Paulus



*Con gli uomini e le donne del nuovo secolo
*Una testimonianza di Paolo VI
*Appunti autobiografici
*Fondatore della Famiglia Paolina
*Uomo di Dio
*Maestro
*La personalità
*Le tre penitenze

Con gli uomini e le donne del nuovo secolo

"La notte che divise il secolo scorso dal corrente fu decisiva per la specifica missione e spirito particolare in cui sarebbe nato e vissuto il suo futuro Apostolato.
Si fece l'adorazione solenne e continuata in Duomo (Alba), dopo la Messa solenne di mezzanotte, innanzi a Gesù esposto. I seminaristi di filosofia e teologia avevano libertà di fermarsi quanto credevano. Vi era stato poco prima un congresso (il primo cui assisteva), aveva capito bene il discorso calmo ma profondo ed avvincente del Toniolo.
Aveva letto l'invito di Leone XIII a pregare per il secolo che incominciava. L'uno e l'altro parlavano delle necessità della Chiesa, dei nuovi mezzi del male, del dovere di opporre stampa a stampa, organizzazione ad organizzazione, delle necessità di far penetrare il Vangelo nelle masse, delle questioni sociali... Una particolare luce venne dall'Ostia (santa), maggior comprensione dell'invito di Gesù venite ad me omnes; gli parve di comprendere il cuore del grande Papa, gli inviti della Chiesa, la missione vera del Sacerdote.
Gli parve chiaro quanto diceva Toniolo sul dovere di essere gli Apostoli di oggi, adoperando i mezzi sfruttati dagli avversari. Si sentì profondamente obbligato a prepararsi a far qualcosa per il Signore e gli uomini del nuovo secolo con cui sarebbe vissuto.
Ebbe senso abbastanza chiaro della propria nullità, ed insieme sentì vobiscum sum usque ad consummationem saeculi nell'Eucaristia, e che in Gesù-Ostia si poteva aver luce, alimento, conforto, vittoria sul male. Vagando con la mente nel futuro gli pareva che nel nuovo secolo anime generose avrebbero sentito quanto egli sentiva; e che associate in organizzazione si sarebbe potuto realizzare ciò che Toniolo tanto ripeteva: unitevi; il nemico se ci trova soli ci vincerà uno per volta. Aveva già egli confidenze di compagni chierici; egli con loro, loro con lui, tutti attingendo dal Tabernacolo.
La preghiera durò quattro ore dopo la Messa solenne: che il secolo nascesse in Cristo-Eucaristia, che nuovi apostoli risanassero le leggi, la scuola, la letteratura, la stampa, i costumi; che la Chiesa avesse un nuovo slancio missionario, che fossero bene usati i nuovi mezzi di apostolato, che la società accogliesse i grandi insegnamenti delle encicliche di Leone XIII, interpretate ai Chierici dal Can.Chiesa, specialmente riguardanti le questioni sociali e la libertà della Chiesa. - L'Eucaristia, il Vangelo, il Papa, il nuovo secolo, i mezzi nuovi, la dottrina del Conte Paganuzzi riguardante la Chiesa, la necessità di una nuova schiera di apostoli gli si fissarono così nella mente e nel cuore, che poi ne dominarono sempre i pensieri, la preghiera, il lavoro interiore, le aspirazioni. Si sentì obbligato a servire la Chiesa, gli uomini del nuovo secolo e [di] operare con altri, in organizzazione. Alle ore dieci del mattino doveva aver lasciato trapelare qualcosa del suo interno, perché un Chierico (fu poi il Can. Giordano) incontrandolo gliene fece le meraviglie. -
Da allora questi pensieri ispirarono le letture, lo studio, la preghiera, tutta la formazione. L'idea, prima molto confusa, si chiariva e col passar degli anni divenne anche concreta. Rimaneva in fondo il pensiero che è necessario sviluppare tutta la personalità umana per la propria salvezza e per un apostolato più fecondo, mente, cuore, volontà; come volle significare sull'iscrizione posta sulla tomba dell'amico Borello (1904).
Pensava dapprima ad un'organizzazione cattolica di scrittori, tecnici, librai, rivenditori cattolici; e dare indirizzo, lavoro, spirito d'apostolato... Verso il 1910 fece un passo definitivo. Vide in una maggior luce: scrittori, tecnici, propagandisti, ma religiosi e religiose.
Da una parte portare anime alla più alta perfezione, quella di chi pratica anche i consigli evangelici, ed al merito della vita apostolica. Dall'altra parte dare più unità, più stabilità, più continuità, più soprannaturalità all'apostolato. Formare una organizzazione, ma religiosa; dove le forze sono unite, dove la dedizione è totale, dove la dottrina sarà più pura. Società d'anime che amano Dio con tutta la mente, le forze, il cuore; si offrono a lavorare per la Chiesa, contente dello stipendio divino: Riceverete il centuplo, possederete la vita eterna. Egli esultava allora considerando, parte di queste anime, milizia della Chiesa terrena, e parte trionfanti nella Chiesa celeste.
Dio raccolse nella Famiglia Paolina molte ricchezze: divitias gratiae. Alcune ricchezze sembrarono arrivare più come un risultato naturale degli avvenimenti; altre più dalle lezioni delle persone illuminate e sante che accompagnarono il periodo della preparazione, nascita ed infanzia della Famiglia Paolina; altre più apertamente dall'azione divina. Qualche volte il Signore lo ha paternamente costretto ad accettare doni cui sentiva una istintiva ripugnanza. Ugualmente fu di certe spinte a camminare. Ordinariamente natura e grazia operarono così associate da non lasciare scoprire la distinzione tra esse, ma sempre in un'unica direzione"

