Roma, 6 febbraio 1998

 

Prot. 00332/98/S.N.

 

Oggetto: Procedure per la rilevazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali. Maggiore rappresentatività dell’A.N.F.P.

 

 

 

AL SIGNOR SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO

On.le Giannicola Sinisi

R O M A

 

 

 

Egregio On.le Sinisi,

la circolare n. 555/39/RS-01/76 del 2/1/98, a firma del Sig. Capo della Polizia, invita i Questori della Repubblica, in attuazione dell’art. 28, 3° co. del D.P.R. 31/7/95, nr. 395, a censire il numero degli iscritti alle associazioni sindacali al fine del riparto tra esse del monte ore annuo complessivo dei permessi sindacali. I risultati di tale operazione dovranno essere comunicati al Dipartimento della P.S. entro il prossimo 10 febbraio per le conseguenti determinazioni.

L’operazione è estremamente delicata e ci sembra che le direttive impartite dall’Ufficio relazioni sindacali non siano del tutto chiare, finendo per alimentare dubbi e difformità applicative che potrebbero esser causa di ingiustizie e discriminazioni tra gli aventi diritto.

Ci riserviamo di trattare più diffusamente questo specifico argomento in prosieguo, limitandoci, per il momento, a considerare che l’Ufficio relazioni sindacali del Dipartimento della P.S., fino ad oggi, non ha tenuto in nessun conto la diffusa "piaga" della plurima iscrizione. E’ notorio e diffuso il fenomeno dei collezionisti di tessere sindacali: la doppia tessera, per molti, è un obbligo; qualcuno arriva a sottoscriverne anche quattro.

Si è alimentato, così, un malcostume che, in assenza di qualsiasi forma di oggettiva "verifica del consenso" (leggasi: inesistenza di consultazioni elettorali), ha marcatamente segnato, in negativo, il momento dell’accertamento della rappresentatività delle organizzazioni sindacali.

Oltre al fatto che la maggioranza degli appartenenti alla Polizia di Stato non aderisce ad alcuna organizzazione sindacale - e, quindi, in caso si arrivasse finalmente ad auspicabili libere elezioni, questa "maggioranza silenziosa" potrebbe orientarsi in modo assolutamente imprevedibile, senza rispettare gli attuali equilibri delle tessere - si verifica, infatti, che il numero degli iscritti ai sindacati sia artatamente gonfiato e, in tal modo, siano del tutto falsati i calcoli relativi alla rappresentatività sia delle organizzazioni "maggiormente rappresentative" che di quelle "minori".

La prova di quanto da noi affermato è, in alcuni casi, molto semplice: non sono pochi, infatti, gli uffici nei quali le deleghe di riscossione dei contributi sindacali risultano superiori al personale in organico. D’altronde, non sarebbe difficile accertare, mediante procedure di riscontro informatico, l’incidenza del fenomeno su scala nazionale e, stabilite delle semplici regole, addivenire ad una soluzione equa e sostanzialmente rispettosa della legalità.

Non è nostra intenzione, naturalmente, voler comprimere la libertà di alcuno ad iscriversi a più sindacati: basta che l’esercizio di questa libertà non confligga con il diritto di ogni Organizzazione sindacale al corretto accertamento della sua effettiva rappresentatività sulla base di consensi univocamente espressi, nel rispetto dei più elementari principi democratici. Ciò soprattutto alla luce del principio stabilito dal nuovo art. 47-bis del D.L.vo 29/2/93, n. 29 (introdotto dall’art. 7 del D. L.vo 4/11/97, n. 396), che incardina il computo del dato associativo minimo sulla "percentuale delle deleghe per il versamento dei contributi sindacali rispetto al totale delle deleghe rilasciate nell’ambito considerato".

