LEGGE 78/2000:
RIORDINO DELLE FORZE DI POLIZIA
Il 30 marzo 2000, il Senato della Repubblica ha approvato in seconda lettura, senza apportarvi emendamenti di sorta, il testo dell'Atto camera 6249 (intitolato "Delega al Governo in materia di riordino dell'Arma dei carabinieri, del Corpo forestale dello Stato, del Corpo della Guardia di finanza e della Polizia di Stato. Norme in materia di coordinamento delle Forze di polizia"); l'articolato è stato promulgato il giorno seguente dal Presidente della Repubblica, divenendo la legge n. 78 del 2000.
Durante l'iter parlamentare di questa normativa, segnato da diversi "colpi di scena", l'A.N.F.P. ha condotto una dura campagna di protesta ed opposizione, ritenendo che i suoi contenuti non solo rappresentassero una grave deminutio per la Polizia di Stato all'interno del sistema sicurezza, ma che, concentrando eccessivi poteri nelle mani di corpi di polizia militare, alterassero equilibri essenziali per la nostra democrazia.
E' stata una coraggiosa e disinteressata battaglia civile, condotta, sempre e soltanto con mezzi leciti ed alla luce del sole, nell'interesse di tutti gli appartenenti alla Polizia e di tutti i cittadini, contro la protevia dei "poteri forti" ed il colpevole silenzio di quanti, per insipienza, per ignavia o per gretto calcolo, vi hanno soggiaciuto.
Molti, e non solo gli addetti ai lavori, ma anche cittadini comuni, quelli che cioè rappresentano la cosiddetta "opinione pubblica", hanno seguito con attenzione la vicenda e ci hanno dichiarato solidarietà, anche se spesso non erano in grado di comprendere fino in fondo quanto stava accadendo, dato che sull'argomento non sempre vi è stata un'informazione corretta o sufficiente.
Oggi che le scelte politiche oggetto del nostro dissenso sono divenute legge della Repubblica, le osserveremo lealmente, come abbiamo giurato di fare nel giorno in cui diventammo funzionari dello Stato.
Spenderemo ancora, tuttavia, le nostre migliori energie per far conoscere a tutti o comunque a quanti vogliano sapere quello che davvero è successo e succederà, in modo che ciascuno possa da sè formarsi le proprie opinioni ed agire di conseguenza, cercando così di "limitare il danno" nei ristretti margini di manovra residui.
In particolare, fino all'emanazione dei decreti delegati previsti dalla stessa legge, continueremo a far pervenire le nostre osservazioni critiche ed i nostri contributi propositivi agli organi di Governo ed alle commissioni parlamentari chiamate ad esprimere il previsto parere.
Inoltre, con i nostri comunicati, il nostro sito Internet, ed attraverso gli organi di stampa, terremo costantemente aggiornati sugli ulteriori sviluppi della questione tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato ed i cittadini.
Infine, assisteremo nelle opportune sedi legali quei funzionari associati che, consapevoli della mortificante condizione di dequalificazione, appiattimento retributivo e paralisi professionale ormai loro riservata, vorranno, avvalendosi dell'apposita previsione inserita nella legge grazie alle nostre insistenze, transitare in altre amministrazioni pubbliche.
In tale prospettiva, abbiamo anche preparato questa pagina web, in cui ripercorriamo gli antefatti e forniamo un costante aggiornamento sull'evolversi degli eventi, corredando la narrazione dei relativi documenti che testimoniano la nostra azione, affinchè tutti possano con chiarezza e senza equivoci rammentare, conoscere e comprendere fatti, responsabilità e prospettive.:
L'iter parlamentare e le nostre correlate iniziative
Già nel 1997 ci rendiamo conto del tentativo (non riuscito) di far passare quasi in sordina, attraverso un emendamento alla legge finanziaria, un progetto di riordino delle forze di polizia che amplifica smisuratamente i poteri dell'Arma dei Carabinieri, elevandola al rango di forza armata: denunciamo l'accaduto nel comunicato CILE, CILE, ARGENTINA.