(da Abundantes divitiae gratiae suae, 1953).


Una testimonianaza di Paolo VI

"Voi nella vita della Chiesa avete realizzato, ante et post litteram, molti postulati del Concilio Ecumenico nel campo delle comunicazioni sociali. Noi volentieri ve ne diamo riconoscimento, elogio ed incoraggiamento.
Sorge spontanea la domanda: Come ha fatto la Pia Società San Paolo ad affermarsi in modo così cospicuo ed in un tempo così relativamente breve? Ci sembra facile la risposta, anche se rimane sempre ancora piena di segreti; i segreti delle opere del regno di Dio. Due fattori, pare a Noi, hanno concorso ad ottenere questo magnifico risultato, che altri ne promette: due volontà, quella di un uomo e quella di Dio, quella di un umile e fedele servitore e quella paterna e prodiga del Signore, il Quale ha certo benedetto in misura singolare la grande impresa della Pia Società San Paolo.
E poi voi Ci capite: dobbiamo al vostro fondatore, qui presente, al caro e venerato don Giacomo Alberione, la costruzione del vostro monumentale Istituto. Nel nome di Cristo, Noi, lo ringraziamo e lo benediciamo.
Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all'opera (secondo la formula tradizionale ora et labora), sempre intento a scrutare i segni dei tempi, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con mezzi moderni"

(dal Discorso di papa Paolo VI nell'udienza al capitolo generale della Società San Paolo, 22 aprile 1969).


Appunti autobiografici

"Se per condiscendere a voi, Egli volesse narrarvi qualcosa di quanto ancora ricorda e credete utile per la Famiglia Paolina, dovrebbe raccontare una duplice storia: la storia delle Divine Misericordie per cantare un bel Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus. Inoltre, la storia umiliante della incorrispondenza all'eccesso della divina carità e comporre un nuovo e doloroso miserere pro innumerabilibus negligentiis, peccatis et offensionibus.
Egli ha compiuto qualche parte del divino volere, ma deve scomparire dalla scena e dalla memoria, anche se, perché più anziano, dovette prendere dal Signore e dare agli altri. Così, finita la messa, il sacerdote depone la pianeta e rimane quello che è dinanzi a Dio. Recito spesso: "Padre, non sono degno di essere chiamato figlio; ho peccato contro il cielo e contro di te; abbimi per tuo servo".
Così intendo appartenere a questa mirabile Famiglia Paolina: come servo, ora ed in cielo; ove mi occuperò di quelli che adoperano i mezzi più moderni ed efficaci di bene: in santità , "in Christo, in Ecclesia".

