Signori Senatori,
è allesame delle Commissioni 1^ E 4^ riunite la recente riformulazione dellatto Senato 2793-ter "Norme di delega al Governo in materia di riordino dellArma dei Carabinieri, del corpo della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato. Si tratta di una norma di delega che, senza voler entrare nel merito delle roventi polemiche di questi giorni sulla spinosa materia del coordinamento, contiene, in nuce (art. 3), la previsione dellistituzione dei "Ruoli speciali dei Funzionari della Polizia di Stato", da alimentarsi, mediante concorsi interni, con personale tratto dal ruolo degli ispettori. I funzionari di Polizia, sul punto, ritengono che si stiano commettendo, forse a causa di non sufficiente informazione, degli errori molto gravi.
In modo diretto ed indiretto, abbiamo ricevuto diversi "suggerimenti" a tacere sul punto, a "non metterci di traverso", a lasciare prevalere le "ragioni della politica" e quelle dei numeri.
Lo stesso coraggio che, quotidianamente, guida i migliori di noi a svolgere con coscienza, imparzialità e fermezza il nostro lavoro ci induce a compiere questo tentativo.
Anche se sappiamo che, formalmente, è scaduto il termine per apportare, nella sede delle Commissioni riunite, nuovi emendamenti sentiamo, invero, forte il dovere di mettervi in guardia dal passo che vi si vuole far compiere.
A conforto delle nostre posizioni militano, da ultime, le forti ed autorevoli perplessità che, in materia, sono state recentissimamente espresse dal Consiglio di Stato nellordinanza n. 646/98 del 5 maggio scorso (depositata il 5 giugno 1998).
Esaminando un istituto di reclutamento interno del tutto analogo a quello con il quale si dovrebbero alimentare i "ruoli speciali" - che oggi si vogliono introdurre in Polizia - la suprema giurisdizione amministrativa ha sollevato, innanzi alla Corte Costituzionale, questione di legittimità sulle relative norme.
Il Consiglio di Stato, nel motivare la sua decisione, ha, tra laltro, richiamato precedenti sentenze della Corte Costituzionale con le quali si è affermato che : "a) la regola di cui allultimo comma dellart. 97 Cost. va intesa nel senso che anche il passaggio ad una fascia superiore, comportando laccesso ad un nuovo posto di lavoro, corrispondente a funzioni più elevate, è una figura di reclutamento soggetta alla stessa regola del pubblico concorso (sentt. n. 487 del 1991 e n. 313 del 1994) ; b) i concorsi interni totalmente riservati al personale dellamministrazione che li bandisce sono, pertanto, costituzionalmente illegittimi (sent. N. 313 del 1994), anche in relazione al fatto che, oltre ad introdurre surrettiziamente il modello della carriera in una disciplina che ne presuppone, invece, il superamento, si riverberano negativamente anche sul principio di buon andamento (sent. n. 333 del 1993)".
Abbiamo invano sperato, in passato, che, a portare lallarme nelle aule parlamentari sui pericoli di dequalificazione professionale insiti nellistituzione dei "ruoli speciali" dei commissari della Polizia di Stato, potessero essere i nostri vertici. La terribile esperienza dei riordini delle carriere del 1995 che, con promozioni "ope legis" di decine e decine di migliaia di unità di personale, è stata la causa del totale sovvertimento della piramide gerarchica, dello scardinamento di equilibri essenziali e della farragine (per non dire paralisi) operativa di molti uffici, pensavamo che avesse insegnato qualcosa ai responsabili di queste scelte scellerate.
Ci sbagliavamo.
Dalle varie audizioni che si sono, ad oggi, succedute ci siamo, infatti, accorti che le nostre speranze sono state mal riposte. Né il Ministro dellInterno, dott. Giorgio Napolitano, né il Sottosegretario allInterno, on. Giannicola Sinisi, né il Capo della Polizia, Pref. Fernando Masone, hanno voluto esprimere lo sconcerto e lassoluta contrarietà che la categoria dei funzionari di Polizia prova per le ipotesi di accesso alle qualifiche direttive secondo nuovi e meno rigorosi modelli di selezione interna.