In seguito, con l'inizio dei lavori parlamentari riguardanti l'Atto Senato 2793-ter, la nostra attenzione è attratta soprattutto dalla previsione del riordino delle carriere direttive attraverso l'istituzione di un ruolo speciale dei commissari. Intraprendiamo allora una puntuale opera d'informazione, per sensibilizzare l'opinione pubblica e responsabilizzare gli organi parlamentari e di governo sul rischio di una grave dequalificazione della Polizia di Stato. A tal fine, seguiamo con attenzione critica i lavori del Senato prima e della Camera dei deputati poi, pubblicandone sintetici resoconti, unitamente a tutti i nostri comunicati sull'argomento ed alle nostre controproposte in un'apposita pagina del nostro sito intitolata ALLARME RUOLI SPECIALI.
In seguito, dopo una lettura maggiormente approfondita ed organica del disegno di legge, ci rendiamo conto che, al di là delle discutibili soluzioni riguardanti le carriere dei funzionari, lo stesso introduce ben più gravi fattori di squilibrio nel sistema sicurezza, sia sotto il profilo delle sproporzione tra i compiti (e relativi poteri) assegnati in maniera specifica ed esclusiva alle forze di polizia militari rispetto a quelli riconosciuti alla Polizia di Stato, sia sotto il profilo delle garanzie democratiche in genere.
Sul punto, nella seduta del 21 ottobre 1999 presso le Commissioni riunite I e IV della Camera dei deputati, il segretario nazionale dell'A.N.F.P. Giovanni Aliquò svolge un'ampio ed articolato intervento, difendendo, vox clamans in deserto, gli interessi non solo dei funzionari, ma dell'intera Polizia di Stato e del Paese. Le osservazioni critiche nello stesso formulate non riguardano soltanto l'inopportunità dei "ruoli speciali", ma anche numerosi altri aspetti problematici dell'A.C. 6249, quali: i profili d'incostituzionalità delle norme di delega, la concentrazione eccessiva di poteri in capo alle polizie ad ordinamento militare, la mancanza di attribuzioni specifiche ed esclusive per la Polizia di Stato, gli ulteriori ostacoli che si frappongono al coordinamento delle Forze di polizia. Il testo dell'intervento, consegnato il giorno stesso a tutti i deputati presenti, è successivamente trasmesso, corredato di questa breve nota esplicativa, a tutti i parlamentari, ai ministri, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e ad altre personalità politiche ed istituzionali, tra cui anche il sottosegretario all'Interno Sinisi
Dal resoconto della seduta delle Commissioni I e IV del 27 ottobre, sembra che alcune delle osservazioni formulate dal segretario Nazionale ANFP nel corso dell'audizione svoltasi il 21 ottobre precedente, in particolare quelle relative allo strapotere attribuito ai Carabinieri, abbiano colpito nel segno: l'intervento effettuato in apertura dal deputato Maria Celeste Nardini (gruppo misto-RC-PRO) è interamente dedicato a questo problema.
Durante la seduta del 24 Novembre delle Commissioni, l'On. Marco Tassone (CDU), già autore di un significativo intervento in occasione dell'audizione del Sottosegretario Sinisi, rende due importanti dichiarazioni. Secondo quanto riportato testualmente nel resoconto stenografico, infatti, "registra una notevole insofferenza all'interno delle forze di polizia quando si affronta il tema del riordino delle carriere"; poi, "quanto alla elevazione degli attuali limiti di età per la permanenza nell'incarico del comandante generale dell'Arma dei carabinieri, precisa che il Parlamento non dovrebbe essere condizionato da Viale Romania nel condurre con celerità l'esame del progetto di legge C. 6249: al riguardo fa infatti presente che vi sono stati contatti informali tra ufficiali dell'Arma ed alcuni deputati membri delle Commissioni per sollecitarne la conclusione in tempi rapidi". Successivamente, intervenendo sui lavori della Commissione, precisa che "rinviando a domani il seguito dell'esame dei numerosi restanti emendamenti, si lascia intendere che, per la mancanza del tempo necessario, la Presidenza delle Commissioni adotterà tutte le soluzioni consentite dal regolamento per concludere l'esame in sede referente" e quindi "lamenta la forzatura che tutto ciò provoca ai fini dell'approfondimento della materia ed allo svolgimento di un adeguato dibattito, che invece sedute supplementari avrebbero permesso. Per queste ragioni contesta le modalità di organizzazione del procedimento di esame delle proposte di legge in titolo e conferma che questo modo di procedere lascia intendere che ci sono forze esterne che stanno condizionando i lavori parlamentari". Nonostante l'obbiettiva gravità di queste affermazioni, nessuno sembra intenzionato ad approfondirle.