(Abundantes divitiae gratiae suae, appunti di storia carismatica, dello stesso Alberione, 1953)


Fondatore della Famiglia Paolina

"La Famiglia Paolina, inserita col suo apostolato, per la definitiva approvazione, nella Chiesa, ha il compito di stare e prestare umilissimo e devotissimo servizio al Papa nella sua immensa parrocchia, unendosi ai seminatori evangelici con l'uso dei propri mezzi tecnici.
Occupa un posto di grande responsabilità; partecipando alla missione apostolica; ed eseguendo il divino mandato: docete omnes gentes.
Quale il compito della Famiglia Paolina? come si compone? quali mezzi adopera? a chi si rivolge?
La missione paolina è universale rispetto agli uomini: Non è una missione per un gruppo o settore di uomini, esempio: per le opere sociali, emigranti, protezione della giovane; l'educazione della gioventù cui si dedicano esclusivamente vari istituti benemeriti; oppure ad opere caritative, come orfani, vecchi, ammalati, infelici; o alla scuola elementare-popolare; od alle missioni tra gl'infedeli. Invece si rivolge, usando i mezzi tecnici, in qualche misura a tutti: ad ogni classe, ceto, età, condizione, nazione, continente; con ragionevole preferenza alle masse; per portare a tutti il messaggio della salvezza, contenuto nella Bibbia, Tradizione, insegnamento della Chiesa. Universale quanto ai mezzi tecnici.
È da notarsi quanto si dice nel secondo articolo delle Costituzioni: «che tutto quello che, per disposizione di Dio, il progresso sarà riuscito ad inventare... sia usato ed abbia realmente da servire per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, ossia per la diffusione della Dottrina Cattolica ». Così oggi molto si usano anche le filmine, i dischi, i registratori, ecc.; oltre i quattro mezzi oggi più largamente utilizzati: stampa, cinema, radio, televisione.
Universale quanto ai tempi: poiché le Costituzioni dicono di usare i mezzi richiesti dalle condizioni dei tempi. Non è per un secolo od un periodo storico. E per ogni tempo, finché esisteranno uomini, la Bibbia iniziata da Mosè sarà riprodotta, bensì con tecniche variate, ma sino alla fine del mondo.
Universale quanto all'oggetto; poiché si tratta di tutto cristianizzare: filosofia ed arte, letteratura e musica, sociologia e morale, storia e diritto, governi e leggi, scuola e lavoro, ecc. Scrive San Paolo: «La pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. Del rimanente, o fratelli tutto quello che è vero, puro, giusto, santo ed amabile, tutto ciò che dà buona fama, o se vi è qualche virtù o qualche lodevole disciplina, sia oggetto dei vostri pensieri » (Filipp. IV).
La mano di Dio sopra di me, dal 1900 al 1960. La volontà del Signore si è compita, nonostante la miseria di chi doveva esserne lo strumento indegno ed inetto. Dal Tabernacolo: la luce, la grazia, i richiami, la forza, le vocazioni: in partenza e nel cammino.
Vi è qualcosa nel Mi protendo in avanti: ma la carta porta ciò che si scrive. D'altra parte ogni sacerdote va incontro a due giudizi: quello degli uomini e quello di Dio. Per quest'ultimo, che è l'unico che veramente conta, prego tutti ad ottenermi in tempo la misericordia del Signore, a cui nel nobis quoque peccatoribus della Messa diciamo non aestimator meriti, sed veniae quaesumus, largitor admitte nel consorzio dei santi. Sento la gravità, innanzi a Dio e agli uomini, della missione affidatami dal Signore; il quale se avesse trovata persona più indegna ed incapace l'avrebbe preferita. Questo tuttavia è per me e per tutti garanzia che il Signore ha voluto ed ha fatto fare Lui; così come l'artista prende qualsiasi pennello, da pochi soldi e cieco circa l'opera da eseguirsi, fosse pure un bel Divin Maestro Gesù Cristo."

(Ut perfectus sit homo Dei I, 372-373, una istruzione ai membri della Società San Paolo, aprile 1960)


Uomo di Dio

"Il prete deve acquistare il vero dominio e la direzione dei cuori: questo però non l'otterrà mai veramente che con la dolcezza della carità. Non l'otterrà con la scienza; non con l'essere tenuto per uomo ricco ed abile negli affari; non con l'avere molti dipendent i per cose esterne; non coll'imporsi abituale; non con la politica; ma solo coll'amabilità, col mostrarsi sempre uguale a se stesso, col trattare bene. Si diviene veramente forti, rinunciando alla forza."

(da Appunti di Teologia Pastorale, 1912).


