
ASSOCIAZIONE NAZIONALE
FUNZIONARI DI POLIZIA
Prot.00390/2001/S.N.
OGGETTO: problematiche dei funzionari della Polizia di Stato.
Richiesta di incontro urgente.
AL SIGNOR MINISTRO DELL'INTERNO
On.le Claudio Scajola
Egregio Signor Ministro,
la Polizia di Stato è stata oggetto, negli ultimi due anni, di un vero e proprio "accanimento normativo", che ha gravemente penalizzato i suoi appartenenti sia dal punto di vista ordinamentale che sotto l'aspetto retributivo.
I Funzionari direttivi, più degli altri, hanno subito dal precedente Governo un trattamento particolarmente ingrato e discriminatorio: dapprima, infatti, sono stati relegati ad una mortificante condizione di asservimento nei confronti degli omologhi colleghi prefettizi, tutti inquadrati dirigenti “ope legis”; quindi, sono stati in blocco “degradati” rispetto ai corrispondenti ufficiali dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza, attraverso un “ritocco” di dubbia legittimità alle tabelle di equiparazione tra le qualifiche dei diversi Corpi stabilite dalla legge 121/81 e mediante un sostanzioso allargamento percentuale della dirigenza che è stato negato alla sola Polizia di Stato; infine, in occasione dei rinnovi contrattuali, hanno ricevuto incrementi stipendiali a dir poco offensivi, in quanto talmente esigui da potersi considerare puramente "simbolici" e comunque di molto inferiori, in percentuale, a quelli attribuiti a tutti gli altri ruoli, perpetrandosi scientemente, in tal modo, un ulteriore schiacciamento delle loro retribuzioni.
Quest'ultimo risultato, oltre che figlio della demagogia che ha informato tutti i contratti fino ad oggi stipulati, è stato conseguente anche alla pervicacia con cui, in sede politica, normativa e giudiziaria, lo stesso Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha sempre negato il diritto dei funzionari di Polizia ad un distinto ed autonomo comparto negoziale, ove potessero essere previsti adeguati strumenti per regolare il loro rapporto d'impiego alla luce delle peculiari responsabilità e funzioni che normativamente li caratterizzano rispetto al restante personale.
Queste scelte miopi e sciagurate, oltre ad indurre ulteriori fattori di squilibrio nel già instabile comparto sicurezza, hanno determinato l’insorgere di un diffuso sentimento di rigetto e disaffezione proprio in coloro che, sottoposti a schiaccianti carichi di responsabilità e quotidianamente esposti ad elevati rischi personali e professionali, avrebbero invece maggior bisogno di forti motivazioni per non perdere il “senso di appartenenza” all’istituzione ed affrontare, con slancio, i sacrifici richiesti da un lavoro sempre più difficile.
Ecco perchè numerosi colleghi, spesso tra i migliori, hanno deciso di cercare in altri contesti, ricorrendo all’opzione di trasferimento contenuta nell’art. 5 comma 3 della legge 31 Marzo 2000, n. 78, le gratificazioni e gli orizzonti di progressione che nell’amministrazione della pubblica sicurezza appaiono ormai irraggiungibili.
L'ultima occasione per porre riparo agli errori commessi, o almeno per alleviarne i disastrosi effetti, è un decreto legislativo delegato integrativo e correttivo al riordino delle carriere direttive e dirigenziali (per la cui emanazione c’è tempo, ai sensi dell’art.7 comma 4 della Legge 31 Marzo 2000, n. 78, fino al 31 dicembre dell’anno corrente), che riallinei la carriera dei Funzionari della Polizia di Stato a quella prefettizia, con accorpamento delle qualifiche direttive nella prima qualifica dirigenziale e rideterminazione dei livelli retributivi mediante parametrazione alla qualifica apicale.
Ove non si volesse o ritenesse possibile percorrere questa strada, si dovrebbe almeno garantire:
1) la non sovrapposizione ai funzionari direttivi della Polizia di Stato degli ex direttivi prefettizi, oggi tutti inquadrati in un ruolo dirigenziale, che, anteriormente al riordino della propria carriera, rivestivano qualifiche inferiori o corrispondenti. Tale effetto , non essendo accettabile che i Funzionari di Polizia possano trovarsi occultamente “sfrattati” anche solo da una delle articolazioni dell’Amministrazione, può oggi ottenersi solo mediante la drastica riduzione delle presenze dei Funzionari di prefettura in ambito dipartimentale e, nel contempo, attribuendo uno specifico valore all’anzianità di servizio dei Funzionari direttivi di Polizia al fine dell’assegnazione di incarichi, anche di natura dirigenziale, nell’ambito del Dipartimento della P.S.;
2) il ripristino della originaria tabella di equiparazione tra funzionari di Polizia ed Ufficiali delle forze di Polizia ad ordinamento militare;
3) la previsione di una disciplina distinta e di un'autonoma rappresentanza negoziale, nell'ambito di un proprio comparto di contrattazione, per i funzionari della Polizia di Stato, in quanto "figure professionali in posizione di elevata responsabilità", conformemente a quanto previsto in altri settori del pubblico impiego ai sensi degli articoli 40 e 42 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165;
4) il transito a domanda (presentabile senza limiti di tempo) dei Funzionari di Polizia (o, almeno, di quelli in servizio alla data del 15 marzo 2001) in altre amministrazioni pubbliche, con la previsione di un “ruolo cuscinetto” presso la Presidenza del Consiglio. In tal modo, da un lato si deflazionerebbero gli organici, consentendo un "commodus discessus" a quanti resteranno per forza di cose insoddisfatti degli effetti della pessima riforma e dalle asfittiche prospettive di crescita professionale, dall'altro si favorirebbe un virtuoso ricircolo di esperienze nel pubblico impiego. Per i militari qualcosa di simile è già previsto in materia di ausiliaria (v. art. 3, commi 3 e 4 del D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 165).
Al riguardo, tuttavia, sappiamo che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che ancora una volta cerca di minimizzare il profondo malessere nella nostra categoria, Le ha sottoposto una bozza di decreto correttivo in cui non è prevista alcuna soluzione per le problematiche cruciali prospettate, ma solo un limitato intervento su questioni marginali o solo formali.
Di fronte ad un atteggiamento tanto irresponsabile, è quanto mai concreto ed attuale il pericolo che l'ormai dilagante malcontento dei funzionari di Polizia, privati di ogni orizzonte di carriera, umiliati, sottopagati e soprattutto stanchi di fare soltanto da “parafulmine” ad ogni tempesta (come per i recenti fatti di Genova), si traduca in un generalizzato disimpegno o in un'emorragica “fuga di professionalità”.
Per quanto ci riguarda, ove non si tentasse d'invertire questa tendenza, non esiteremmo a denunciare all'opinione pubblica, con ogni mezzo consentito, le responsabilità di quanti, per incuria o per calcolo, hanno menomato a tal punto la Polizia di Stato, privando i cittadini di una difesa essenziale ed affidabile.
Le chiediamo pertanto di concederci, con ogni possibile urgenza, un' occasione d'incontro, per approfondire insieme gli argomenti prospettati.
Roma, 29 ottobre 2001
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Dott. Giovanni Aliquò