Nella seduta del 25 Novembre delle Commissioni, sempre interamente dedicata all'art 1 riguardante l'Arma dei carabinieri, anche l'On. Tiziana PARENTI (misto-SDI) esprime osservazioni collimanti con i rilievi critici avanzati dal Segretario Nazionale ANFP nella sua trascorsa audizione. Infatti, "pur rendendosi conto che il provvedimento sembra essere «blindato», rileva l'opportunità di valutare con attenzione l'istituzione di una quarta Forza armata. Esprime, a nome del suo gruppo, profonda preoccupazione al riguardo, rilevando che si tratta di una riforma solo burocratica che, peraltro, non affronta il problema della duplicazione dei compiti delle forze dell'ordine nel Paese. Rileva altresì che il Ministro dell'interno potrà impartire esclusivamente semplici raccomandazioni al Comandante della quarta Forza armata, che avrà competenze anche in materia di ordine pubblico e di polizia giudiziaria. Si viene a creare un'istituzione autoreferenziale, che potrà disattendere gli ordini impartiti dalla autorità giudiziaria: precisa al riguardo che così si annulla la riforma avviata nel 1981, depotenziando lo Stato e le sue Istituzioni. In conclusione, anche alla luce del fatto che l'esame nelle Commissioni non è stato sufficientemente approfondito, ritiene che non si sia fatto un buon servizio al Paese e dichiara, a nome del suo gruppo, voto contrario sull'articolo 1, preannunciando sin d'ora che voterà in senso contrario anche in Assemblea." L'esame, tuttavia, continua fino a che il presidente Raffaele CANANZI "per consentire l'inizio dell'esame del progetto di legge C. 6249 nella seduta dell'Assemblea di domani, venerdì 26 novembre 1999, come previsto dal calendario dei lavori, e nell'impossibilità di procedere alla votazione dei restanti emendamenti presentati nel tempo a disposizione, pone in votazione il mandato ai relatori per la I e la IV Commissione a riferire favorevolmente all'Assemblea sul testo come modificato dagli emendamenti approvati, precisando che, in caso di approvazione, si intenderanno conseguentemente respinti tutti i restanti emendamenti. Le Commissioni deliberano quindi di dare mandato ai relatori Ruffino e Palma a riferire favorevolmente sul progetto di legge C. 6249, come modificato nel corso dell'esame". L'inquietante previsione dell'On.le Tassone (vedi sopra) si è dunque avverata!
Le sedute in commissione si avvicendano rapidamente (rimandiamo alla pagina Novità per i rispettivi resoconti) e si passa ben presto alla discussione in aula, nonostante alcuni deputati (Tassone, Parenti) nella denuncino un'eccessiva accelerazione dell'iter.
L'assemblea della Camera, inizia la discussione sulle linee generali dell'A.C. 6249 nella seduta del 26 Novembre. In questo frangente, si svolge un accorato e coraggioso intervento dell'On. Tassone, che, prendendo la parola dopo i relatori, dichiara di essere "sinceramente preoccupato per questo provvedimento", aggiungendo poi che "questa preoccupazione è diffusa in molti colleghi che la esternano e in altri che la nascondono, la ovattano, la comprimono". Il perchè sia preoccupato, lo chiarisce poco dopo in questi termini: "per il semplice fatto che ci attendevamo qualcosa di più in riferimento alle esigenze di rafforzare le strutture delle forze di polizia per contrastare dignitosamente e decorosamente la criminalità organizzata. Ci aspettavamo l'attuazione e il superamento della legge n. 121 del 1981 .... Si soddisfano, invece, ambizioni di corpo...". Proseguendo nel suo discorso diventa ancora più esplicito: "La presenza dei carabinieri è ovunque e molte volte è incontrollabile in ordine ad alcuni impegni che sfuggono anche al controllo della politica. Guai se il Parlamento dovesse perdere il controllo delle strutture chiamate al rispetto delle istituzioni! Non c'è dubbio che i carabinieri hanno sempre rispettato le istituzioni, ma ci sono dei segnali preoccupanti". Quali siano questi segnali preoccupanti, lo spiega così: "c'è stata un'accelerazione del procedimento legislativo che però - è bene che la Camera lo sappia - non è stata determinata da questo ramo del Parlamento nella sua autonomia, ma da forze esterne e, soprattutto, dal comandante generale dei carabinieri, il quale ha anche mandato in giro suoi ufficiali per condizionare i lavori parlamentari. Se questi sono i presupposti su cui nasce la legge, sono preoccupato, sono sinceramente preoccupato. I tempi li ha scadenzati l'Arma dei carabinieri perché Siracusa non vuole andare in pensione, non li ha scadenzati il Parlamento. Ebbene, se questi - come dicevo - sono i presupposti, siccome si parla di forze di polizia e di carabinieri, avendo ben presente la storia dell'Arma, sono sinceramente preoccupato! Se poi il Presidente della Camera ed il Governo non sono preoccupati, io lo sono. Ecco perché, per quanto mi riguarda, mi opporrò ferocemente a questo provvedimento.Un Governo non si può sottrarre alle proprie responsabilità né può subordinarsi ad un comandante generale dei carabinieri.". Le parole sono, a dir poco, esplosive; ma, incredibilmente, non si registra nessuna reazione.
