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"Europa Europa"
ma di quale Europa parlate?
quattro domande a:
FODÉ SYLLA - presidente della Federazione internazionale di SOS RACISME
e JEAN LABADIE - presidente della BAC FILMS
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Sylla.
La vocazione dellEuropa è quella di allargarsi. Ma, in questa volontà di allargarsi bisogna tenere sempre conto
di ciò che ha fondato lEuropa allindomani della seconda guerra mondiale: ricostituire qualcosa "in
comune" che desse un senso vero e proprio al termine "mai più".
Oggi, il vero linguaggio dellEuropa, oltre allEuro, a Maastricht e a Shengen è prima di tutto quello
della cittadinanza e dei valori comuni. E tra questi valori cè lindispensabile lotta contro la rinascita
del razzismo e dellantisemitismo.
Il voto xenofobo sta infiammando il cuore dellEuropa. In questi ultimi anni le violenze razziste si sono
moltiplicate un po ovunque in Europa, contro gli zingari, popolo viaggiatore, contro Ibrahim Ali, ucciso a
Marsiglia da attacchini del Fronte Nazionale; incendi contro le abitazioni dei lavoratori turchi a Rodstock e più di
recente, delle violazioni dellintegrità fisica dei marocchini nel sud della Spagna. Il vero linguaggio europeo
è quello della difesa dei più deboli, delle minoranze e la volontà di costruire unEuropa delluguaglianza
dei diritti.
Labadie.
Lidea iniziale era semplice. Conosciamo tutti lEuropa del mercato comune, della moneta unica, della
Banca europea, ma poco sappiamo dellEuropa della cittadinanza. QuestEuropa che è diventata terra
dimmigrazione con una frontiera comune per "lesterno". QuestEuropa che ha dimenticato di
essere stata una terra demigrazione da un Paese allaltro, da un continente vecchio ad uno nuovo.
Se vogliamo una nazione dei popoli dEuropa, non possiamo costruirla senza una cultura e una coscienza comune,
senza tolleranza né apertura di spirito.
Perché agite con tanta impazienza e perché il 21 marzo?
Labadie.
Lidea del Festival è nata da un incontro con Bernardo Bertolucci e Fodé nel marzo del 99. Poi, ognuno è
tornato alla sua vita quotidiana fino a novembre. Fodé mi ha svegliato dicendo: "Facciamo questo Festival
europeo". Abbiamo deciso di buttarci, di fare ciò che i giornali chiamano progetto numero zero e di farlo il 21 e
22 marzo 2000.
Con pochi mezzi e velocemente: sperando che sia linizio di un appuntamento regolare per gli europei, il pubblico
cinematografico, i militanti, ma anche per i protagonisti della vita politica e sociale del maggior numero possibile di
città europee. Usando ogni mezzo a nostra disposizione: film, dibattiti, incontri diretti via satellite, domani via
Internet. Comunicando direttamente fra cittadini europei perché siano sempre al corrente dei problemi di ogni nazione,
ma anche delle soluzioni. Per trasmettere informazioni sui paesi che hanno dato il diritto di voto agli immigrati, che
hanno legalizzato i "sans papier" e su quelli che praticano direttamente o indirettamente la discriminazione,
o tollerano il razzismo sotto qualsiasi tipo di aspetto. Il cinema è popolare, sfruttiamolo.
Lattualità dimostra che il dovere di vigilare è sempre indispensabile: questo Festival sarà forse imperfetto,
incompleto ma siamo felici di cominciare ora con tutti gli aiuti, dalla buona volontà dei militanti al sostegno
economico, pubblico o privato. Aiuti che ci stanno arrivando.
Sylla.
Certo, lincontro con un grande regista come Bertolucci è stato determinante, ma è stato determinante anche il
nostro carattere. Jean ed io siamo degli appassionati. Siamo anche impazienti, perché bisogna agire velocemente,
vista la situazione in Austria, in Baviera, in Svizzera, in Lombardia
E urgente educare i cittadini e i giovani contro il razzismo ma anche valorizzare e rendere "positivo"
il ruolo degli immigrati in Europa, mettendo in uno stesso recipiente ciò che cè di meglio in ogni paese europeo
in fatto di lotta contro lintolleranza e di riforme concrete per il loro "statuto". Di conseguenza,
certi bambini nati in Europa ricevono automaticamente la nazionalità del paese in cui hanno visto il giorno, mentre in
altri paesi sinsiste sulleredità di sangue. Molti paesi europei (Italia, Spagna, Belgio) hanno avviato una
politica di regolarizzazione degli immigrati illegali, altri no.