Abbiamo rappresentato più volte, in passato, questo problema all’Ufficio Relazioni sindacali del Dipartimento della P.S. senza ricevere mai alcuna risposta né, men che mai, ci risulta che siano stati adottati dei provvedimenti per eliminare la segnalata stortura. Non siamo in grado di indicare alcun lecito motivo per il quale l’Ufficio, che pure dovrebbe essere terzo e garante delle regole sindacali, continui a mantenere, anche su questo punto, un atteggiamento di inerzia omertosa, quasi a voler perpetuare, se non addirittura avallare, una prassi antidemocratica e non ortodossa.

Su questo punto ci attendiamo da Lei una risposta che riesca a diradare, una volta per sempre, le nebbie dipartimentali e ristabilisca quella legalità che ci auspichiamo possa sempre più informare le nostre relazioni sindacali e l’azione del Dipartimento nel suo complesso.

Ma una risposta chiara e univoca attendiamo anche su una questione sostanziale che, con riguardo alla categoria specifica dei Funzionari di Polizia, è aperta da troppo tempo: il riconoscimento della maggiore rappresentatività dell’A.N.F.P.. Molte cose sono cambiate dal 16 luglio 1997, giorno in cui Lei, in merito al riconoscimento della nostra rappresentatività, ebbe modo di affermare alla Camera dei Deputati che "la questione verrà posta al Dipartimento per la funzione pubblica in modo da poter valutare correttamente la maggiore rappresentatività dell’ANFP".

In primo luogo è intervenuto il D.L.vo 4/11/97, n. 396, in materia di rappresentatività sindacale nel settore del pubblico impiego, che ha dettato alcuni importanti principi. Fra essi quello del riconoscimento dell’autonomia dell’area contrattuale della dirigenza e quello, evidentemente distinto, della necessità di dare autonomo rilievo, in sede contrattuale, alle "figure professionali che, in posizione di elevata responsabilità, svolgono compiti di direzione o che comportano iscrizione ad albi oppure tecnico scientifici e di ricerca". Questa seconda previsione, a nostro avviso, ricomprende inequivocabilmente le funzioni di tutti gli appartenenti alle qualifiche direttive dei ruoli della Polizia di Stato (si rimanda, al proposito, alla nota dell’ANFP n. 00267/97/S.N. del 2 luglio 1997) ai quali, quindi, è necessario che sia assicurata adeguata e specifica tutela sindacale.

In secondo luogo abbiamo registrato una parziale apertura verso i Funzionari prefettizi, alla cui Organizzazione sindacale il Governo, attraverso il competente Sottosegretario, ha riconosciuto "tutti i diritti sindacali". Il riconoscimento dei diritti è stato tanto pieno che la violazione di essi ha indotto il Pretore di Roma, con decreto del 15 gennaio scorso, a condannare il Ministro dell’Interno per condotta antisindacale e ad annullare numerose promozioni effettuate in spregio al diritto di informazione sui criteri adottati per gli avanzamenti.

A nostro avviso è giunto il momento che anche per i Funzionari di Polizia si esca dalle secche dei rinvii e dalle pastoie degli espedienti curiali per dare spazio alla politica il cui ruolo è quello di offrire risposte concrete in tempi ragionevoli.

Tutti gli iscritti all’Associazione (che, lo ricordiamo, è l’Organizzazione nella quale si riconosce la maggioranza assoluta dei Funzionari sindacalizzati) vogliono sapere se questo Governo riconoscerà loro quel ruolo e quella dignità che, nei fatti, si traducono ogni giorno in sacrifici e responsabilità. A nostro avviso risulterebbe estremamente pericoloso per la tenuta e l’affidabilità della nostra Istituzione continuare ad alimentare l’equivoco, tanto autorevolmente quanto poco meditatamente originato, sull’effettiva esistenza di specifici interessi della categoria dei Funzionari di Polizia.

Compatibilmente con i Suoi impegni, pertanto, le chiediamo di poterLa incontrare con la massima consentita urgenza per discutere e dare risposta ai problemi rappresentati ed a quelli che da essi più direttamente scaturiscono.

dott. Giovanni Aliquò