L'assemblea della Camera, nella seduta
del 1 Dicembre, prosegue la discussione con tempi d'intervento contingentati.
Spiccano i ripetuti interventi dell'On. Tiziana PARENTI (misto-SDI),
che sottolinea come il provvedimento tenda ad allargare "il discrimen
tra l'Arma dei carabinieri e la Polizia di Stato, discrimen che esiste da sempre
e rende impossibile il coordinamento delle forze di polizia",
avvertendo che "...stiamo creando un corpo separato dallo Stato e
dovremmo sapere quanto questo sia pericoloso, visto che tutti i giorni ne
ragioniamo per altri corpi ed istituzioni dello Stato. Si rischia, infatti, di
creare posizioni di potere consolidato, che possono sfuggire anche alle
direttive generali dell'unico responsabile dell'ordine pubblico e della
sicurezza, appunto il ministro dell'interno". Inoltre, insiste su
un argomento esposto anche dal Segretario Nazionale ANFP nella
sua trascorsa audizione, affermando:
"pensare che le calamità pubbliche siano un compito militare e non
civile mi sembra ridicolo. Le calamità naturali per le quali possono essere
impiegati i carabinieri sono compiti e quindi il testo del provvedimento
andrebbe corretto" .
Dal canto suo, l'On. Tassone torna nuovamente alla carica: "il
comandante generale dell'Arma dei carabinieri ha urgenza di essere posto in
pensione e, quindi, si vuole accelerare e bruciare i tempi del dibattito
parlamentare e, pertanto, far approvare un provvedimento «blindato», senza la
possibilità di discuterne al Senato, questo è un altro problema! Signor
Presidente, dobbiamo dirlo chiaramente a quest'Assemblea, perché anche su una
proposta di questo tipo, sulla quale molti colleghi sono d'accordo, ritengo vi
sia una chiusura ed una indisponibilità, da parte del Governo, forse dettata da
una indicazione - non vorrei parlare di disposizione - che viene dal
responsabile di viale Romania, cioè dal comandante generale dell'Arma dei
carabinieri. Si tratta, come ho già detto in discussione sulle linee generali,
di un fatto molto grave che riguarda l'intero Parlamento e la vita democratica
del nostro paese. Le dichiarazioni del sottosegretario Brutti non ci soddisfano
affatto e sono, altresì, preoccupanti per le considerazioni che ho appena
svolto".
Queste parole, tuttavia, non sembrano indurre l'Aula a
rallentare ed approfondire l'esame del provvedimento, e prosegue la
"corsa" verso l'approvazione.
Iniziano speditamente le votazioni degli emendamenti, quando, nella seduta del 2 dicembre, si verifica un primo "colpo di scena": mentre ancora si dibatte degli emendamenti all'art. 1, manca per tre volte consecutive il numero legale. L'esame è sospeso.
Il 6 Dicembre 1999, l'ANFP acquista una pagina intera sul quotidiano "La Repubblica" per pubblicare questo comunicato, chiedendo a tutte le autorità competenti "scelte responsabili".Il 13 dicembre ripete l'iniziativa con un comunicato dello stesso tenore, pubblicato, sempre a pagina intera, sull'edizione nazionale del quotidiano "La Stampa" (lo stesso testo compare anche sul supplemento "Lo Specchio").
