Roma, 22 marzo 1999

Prot. 0027/99/S.N.

 

OGGETTO: Festa della Polizia ed altre cerimonie pubbliche. Impiego dei Funzionari della Polizia di Stato.

 

AL SIGNOR CAPO DELLA POLIZIA

Pref. Fernando Masone

R O M A

 

Signor Capo della Polizia,

siamo profondamente convinti che il ruolo di polizia civile affidato dalla Legge alla nostra Istituzione imponga una riflessione sui criteri di impiego del personale. Si devono evitare quegli sprechi, tipici nelle organizzazioni sulle quali gravano logori retaggi militareschi, che il cittadino avrebbe assai difficoltà a comprendere.

Tutti noi siamo orgogliosi di poter rappresentare la Polizia di Stato in occasioni pubbliche e cerimonie, purché ciò non si risolva in una mortificazione del nostro ruolo e della funzione che, anche in queste occasioni, non può esserci sottratta.

Già in occasione delle celebrazioni, a Roma, della Festa della Polizia dello scorso anno, invero, si era rilevato e segnalato nelle sedi competenti l’impiego scorretto di Colleghi Vice Commissari e Commissari.

I Funzionari, infatti, inquadrati sotto un sole cocente, erano singolarmente utilizzati per mero accompagnamento di personalità di varia rilevanza dal piazzale della Scuola Allievi Agenti di Roma fino al posto a sedere sito nella sala della cerimonia. In quel frangente si fece notare che, ai sensi del combinato disposto degli articoli 36 della Legge 1 aprile 1981, n. 121 e 33 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, quelle mansioni di "bassa rappresentanza" non potevano essere attribuite ad un Funzionario, essendo, similmente a quelle di un muto valletto, meramente esecutive.

Non riuscendo possibile una sostituzione all’ultimo minuto i Funzionari, con un accordo tra gentiluomini, si convenne che, proprio per non "mandare a monte" le solenni celebrazioni della Festa, quella sarebbe stata l’ultima occasione nella quale si sarebbe disposto un uso improprio dei Funzionari nei servizi di rappresentanza.

Purtroppo così non è stato.

A Milano, in occasione del prestigioso convegno su "Le nuove mafie in Italia" del 18 marzo scorso, ecco ripresentarsi, a dispetto del precedente impegno, lo stesso, identico problema. Ben quindici tra Vice Commissari e Commissari, sottratti al loro lavoro quotidiano nelle Questure o in altri Reparti, sono stati fatti convergere in missione a Milano con il solo ed unico scopo di accompagnare dall’ingresso al loro posto in sala gli invitati.

Prescindendo dal fatto che i Colleghi sono stati distolti da compiti di direzione di uffici di rilievo, per lo più operativi, si potrebbe forse notare che, per un costo di gran lunga inferiore a quello sostenuto, si poteva affidare lo stesso incarico ad un’ottima agenzia di hostess specializzate.

Non ci sembra, peraltro, che abbia alcuna attinenza e sia foriero di pericolosi fraintendimenti il giustificarsi affermando che, nelle pubbliche cerimonie, l’Arma dei Carabinieri impiega i Sottotenenti per l’assolvimento di compiti di mero accompagnamento.

Prescindendo da qualsiasi considerazione sull’oggettiva opportunità di tale servizio e sulle differenze ordinamentali tra Corpi civili e militari, infatti, non si può in alcun modo accettare che dei Colleghi Vice Commissari possano essere omologati ai Sottotenenti.

L’omologazione deve essere fermamente respinta anche per evitare incidenti, magari piccoli ma significativi, come quello verificatosi il 16 marzo scorso, in occasione della commemorazione dei Caduti di via Fani: il picchetto d’onore, formato da sei Vice Commissari, sei Sottotenenti dell’Arma e sei della Guardia di Finanza, riceveva gli ordini da un Sottotenente dell’Arma.

Per l’imminente Festa della Polizia di Roma è stata convocata una certa aliquota di Colleghi Vice Commissari, frequentatori del corso di formazione presso l’Istituto Superiore. Nessuno, certo, vuole creare intralcio all’organizzazione o alla realizzazione della Festa. Sarebbe intollerabile, tuttavia, che gli sbagli passati continuassero a ripetersi senza che nessuno intervenga, a Roma come nel resto d’Italia (ove gli errori romani si riproducono a cascata e si ingigantiscono), per assicurare il rispetto delle regole e della dignità dei Funzionari di Polizia.

Siamo certi di poter contare sul Suo intervento affinché anche in materia di servizi di rappresentanza, adottando poche e semplici iniziative, si possano compiere scelte che motivino i Funzionari e ne mettano effettivamente in risalto il ruolo di responsabili di uomini e di vertice della Polizia.

Dott. Giovanni Aliquò