelta. Essa costituisce un motivo di conforto per tutti coloro che non vogliono accettare che xenofobia e intolleranza possano essere iscritte nel programma di un partito politico alla guida del paese.

Doris Dorrie, regista tedesco

Ognuno di noi è razzista. Lo sono io e lo sei anche tu. Nessuno è completamente libero da pregiudizi sugli altri basati sul loro background etnico e culturale, sul colore della loro pelle o sulla loro religione. Sta a noi scegliere se confrontarci con le nostre tendenze razziste o comportarci in modo cieco, stupido e violento quando le circostanze sembrano permettercelo – come sempre più spesso accade.

Il razzismo non riguarda mai gli altri, ma solo noi stessi. Questo Festival ci da l’opportunità di guardare profondamente nei nostri cuori e nelle nostre menti e di osservare quanto silenziosamente lasciamo che il razzismo si sviluppi anche se il più delle volte ci consideriamo non razzisti.

Siamo contemporaneamente entrambe le cose, razzisti e non razzisti, e prenderne atto attraverso la riflessione ed eventi come questo Festival può aiutarci a fare pace con noi stessi e con l’intero e meravigliosamente diverso genere umano.

Bigas Luna, regista spagnolo

Detesto il razzismo e la xenofobia. Ho sempre creduto che fossero una sorta di malattia e comunque qualcosa di lontano dalla natura umana. Il tempo mi ha dimostrato che non è così e che esistono persone che li fomentano e addirittura li desiderano. Le dobbiamo combattere radicalmente. La mia preoccupazione è sapere fino a dove noi, i non razzisti, siamo capaci di essere generosi, disposti a dare o anche a rinunciare per amore del prossimo. Questo Festival è un'importante dimostrazione di antirazzismo, ma dobbiamo essere coscienti e preparati a dare prove tangibili del nostro antirazzismo, che in futuro potrebbe precisarsi in azioni di grande generosità, che dobbiamo essere mentalmente pronti e in grado di realizzare.

Ken Loach, regista inglese

Il razzismo si diffonde tra i diseredati e gli alienati, che cercano un capro espiatorio per giustificare la propria condizione. Quanto è semplice e insieme sbagliato prendersela con chi proviene da una diversa cultura o da un paese in condizioni peggiori del proprio. Il razzismo è una ferita che la classe lavoratrice infligge a se stessa.

Ma ha una precisa funzione politica: ci tiene divisi. Le persone hanno una minore capacità di lottare insieme per porre fine al proprio sfruttamento. Ecco perché il razzismo è una potente arma nelle mani dei fascisti e dell’estrema destra. Nasconde il vero nemico: il sistema economico e politico che produce tanta disuguaglianza e ingiustizia.

La lotta contro il razzismo è inestricabilmente legata alla lotta per il socialismo.

Bernardo Bertolucci, regista italiano

Mi chiedo perché la parola tolleranza suscita in me a volte, una reazione di perplessità, a volte quasi di sottile fastidio. Eppure è una parabola bella e nobile, come nobili e belle sono spesso le labbra che la pronunciano. Forse è perché nei tempi recenti la sento impiegata sempre e solamente in una precisa direzione, quella che va da noi verso gli "altri", a senso unico, ignorando completamente la tolleranza che gli "altri" esprimono nei nostri confronti, silenziosamente.

Sottolineare puntigliosamente un problema di linguaggio, può sembrare secondario in un momento in cui la temperatura delle ondate xenofobiche aumenta ogni giorno e con lei aumenta la nostra preoccupazione. Ma le parole saranno uno strumento fondamentale nel lavoro che il nostro Festival si propone, assieme ai film che verranno proiettati.

La sfida di questa iniziativa, a mio avviso, dovrebbe essere non solo la mobilitazione di tutti coloro che già profondamente impegnati nella lotta quotidiana contro il razzismo, ma soprattutto il tentativo di mostrare ai più dubbiosi il fascino e la ricchezza di una convivenza multiculturale, di stimolare e di sensibilizzare tutti coloro che ancora oggi usano l’orribile espressione "di colore", dimenticando che anche il bianco dei loro visi è un colore.

Bertrand Tavernier, regista francese

Creare all’inizio di un nuovo secolo un Festival consacrato ai Diritti dell’uomo, alla loro lotta, un Festival che si batte contro le ingiustizie mi sembra un’iniziativa necessaria, direi indispensabile.

E’ pertanto con gioia che ho accettato di essere il "testimonial" del primo Festival del cinema europeo sui Diritti dell’uomo.