Il 12 Gennaio 2000 organizziamo, presso la Camera dei Deputati, un convegno sul tema "Democrazia, equilibri istituzionali e cultura della sicurezza civile", relativo all'A.C. 6249, al quale intervengono numerose personalità politiche ed istituzionali (tra gli altri, ricordiamo: i deputati Paolo Palma ed Elvio Ruffino, relatori del disegno di legge in argomento, l'On. Giovanni Meloni, relatore del disegno di legge conosciuto come "pacchetto sicurezza", l'On. Tiziana Parenti, l'On. Mario Tassone, l'On. Paolo Cento, il Sottosegretario all'Interno Maritati, il Vice Capo della Polizia Grimaldi). La partecipazione di funzionari dirigenti e direttivi, associati e non, provenienti da tutta Italia, è superiore ad ogni aspettativa; basti pensare che i commessi della Camera non consentono l'accesso ad alcuni colleghi, perchè l'afflusso nella sala messa ha disposizione supera i limiti di capienza! Nel corso del dibattito emergono spunti di estremo interesse; perciò, pochi giorni dopo, l'ANFP mette a disposizione di tutti gli interessati, anche sul sito Internet, gli atti del convegno , trasmettendoli direttamente ai parlamentari ed agli organi di stampa.
Il 26 Gennaio l'ANFP è finalmente ricevuta dal Sottosegretario all'Interno Massimo Brutti, cui espone le proprie preoccupazioni circa il rischio di alterare gli equilibri istituzionali che sottendono la nostra democrazia. L'incontro è deludente, soprattutto alla luce dei successivi sviluppi: infatti, nonostante il Senatore Brutti, respingendo le nostre richieste d'intervento per modificare l'A.C. 6249, affermi che il provvedimento si regge su delicatissimi equilibri, per cui ormai sarebbe difficile toccare "anche una virgola del testo", appena due giorni dopo, in sede di Comitato parlamentare dei Diciotto, è introdotto addirittura un nuovo articolo (il 6-bis), che prevede un ennesimo riordino delle carriere non direttive! Esprimiamo tutto il nostro sdegno in questa Lettera Aperta.
L'A.N.F.P elabora e sottopone ai relatori questi due emendamenti agli articoli 4 e 7 dell'A.C. 6249 per cercare di ridurne i negativi effetti.
Il 22 febbraio 2000, costretti come ormai siamo a "battere il pugno sul tavolo" per far ascoltare la nostra voce, rinunciamo per la prima volta ai "toni moderati ed istituzionali" e pubblichiamo sui quotidiani "La Repubblica", "La Stampa", L'Unità e Il Manifesto questo nuovo annuncio a pagamento sull'A.C. 6249.
Il nostro comunicato, che riporta le parole testuali dell'On. Tassone, scatena violente reazioni: alcuni, fingendo di non capire ed attribuendo artificiosamente a noi quanto invece era stato pubblicamente denunciato da un deputato della Repubblica, ci bollano addirittura come "eversivi". Ma gli analisti politici più attenti e gran parte dell'opinione pubblica cominciano a capire: lo testimonia questo memorabile editoriale di Giorgio Bocca comparso in prima pagina su La Repubblica il 23 febbraio e questo splendido commento di Giuseppe D'avanzo pubblicato lo stesso giorno, sempre in prima pagina, sul Corriere della Sera.
Nonostante tutto, il fronte trasversale che sostiene il provvedimento si compatta: nella seduta del 24 febbraio, pur tra molte voci contrarie, l'A.C. 6249 è approvato e trasmesso al Senato.
Non ci arrendiamo e continuiamo a spiegare a tutti, anche diffondendo questo appunto esplicativo, le ragioni di fatto e di diritto della nostra contrarietà al riordino delle forze di polizia così come disegnato nel provvedimento in approvazione.
Nel frattempo alcuni organi di stampa pubblicano un documento del COCER Carabinieri, in cui si riporta il contenuto di una telefonata intercorsa tra il Colonnello Pappalardo ed il Presidente del Consiglio D'Alema; il primo dichiara che i Carabinieri non accettano alcune norme del pacchetto sicurezza (in quegli stessi giorni all'esame della Camera), nelle quali si ribadisce l'attribuzione al Questore del coordinamento a livello tecnico operativo delle forze di polizia, e chiede perentoriamente un intervento correttivo, ricevendo dal secondo ampie assicurazioni.
Venerdì 23 Marzo, in un'aula del Senato pressochè deserta, viene improvvisamente iniziata, con inspiegabile e sospetto anticipo rispetto a quanto fissato nel calendario ufficiale dei lavori, la discussione sul disegno di legge di riordino delle forze di polizia.
