Roma, 26 Febbraio 1999
Prot. 00 /98/S.N.
OGGETTO: criteri per il trasferimento di Funzionari della Polizia di Stato e per il conferimento degli incarichi.
AL SIGNOR CAPO DELLA POLIZIA
Pref. Fernando Masone R O M A
Signor Capo della Polizia,
abbiamo avuto modo di costatare che, purtroppo, le questioni cruciali dei trasferimenti di sede e dellassegnazione degli incarichi, nonostante da noi più volte sottoposte alla Sua attenzione, restano tuttora irrisolte. Nellultimo periodo, anzi, la situazione sembra aver subito uninvoluzione, essendo state cancellate perfino quelle forme attenuate di pubblicità a mezzo circolare che, in via sperimentale, erano state timidamente introdotte in un recente passato.
La direzione degli uffici, soprattutto se si parla di "reggenze", è attribuita secondo logiche che non sempre appaiono lineari. Quando si chiedono spiegazioni, si assiste a palleggiamenti di competenze tra le varie Direzioni centrali e quella del Personale.
Si perpetua, in tal modo, un malcostume incompatibile con procedure moderne e atte a garantire, nelle scelte dellAmministrazione, limparzialità, la trasparenza, la razionalità.
E così difficile, ad esempio, riuscire a predisporre periodicamente, almeno per il livello direttivo o dirigenziale, un elenco delle sedi e degli incarichi disponibili o per i quali si prevedono avvicendamenti? E veramente impossibile individuare dei parametri oggettivi, sulla base dei quali poter formare una graduatoria tra aspiranti alla stessa sede e/o al medesimo incarico? In altre Amministrazioni dello Stato (Magistratura, Sanità, Pubblica Istruzione, Amministrazione Giustizia, ecc.), invece, tali elementari regole sono già introdotte da tempo e, lungi dal nuocere o dallingessare, si sono rivelate, ove correttamente applicate, fondamentali strumenti per una corretta gestione delle risorse.
Da noi, invece, è una giungla.
Cosa dire, ad esempio, del praticatissimo "trucco della missione lunga", finalizzata ad un successivo trasferimento "anomalo"? La missione pre-trasferimento è giusto che serva da incentivo a favore di tutti coloro che, per secondare le esigenze organizzative interne, debbono raggiungere sedi disagiate e lontane o che, comunque, meritino, per anzianità e sacrifici sostenuti, un riconoscimento.
Oggi, invece, listituto è spesso utilizzato come cavallo di Troia, per consentire a certi privilegiati di approdare, dopo brevissimi periodi di sinecura e senza esperienza, alla sede ambita.
"Esigenze di servizio" è la lapidaria motivazione che giustifica gli anomali trasferimenti. Per coloro che sono esclusi dal meccanismo e che restano al palo equivale al dantesco "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare".
Non sappiamo se il caso della molto intraprendente vice commissaria, da mesi inviata in missione presso una "DIGOS di capitale importanza", sia ascrivibile alle tipologie sopra descritte, ma, indubbiamente, la vicenda suscita forti perplessità. Dovendosi fronteggiare una particolare esigenza operativa non era più ragionevole (e meno dispendioso) avvalersi di uno dei numerosi Funzionari più anziani ed esperti che in quella affollatissima quanto ambita sede prestano servizio?
Che cosa potrebbe dire di questo spreco la Corte dei Conti?
Volendo, invece, favorire laspirazione della Collega a "fare unesperienza" in una "DIGOS di capitale importanza", siamo certi di poter assicurare, in futuro, lo stesso tipo di trattamento a tutti i Colleghi che, magari con maggiore legittimazione, avanzino analoghe richieste?
Possiamo sperare, poi, che non corrispondano a verità le voci, assai diffuse negli ambienti ministeriali, secondo cui lAmministrazione è in procinto di elevare la medesima Collega dai corridoi della "DIGOS di capitale importanza" alle damascate stanze del superiore Olimpo ministeriale?
Qualora tale previsione si avverasse, saremmo di fronte allennesimo schiaffo per coloro che, con maggiori titoli e meriti di servizio, sono lasciati, privi di ogni gratificazione, a stagionare negli Uffici più difficili e/o nelle sedi più disagiate.
Quello rappresentato, Signor Capo della Polizia, è solo uno dei molti casi eclatanti nei quali, in assenza di regole puntuali e non derogabili, il confine tra discrezionalità illuminata e cieco arbitrio, tra legittime aspettative ed arroganti pretese, rimane avvolto da una nebbia nella quale è possibile ogni abuso e, specularmente, ogni illazione.
Ai corsi, anche costosissimi, di specializzazione, invero, sono sovente avviati dipendenti "super", che non prestano e/o non hanno alcuna seria motivazione a prestare servizio nello specifico settore di attività per il quale lAmministrazione li forma. Per loro il corso è come una vacanza!
La regola, invero, cè, ma si applica rigorosamente solo nei confronti dei "figli di nessuno" che, appunto, o non sono avviati ai corsi cui aspirano o, una volta specializzati, non riescono ad affrancarsi dal vincolo che li lega alla specialità neanche quando dovessero risultare idonei allardua selezione per il NOCS.
Una responsabilità precisa, in questa materia, deve essere attribuita alla nostra Direzione Centrale del Personale, il luogo dove "le regole" sono coniate ad personam, secondo le convenienze del momento ed il peso specifico dellinterlocutore.
Ha fatto scuola, ad esempio, il caso di un noto Vice Questore aggiunto: lAmministrazione, dopo unultradecennale permanenza tra le mura di un Istituto dIstruzione, lo ha dapprima proiettato in un vicino Ufficio burocratico, posto giusto di fronte a quelli dove si fa effettivamente Frontiera; con una "full immersion" di qualche mese, tanto meteorica quanto aliena dalle questioni dellimmigrazione, il nostro "super eroe" ha ricevuto da una dirigenza un po ondivaga nella scelta dei metri di giudizio le credenziali per ottenere i galloni da dirigente e per "volare", in barba ai meriti ed allanzianità dei veri "specialisti", ad un "alto" incarico nellambito dellimmigrazione. I risultati di servizio, come il giustificato malumore dei molti Colleghi a vario titolo danneggiati, sono sotto gli occhi di tutti!
Per le "reggenze", infine, i burocrati della Direzione Centrale del Personale, facendosi pretestuosamente scudo della Corte dei Conti, usano il pugno di ferro con i direttivi della Polizia di Stato anche nei casi in cui i Colleghi sono lasciati per mesi a dirigere, di fatto, Scuole, Compartimenti e Divisioni - negando loro la formalizzazione dellincarico.
E strano, però, che, quando si vuole assegnare ad un pur ottimo direttivo prefettizio lincarico di Capo di una delle divisioni più prestigiose del Servizio Ordinamento e Contenzioso, il rigore e, forse, la stessa Corte dei Conti si sciolgano come neve al sole.
Noi vogliamo credere, Signor Capo della Polizia, che la nostra Amministrazione sia ancora un corpo sano. Siamo certi, perciò, che, con un po di coraggio, di buona volontà e qualche sana iniezione nei "posti giusti", gli episodi di "malapolizia" possono essere debellati per sempre; è necessario, però, cominciare subito, prima che demotivazione, scandali e denunce ci seppelliscano.
Dott. Giovanni Aliquò