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L'audacia di sperare


Nel mio impegno civile (oramai più di 20 anni) mi sono dedicato anima e corpo per realizzare il mio sogno di una società aperta, plurale e solidale in sostanza di una nuova umanità cosmopolita, una nuova comunità umana. Ho vissuto diversi momenti di sconforto alcuni dei quali davvero difficili come l'assassinio nel 1989 a Villa Literno di Jerry Essan Masslo, un giovane rifugiato sudafricano che era fuggito dall'oppressione dell'Apartheid nel suo paese.
Come Ion un operaio rumeno bruciato dal suo datore di lavoro perché aveva osato rivendicare i suoi diritti.
Ho conosciuto anche diversi momenti di sconfitta personale nel movimento antirazzista, nel mio impegno sindacale e nell'impegno sociale a favore del dialogo tra diversi e la dignità delle persone. Ho sofferto per gli attentati alle Torre Gemelle, quelli di Londra, Madrid.
Ho sofferto per l'assassinio di Benazir Bhutto e altri come lei che sognavano la democrazia e la libertà. Soffro per il massacro di innocenti nel mondo, in Palestina come nel Darfur o altrove dove la follia umana continua a fare vittime con la violenza e la guerra.
Ho vissuto nel dolore tanti fatti come i migliaia di "martiri della voglia di vivere" che sono caduti nel deserto del Sahara o nel Mar Mediterraneo. Tanti sono i momenti in cui la speranza sembra cedere il posto alla rassegnazione, momenti in cui la profondità della mia delusione ha comportato una lacerazione interiore e un senso di impotenza di fronte ad una realtà in preda alle barbarie.
Sono sempre momenti in cui mi sono interrogato sul senso del mio impegno e sulla sua utilità, momenti di dubbio circa la raggiungibilità del mio sogno. Ma alla delusione è sempre succeduta la riscossa, la responsabilità di non mollare, la voglia di continuare a lottare senza lasciare che il corso dei eventi e la loro incisività mi inaridissero o mi incattivissero.

Oggi si riaffaccia un momento analogo per quel che è accaduto e sta accadendo qui nella mia cara Italia. Ma c'è qualcosa di diverso. La mia delusione è più profonda perché sono venuti a mancare alcuni pilastri che mi hanno aiutato ad andare avanti, a crederci nella battaglia per il cambiamento.
Ho perso alleati preziosi mentre il gioco si fa duro. Mi manca la presenza e l'autorità morale di Don Luigi Di Liegro. Mi manca la pazienza e l'intelligenza di Tom Benetollo. Mi manca la determinazione e la passione infinita di Dino Frisullo. Mi manca la lungimiranza e l'etica della solidarietà di Bruno Trentin.
Ma il buio, il dolore, il senso di smarrimento non sono solo dentro di me ma attorno a me. Mi sembra di essere immerso in un circuito perverso di caduta dei valori umani e di declino di una civiltà politica e umana. Seguo le cronache quotidiane in Italia e le notizie dal mondo, partecipo con commozione al dolore dei molti, persone vittime della violenza e famiglie che piangono i loro cari, assisto impotente a tanta atrocità e assurdità che continuano a riproporsi intorno a me.
Vedo reazioni spropositate di dirigenti politici e di governanti che seguono le orme degli istinti e delle pulsioni negative di singoli o gruppi di cittadini senza offrire loro guida e sostegno. Davvero la società è malata e con lei tutto la civiltà moderna. Davvero siamo in un mondo avvolto nel buio, una società in preda alla violenza e all'odio.
In me tutti giorni, la tentazione di gettare la spugna dicendo in fondo che ci posso fare? Forse è questa è la natura umana! Forse è questo il nostro destino! Poi mi dico no! non può essere questo un destino stabilito! E allora mi domando ma dov'è l'umanità in cui ho sempre creduto nonostante i molti limiti personali e generali? Dove sono finiti i valori in cui ho sempre creduto e dove stiamo andando?