Il 27 marzo pubblichiamo sui quotidiani "La Repubblica", "La Stampa" ed il Il Manifesto questo nuovo comunicato, sottoscritto congiuntamente con SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti alla polizia), SO.diPO. (Solidarietà di Polizia), R.S. (Rinnovamento Sindacale) ed U.N.A.C. (Unione Nazionale Carabinieri), in cui, anche con riferimento alla telefonata resa ormai pubblica tra il Presidente del Consiglio ed il Colonnello Pappalardo, poniamo serie domande su quello che sta accadendo. Rimarranno tutte senza risposta.
Nella seduta del 29 marzo si scatenano ancora una volta contro di noi le ire dei più tetragoni sostenitori di questo provvedimento; ma non sembra esserci ancora piena concordia tra le fila della stessa maggioranza e la votazione è rinviata all'indomani mattina.
Nella seduta del 30 marzo 2000, alle 11,30, il Senato approva definitivamente la legge. Appena un quarto d'ora dopo, con singolare tempismo (o forse bisognerebbe dire con provvidenziale ritardo), l'agenzia ANSA, in tre lanci consecutivi, rivela l'esistenza di un documento elaborato ad uso interno dal Presidente del COCER Carabinieri, Colonnello Antonio Pappalardo, che attribuisce all'Arma il compito di "fondare un nuovo Stato". Esplodono le polemiche. Ancora una volta voci autorevolissime, ricordando la nostra coraggiosa denuncia civile, dimostrano di condividerne in pieno le argomentazioni: per tutte, citiamo quelle di Eugenio Scalfari che, su "La Repubblica" del 1 Aprile, scrive questo meraviglioso articolo, e, ancora una volta, di Giorgio Bocca, autore di questo incisivo commento, pubblicato sullo stesso giornale il giorno dopo. Altri, invece, insinuano più o meno esplicitamente che il nostro comunicato "PIANO SOLO" era scaturito dall'aver avuto, in anticipo, diretta conoscenza dell'ormai famigerato "dossier Pappalardo" e qualcuno arriva anche ad accusarci di aver manipolato ad arte l'uscita della notizia per spargere veleni contro l'Arma dei Carabinieri. Tra i più accaniti nei nostri confronti, si distingue l'On. Folena, alle cui inaccettabili dichiarazioni il nostro segretario risponde, dalle pagine dell'Unità, con questa lettera aperta. Inoltre, sulla base di un perverso ed inaccettabile parallelismo dolosamente suggerito da alcuni personaggi (in primi il senatore a vita Cossiga) tra il Colonnello Pappalardo (nel frattempo rimosso dall'incarico e denunciato alla Procura militare) ed il segretario nazionale dell'A.N.F.P dr Aliquò, si invocano anche per il secondo provvedimenti punitivi; che, preannunciati pubblicamente dallo stesso Ministro dell'Interno Bianco, puntualmente arrivano. Il 6 aprile, infatti, al nostro Segretario Nazionale è recapitata una pretestuosa contestazione addebiti per aver, attraverso le sue esternazioni sulla vicenda, "arrecato disdoro all'immagine dell'Amministrazione". E' un intollerabile attacco alla libertà di critica sindacale; e mentre il Consiglio Nazionale ANFP dirama immediatamente questa dichiarazione di solidarietà al proprio Segretario, tutti gli altri sindacati congiuntamente insorgono con questo comunicato. L'interessato, per sua parte, risponde con queste memorabili controdeduzioni, nella quale impartisce una vera e propria lezione di diritto sindacale e di cultura della democrazia alle "menti sopraffine" che hanno tentato di colpirlo. Il procedimento, in seguito, si chiuderà senza l'adozione di misure disciplinari, con un provvedimento di archiviazione che però, lungi dal riconoscere le ragioni del Segretario Nazionale e del diritto, assomiglia piuttosto a un' inaccettabile "assoluzione per mancanza di prove".
Il giorno dopo il Presidente della Repubblica Ciampi, con inusitata rapidità e mentre ancora numerosi esponenti politici gli chiedono di rinviare la legge alle Camere, la promulga. Sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 Aprile seguente con il numero identificativo 78/2000. Eccone il testo.