Quindi noi diciamo: "Che diamine! La soluzione è qui. E può essere discussa solo in un ambito
intercomunitario". E se lo facciamo il 21 di marzo è perché questa giornata è stata decisa dallONU come
Giornata internazionale contro il razzismo, in seguito ai massacri di Sharpville in Sudafrica, sotto
lapartheid. Questa data è importante.
Concretamente, come si svolgerà la manifestazione?
Labadie.
Saranno proiettati tre film al giorno, seguiti da un dibattito tra tutte le sale, trasmesso via satellite. Ci saranno
film per tutti: i più piccoli, gli adolescenti e gli adulti. Oggi parteciperanno sei città di sei Paesi diversi, ma
già dal prossimo anno vorremmo estenderlo ad altri Paesi, farlo durare una settimana, aprirlo ad altri tipi
darte, ad altri media. A seconda del pubblico, piccoli o grandi, presenteremo delle versioni sottotitolate o
doppiate.
Cercheremo di far parlare in diretta ed insieme gli europei. Ci saranno traduttori e telecamere che riprenderanno e
trasmetteranno gli interventi per fare in modo che in tutte le sale si possa vedere sullo schermo chi fa la domanda e
chi risponde, sia il pubblico, gli specialisti, i politici, gli insegnanti, i militanti e i membri delle associazioni.
Ci saranno imperfezioni, ma crediamo che questi incontri saranno il fermento di un movimento durevole.
Sylla.
Quanto ai film credo che limmagine, distinto, abbia una grande capacità ad esprimere un significato, più
delle parole. La testimonianza tramite immagine è stata determinante ai tempi di "Saint Bernanrd", quando i
registi sono stati i primi a lanciare le petizioni. Quando abbiamo chiesto loro: "Perché?", hanno
risposto "E il nostro pane quotidiano
noi filmiamo la società. Siamo i primi interessati
sono
i nostri occhi che, per primi, ci legano al mondo".
Io da piccolo andavo al cinema nella mia cittadina del Senegal a Tambacounda. Lì erano proiettati film indiani con
sottotitoli in arabo. Io, che parlavo francese, capivo benissimo il film. Molta gente, che non era mai stata a scuola,
analfabeta, capiva tutto.
Sappiamo bene come il fascismo o lo stalinismo si siano sempre appoggiati allimmagine. Quindi anche per noi è
importante "rovesciare" questo principio di sfruttamento dellimmagine. Bisogna usare ciò che nel secolo
scorso è servito da propaganda ai movimenti reazionari dogni tipo, per trasformarlo e metterlo al servizio dei
diritti delluomo. E ciò che mi sta più a cuore da sempre. Quando vado al cinema con mio figlio a vedere
"Himalaya" o "Tarzan" sono tanto affascinato quanto lui. Spero che questa "magia"
possa continuare a trasformare luomo.
Secondo voi cosa dimostrerà, allindomani del 21 marzo, che questo Festival europeo ha funzionato?
Sylla.
Con molta modestia credo stia già funzionando. Quando sei spalleggiato da registi come Bertolucci, Dorrie, Haneke,
Loach. Luna e Tavernier che dicono: "Avanti, ci buttiamo in questo progetto", vuol dire che il bersaglio è
centrato. La mobilitazione concreta di tutti i militanti antirazzisti con cui sono in relazione e di coloro che mi
chiedono: "Quando organizzeremo qualcosa di unitario?", per me è un segno che non ci stiamo sbagliando.
Labadie.
Riusciremo, se il 21 marzo diventerà (come il 21 giugno per la musica) la festa della tolleranza. Oggi collaborando
con registi, domani con tutte le arti, tutti i media, tutti i mestieri. E riusciremo, se da questo appuntamento
nascerà unazione permanente tramite un sito internet, aperto a tutti gli impegni per la tolleranza e contro il
razzismo, gestito da tutti i testimoni e i protagonisti con la creazione di un logo internazionale, un segno di
riconoscimento per coloro che "non vogliono più questo tipo di cose".
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