Il tempo passa e il corso degli eventi diventa sempre più drammatico e si rompono gli argini morali e dilaga la decadenza umana, e vedo che non c'è più un'etica della politica sia di sinistra che di destra! Ma non riesco a cedere al richiamo del cinismo, alla rassegnazione e all'indifferenza. Allora giorno dopo giorno, cerco di reagire, di restare ottimista, coltivo il mio sogno e non voglio abbandonare la Speranza.
Ma quanto è costoso tutto questo a livello emotivo e personale!
Quanto sembra illusorio combattere questa battaglia quando intorno a me i valori sono capovolti, la vita umiliata e calpestata, l'opportunismo e l'interesse egoistico anteposto a tutto il resto, proprio a tutto! Destra e Sinistra tutta la politica naviga dentro il vortice di un declino morale ma anche sociale e umano. Cadono certi pilastri, l'autorità si scioglie e la democrazia diventa un'arma da contrapporre agli altri! Conta solo imbarcarsi in un esercito nella guerra contro gli avversari di turno trattati come nemici, conta solo la sopravivenza a livello personale con o senza altri. Dunque non è solo responsabilità della politica ma è stoltezza del genere umano
Ci siamo dentro tutti quanti, chi più e chi meno, abbiamo ciascuno la sua parte di responsabilità.

Tuttavia, capita che ci si pone la domanda (ed è già tanto che qualcuno lo faccio) che cosa posso fare io a livello individuale? Una domanda pertinente! Ma poi subentrano altre domande: si può avere l'arroganza di opporci al libero arbitrio concesso a ciascuno? Non è presuntuosa voler cambiare il corso delle cose? E davvero ci sono possibilità per farlo oppure è solo l'illusione di una visione angelica? Naturalmente non ho la risposta a simili domande. Però la speranza che una risposta ci sia, quella ancora ce l'ho ed allora occorre cercare, impegnarsi giorno dopo giorno ed è questo l'unico mezzo di cui dispongo per andare avanti e per non accettare il mondo così com'è e credere che un altro mondo sia possibile.
Non voglio sottostare alle assurde regole della nostra società malata. Una società che ci chiama tutti giorni a combattere per la nostra sopravivenza individuale e quella della nostra famiglia ristretta, cosa legittima ma che spesso comporta uno smarrimento della nostra condizione umana e del nostro destino collettivo. Ciascuno di noi si sveglia la mattina e inizia la sua personale guerra per la sopravivenza, torna a casa la sera sapendo che il mondo stato implodendo pian piano. E il giorno dopo ricomincia la sua guerra individuale per la sopravivenza e così via.
Mi domando ma oggi è solo questa la priorità? Tentare di sopravvivere nel momento in cui la vita stessa rischia di essere compromessa nel nostro pianeta. Poi cos'è che alla fine dà senso alla vita di ciascuno di noi? Ciascuno di noi si affanna, corre a destra e sinistra, si sforza di stare dietro a ritmi disumani. Impegni su impegni, cose da fare su cose da fare, soldi da guadagnare per poi guadagnarne ancora di più...ma cosa ci resta di tutto questo?
Lo so come la sa ciascuno di noi che fare tante cose, guadagnare sempre di più, sono imperativi categorici della sopravivenza. Ma a quale prezzo? E in fondo, qual è il guadagno reale?

La maggior parte delle persone, delle famiglie, "deve" sottostare a questa corsa disumana e ripeto è legittima. Poiché molto spesso non si tratta solo di inseguire l'ultima moda o uno status symbol, non si tratta solo di arricchirsi per conquistarsi un posto al sole nel "jet set" globalizzato. Spesso è una lotta per la sopravvivenza! Ma ancora una volta mi domando "qual è il prezzo da pagare"? Se il pianeta è in pericolo, la sicurezza è a rischio con le guerre e violenze, la convivenza civile rischia di essere minata nelle sue fondamenta dalle logiche del disprezzo e della valorizzazione umana...
Ecco che mi sembra che tutto funzioni all'incontrario. Ecco che l'ottimismo fatica a tener testa di fronte ad una realtà che precipita in una burrasca. E' una civiltà quella globale che sembra destinata al tracollo. E tutti noi ci siamo nel bel mezzo. Ognuno con i propri affanni e i propri dolori, resi ancora più schiaccianti e insopportabili dall'isolamento a cui lo "sviluppo" del mercato ci ha portati. Qualcuno ha scritto che quel che viviamo oggi alle soglie del terzo millennio è "un'era buio". Quel che è evidente è che l'umanità sembra accecata e allora è responsabilità di ciascuno di noi cercare la luce!
Ma soprattutto è responsabilità della politica guidare il cammino con dedizione senza cedere alle pulsioni negative dello stress del vivere quotidiano. Occorre avere l'audacia di sperare che potremo uscire dal tunnel e camminare verso la Luce.
Allora occorre impegnarsi. E come dice Hermann Hesse "Quando la vita chiama, il cuore sia pronto a partire ed a ricominciare, per offrirsi sereno e valoroso ad altri nuovi vincoli e legami".


di Aly Baba FAYE