Per la Polizia di Stato, la legge approvata delega il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi per la revisione dell'ordinamento del personale dei ruoli di cui alla legge 1º aprile 1981, n. 121 (art. 5), con specifico riferimento alle carriere direttive e dirigenziali, un regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 per il riassetto della struttura organizzativa delle articolazioni centrali e periferiche dell'Amministrazione della pubblica sicurezza, ed infine l'adozione, e disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 12 maggio 1995, nn. 196, 197, 198 e 199, 28 novembre 1997, n. 464, e 30 dicembre 1997, n. 490 (art. 9).
A nostro avviso queste tre deleghe, in quanto inerenti aspetti strettamente collegati sul piano ordinamentale, avrebbero dovuto, per ovvi motivi di organicità, essere esercitate congiuntamente.
Diversamente, la nostra Amministrazione ha deciso di dar corso, nell'immediatezza, solo al riordino delle carriere dei funzionari.
A tal fine, un apposito gruppo di lavoro costituito in seno al Dipartimento della P.S. è stato incaricato di studiare le problematiche connesse e le soluzioni adottabili, elaborando uno schema del decreto delegato riguardante la specifica questione.
Sarebbe stato lecito aspettarsi che, nel redigere il documento in parola, si fosse tenuto in debito conto l'assetto recentemente attribuito alle carriere dei funzionari prefettizi dal DDL 139/2000 (attuativo della delega contenuta nella legge 266/99), in forza del quale gli stessi sono stati compattati tutti in un ruolo unico dirigenziale composto di tre sole qualifiche: Vice Prefetto Aggiunto, Vice Prefetto, Prefetto. Diversamente, questo "galleggiamento" verso l'alto di una categoria fino ad oggi perfettamente "speculare" alla quella dei funzionari di polizia, non potrà che risolversi in un ennesimo "schiaffo" a nostro danno (come avevamo già denunciato in un comunicato stampa diramato il 13 maggio 2000).
Ed invece, purtroppo, il gruppo di lavoro ha partorito (o, meglio, abortito una prima bozza di articolato che, lungi dal soddisfare le aspettative, ci relega ad un ruolo gregario all'interno del Dipartimento, mortificando anche le legittime istanze degli ispettori vincitori di concorso già ingiustamente pregiudicati dal "disordino" delle carriere operato nel 1995.
Venuti a conoscenza di questo abominevole progetto, abbiamo informato immediatamente tutti i colleghi del pericolo imminente, diffondendo due comunicati VENDUTI e NON CI RESTA CHE PIANGERE.
Il 7 giugno, il Ministro dell'Interno Enzo Bianco, in un incontro con la Federazione Sindacale di Polizia cui aderisce l'ANFP, ha sostenuto che la bozza da noi contestata è solo una mera "ipotesi di lavoro" del Dipartimento, non definitiva nè impegnativa. A suo dire, il vero schema di decreto sarebbe stato formulato da uno speciale comitato - costituito da esperti dell'ufficio legislativo del Ministero insieme con esponenti della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato - che avrebbe approntato congiuntamente i riordini di tutte le forze di polizia, in maniera da conservare un certo "equilibrio" tra i rispettivi assetti ordinamentali.
Queste parole, però, risultano ben presto clamorosamente smentite: sin dalla prima riunione del comitato in questione, la famigerata bozza è presentata come la "proposta ufficiale" di riordino per la Polizia di Stato.
Comprensibilmente delusi e indignati, abbiamo rivolto al Ministro questa lettera aperta, chiedendo un chiarimento, senza ricevere, a tutt'oggi, alcuna risposta.
A questo punto, mentre qualche piccolo truffatore di altri sindacati si è subito adoperato per approfittare della situazione promettendo miracoli (vedasi questo comunicato), il 1 luglio abbiamo pubblicato un articolato documento (Progetti dell'Amministrazione e legge 78/2000: sapere per decidere) nel quale esaminiamo criticamente punto per punto lo schema di decreto prospettato, dando conto anche dei nostri deludenti confronti sull'argomento con i rappresentanti del gruppo di lavoro prima e con lo stesso Ministro dell'Interno.
La reazione del Dipartimento non si è fatta attendere: al Segretario Nazionale, lunedì 3 luglio seguente, è stata notificata una nuova ed altrettanto pretestuosa contestazione addebiti per una dichiarazione stampa rilasciata un mese prima! Questo ulteriore procedimento s'inquadra perfettamente in un evidente contesto persecutorio, avvicendandosi senza soluzione di continuità con quello di cui abbiamo detto in precedenza, risoltosi appena tre giorni dopo (il 6 luglio) con il sopra censurato provvedimento di archiviazione. Il Segretario Nazionale, naturalmente, ha replicato anche questa volta punto su punto, con dettagliate ed argomentate controdeduzioni.