Hanno, anzi, cercato di farvi credere che il provvedimento può essere iscritto in un quadro di "più attenta valorizzazione delle risorse umane, attraverso nuove modalità di assunzione, di formazione e di progressione nella carriera, particolarmente selettive, soprattutto per laccesso alla dirigenza" (dallaudizione del Capo della Polizia del 28 maggio 1998).
Nel caso migliore siamo in presenza di macroscopici abbagli.
Argomentazioni simili, invero, erano state utilizzate per giustificare lintroduzione, nel nostro ordinamento, dellart. 7 della Legge 28/3/97, n. 85 con il quale la metà dei posti che ogni anno si rendono disponibili nei ruoli dei Commissari devono essere riservati, per concorso interno, ai dipendenti muniti di laurea.
I numeri sono eloquenti : ripartiti, nel 1997, i 316 posti disponibili tra concorso pubblico e concorso interno "riservato", per il primo sono state presentate 11.418 domande mentre per il secondo le domande sono state, in tutto, 993. Nel concorso riservato il rapporto concorrenti/posti è di 6,28, mentre in quello pubblico è di 72,26.
A questo punto si deve tener conto che, nello stesso concorso pubblico, un quarto dei posti messo a concorso è riservato....agli interni.
Ebbene, nonostante tutto, considerato che tra i 688 partecipanti alle prove scritte del "concorso interno" vi sono laureati appartenenti a tutte le qualifiche, non si può non riconoscere che chi supererà queste prove (formalmente simili a quelle del concorso pubblico) sicuramente rischia di più (in termini di rigore delle selezioni, mobilità, progressione, ecc.) di quegli ispettori che, invece, sono rimasti alla finestra a guardare, aspettando di essere inseriti, ope legis, anche in carenza di adeguata cultura universitaria e senza alcuno sforzo, in un ruolo superiore.
Ogni ulteriore considerazione sulleffettivo valore di questo tipo di selezioni lo lasciamo al buon senso di chi legge. Qui ci si limita a considerare che la novella del "ruolo speciale" dei funzionari completa un sistema grazie al quale si sta realizzando, di fatto, una reale chiusura alla società civile dei ruoli direttivi della nostra Istituzione, perdendosi, in tal guisa, per sempre una delle più preziose peculiarità che contraddistingue la Polizia.
Si favoriscono, così, solo la "mediocrità di regime", la logica delle "cordate di potere", delle camarille di ogni tipo ed il monopolio delle "raccomandazioni : non sono certo le migliori prospettive per un Corpo che, per Legge, deve rendere, in piena autonomia da ogni sorta di condizionamenti, uno dei servizi più complessi e più essenziali per i cittadini.
La nostra convinzione è che, accelerando la marcia sulla strada della dequalificazione culturale e del lassismo nelle selezioni, causa di tanti danni hanno in tutta la Pubblica Amministrazione, la Polizia di Stato non riuscirà più a risollevarsi dalla condizione di prostrazione in cui oggi, palesemente, si trova.
Quella dei "ruoli speciali" è, lo ripetiamo, solo una scorciatoia per consentire a personale privo dei necessari titoli di cultura ed in assenza di selezioni, di accedere al ruolo dei funzionari con deleteri risultati che, solo in parte, sono immaginabili. Ci riserviamo di approfondire gli aspetti meno noti con quanti di Loro desidereranno contattarci direttamente.
Vogliamo, invece, sottoporvi subito le nostre proposte di modifica ed integrazione dellattuale normativa di delega :
Sono questi i punti essenziali sui quali, a nostro giudizio, ove, malgrado tutto, si volesse restar fermi nella determinazione di istituire i "ruoli speciali", è necessario che lAtto Senato 2793-ter venga integrato ed emendato. Sarebbe ben singolare, invero, che, in questo momento eccezionale e triste della storia della nostra Istituzione e della nostra Categoria, non venisse dato alcun ascolto alla voce dei Funzionari di Polizia.
Roma, 13 giugno 1998
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Dott. Giovanni Aliquò