Maestro

"Il Maestro [il Cristo] si è fatto tale per i giovani, dedicandovi 30 anni su 33 della vita sua: come modello dei giovani nell'obbedienza e nel progresso completo; come vita con virtù e sacrifici continuati acquistando le grazie per tale età; come verità elevando l'educazione, esaltando i giovani, minacciando gli scandalosi: Sinite parvulos venire... [Mt 19,14]"

(Gesù via ai giovani, in Donec formetur, 1932 febbraio)


La personalità

"Tutto l'uomo in Gesù Cristo, per un totale amore a Dio: intelligenza, volontà, cuore, forze fisiche. Tutto: natura, grazia, vocazione per l'apostolato. Carro che corre poggiato sulle quattro ruote: santità, studio, apostolato, povertà." (Abundantes divitiae gratiae suae)
"Ora molta cura ha la Chiesa, per divino mandato, della forma ed insieme della materia nei Sacramenti: per esempio, per l'acqua del battesimo che vuole pura, consacrata, conservata nel battistero, versata in modo debito; per gli Olii sacri che vuole di oliva, solennemente benedetti al giovedì santo, custoditi con somma diligenza, applicati secondo norme precise; così per gli altri Sacramenti.
Pure occorre cura attenta per il corpo: assicurargli una buona educazione fisica, trattarlo con rispetto, usargli attenzioni igieniche, nutrirlo convenientemente, dargli il riposo necessario e moderato, custodirlo dai pericoli e malanni, curarlo nelle infermità, ecc.
Il buon educatore, come il buon superiore ed i buoni genitori, si formano a questo riguardo un corredo di nozioni almeno elementari e ricorrono a chi si deve per le cose più difficili. Mens sana in corpore sano; Dio è vita! Non ammazzare il corpo, neppure per giocare o lavorare troppo. Né diminuire con imprudenza o trascuranza le tue energie, ed i tuoi valori: cerca anzi di svilupparli in te stesso con i metodi di una buona pedagogia; sviluppa la tua arte, migliora il tuo ufficio, allarga la tua sfera d'azione, come le tue cognizioni, per te e per la società: sviluppa la tua personalità , badando alla verità, non alle apparenze.
Il lavoro che industriosamente si aumenta, è imitazione e avvicinamento a Dio che è atto purissimo; sarà pure una principale mortificazione, sia esso intellettuale, o morale, o fisico prevalentemente. Imitamini Deum sicut filii carissimi. Il denaro è dono di Dio: usarlo bene; e se potrai averne di più, moltiplica le opere a sua gloria! Calcea te caligas tuas! dice l'Angelo a Pietro: ha cura perfino delle scarpe! Avere cura di tutto: abiti, casa, mobilia, libri, mezzi di lavoro, ecc.
Le cose create sono per farci conoscere Dio, per portarci ad amarlo, per servirlo degnamente. Non violentare le cose, la nostra natura, la ragione; ma tutto servirsene come mezzo per la gloria di Dio, per l'elevazione, il fine nostro. Esempio pratico troviamo nei salmi e nei santi; in modo speciale in San Francesco d'Assisi che sciolse anche l'inno al sole."

(Alle Famiglie Paoline).


Le tre penitenze

"Sono incluse nelle nostre Costituzioni.
La prima è comune a tutti i religiosi: la vita comune vissuta amorosamente, costantemente, gioiosamente.
La seconda è dominante: lo sviluppo della personalità, così da progredire sempre più, sviluppando i doni e le attitudini: di natura e grazia. Sempre maggiore intelligenza nelle cose di servizio di Dio e dell'apostolato. Sempre più abili e industriosi negli uffici. Sempre più fervorosi nelle pratiche di pietà e nell'osservanza religiosa.
La terza, applicare, utilizzare, far convergere tutto alla gloria di Dio, all'apostolato, a tesoreggiare per il paradiso. Sempre avanti, sempre progresso, sempre preparazione a quella vita celeste che ci aspetta. Il santo tormento di chi aspira più in alto; di chi è proteso in avanti; di chi ricorre e adopera nuovi mezzi. Persone che camminano; che ogni giorno conchiudono per lo spirito e l'azione; che sentono di vivere utilmente i loro giorni.
Le nostre penitenze non sono per indebolire, per esaurire, comprimere la salute, le attitudini, le energie di mente, di cuore, di corpo... Esse invece sono uno studio continuo di crescerle e tutte utilizzarle per Dio, le anime, la santificazione"

(dal San Paolo, aprile 1949).

--

Pagine realizzate da Čulogos (eulogos@eulogos.it) per il Centro di Spiritualitŕ Paolina (csp@paulus.it).