Intanto, il nuovo comitato ministeriale interforze ha continuato i suoi lavori in gran segreto, finchè, nella riunione del Consiglio dei Ministri del 18 luglio, gli schemi dei decreti di riordino delle nostre carriere e di quelle degli ufficiali dei Carabinieri sono stati approvati dal Governo.
Il 20 luglio, abbiamo finalmente ricevuto dal Capo della Polizia, in occasione di un incontro sindacale nel quale è emersa ancora una volta una sostanziale sordità alle nostre argomentazioni critiche, lo schema di decreto di riordino approvato dal Consiglio dei Ministri.
Il documento ricalca in massima parte la famosa bozza di riordino che il Ministro Bianco aveva liquidato come "mera ipotesi di lavoro", con alcuni significativi peggioramenti (uno per tutti: gli inquadramenti transitori degli attuali direttivi nelle qualifiche superiori sono rinviati "sine die", asseritamente per mancanza della necessaria copertura finanziaria).
Per giunta, nel decreto riguardante le carriere dei Carabinieri, apprendiamo che contemporaneamente sono state riformulate le tabelle di equiparazione tra le omologhe qualifiche (art. 32), degradando in blocco tutti i nostri funzionari direttivi!
Un simile scempio è avvenuto, scopriremo poi, con la piena complicità del Dipartimento della P.S.; questa previsione, infatti, era già contenuta in una bozza del nostro decreto datata 14 luglio, mai ufficialmente divulgata, ma è stata poi "nascosta", estrapolandola da quel contesto ed inserendola nel provvedimento riguardante l'Arma, per evitare il confronto, sullo specifico punto, con le rappresentanze sindacali della Polizia di Stato.
Prendiamo atto, in un comunicato diffuso il giorno dopo, che i vertici della nostra Amministrazione ed il Ministro dell'Interno ci considerano dei MISERABILI.
L'impegno attuale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia
In conformità con quanto previsto dalla stessa legge delega (art.5 comma 2), abbiamo elaborato e consegnato al Dipartimento, l'11 Agosto scorso, il nostro parere sullo schema di decreto di riordino, che dovrà essere trasmesso, insieme con quelli eventualmente formulati dalle altre organizzazioni sindacali (di cui, però, non abbiamo notizia), alle commissioni parlamentari competenti all'esame del provvedimento.
Nel parere, oltre ad esaminare quali disastrosi effetti produrrebbe il decreto delegato ove approvato nella sua ultima versione, abbiamo evidenziato i vizi di legittimità e gli aspetti eccedenti la delega; in proposito è di tutta evidenza che, se il testo sarà ugualmente emanato, intenteremo ogni possibile azione legale.
Inoltre, abbiamo prospettato un possibile, organico e coerente modello alternativo di riordino, riscrivendo allo scopo articolo per articolo il decreto (in particolare, evidenziando in grassetto tutte le modifiche ed integrazioni suggerite).
Il tutto in soli venti giorni e senza avere a disposizione i mezzi e le risorse umane messe a disposizione delle tre commissioni ministeriali che hanno per mesi lavorato sulla materia.
Non ci risulta che nessun altro abbia compiuto un simile sforzo propositivo.
Questo, forse, taciterà una volta per tutte quanti, con troppa leggerezza, hanno talora sostenuto che siamo capaci soltanto di protestare e non d'interloquire costruttivamente.
Servirà a qualcosa? Non lo sappiamo.
Di certo non attenderemo gli eventi passivamente e, tra le altre iniziative, ci attiveremo per sensibilizzare tutti i deputati e senatori delle commissioni competenti ad esprimere il parere prescritto dalla legge.
In ogni caso, nei prossimi mesi, cercheremo anche di fornire a tutti i colleghi informazioni utili per avvalersi della possibilità, riservata agli attuali funzionari dal comma 3 dell'art. 5 della legge 78/ 2000, di transitare in altre amministrazioni pubbliche.
Per qualunque suggerimento o contributo, scriveteci al nostro indirizzo e-mail (anfp@uni.net) e, nei limiti del possibile, risponderemo a tutti.