ASSOCIAZIONE NAZIONALE
FUNZIONARI DI POLIZIA
Roma, 18 dicembre 2001
Prot. 00442/2001/S.N.
OGGETTO: Posti di funzione da conferire ai Dirigenti nell’ambito degli Uffici centrali dell’Amministrazione dell’Interno. Dipartimento della Pubblica Sicurezza
AL SIGNOR MINISTRO DELL’INTERNO
On.le Claudio Scajola
R O M A
Signor Ministro,
grande sgomento ha destato, tra tutti i Funzionari di Polizia in servizio presso il Dipartimento della P. S. e, più in generale, nella Dirigenza della Polizia di Stato, una recente bozza di decreto attuativo dell’articolo 10 del D. L.vo 19 maggio 2000, n. 139, che è prossima ad essere sottoposta alla Sua firma, con la quale, di fatto, essenziali funzioni di direzione e coordinamento della nostra Istituzione sono definitivamente affidate a Dirigenti di un’altra Amministrazione, quella prefettizia.
E’ giusto chiarire subito che, pur comprendendo le forti motivazioni economiche sottostanti all’accelerazione che si vuole imprimere al provvedimento, ove esso dovesse essere licenziato nella sua forma attuale si aprirebbe una grave frattura nell’ambito dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza con conseguenze non positive sulla motivazione interna dei Funzionari civili della Polizia di Stato e sull’operatività del Dipartimento della P.S. .
Da tempo, invero, abbiamo rilevato che il disequilibrio verificatosi tra le carriere dei Funzionari di Polizia e di quelli Prefettizi, a seguito delle riforme che hanno interessato i rispettivi comparti, avrebbe provocato, indirettamente, l’esautorazione della componente della Polizia di Stato presso il Dipartimento della P. S. e la marginalizzazione del nostro ruolo dirigenziale a compiti meramente operativi se non, addirittura, esecutivi.
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E’ quello che, con grandi incoerenze e disconoscimento dei meriti che i Dirigenti della Polizia di Stato hanno guadagnato in questi anni, si realizzerà ove Lei dovesse licenziare quella “bozza” che, solo fortunosamente, abbiamo avuto modo di esaminare in questi giorni e che, probabilmente, avrebbe dovuto essere almeno oggetto di un’informazione preventiva alle organizzazioni sindacali di Polizia.
Si dispone, infatti, anche di posti di funzione (e di materie) che fino ad oggi sono stati indifferentemente ricoperti da Funzionari di entrambe le carriere, sancendone l’attribuzione ESCLUSIVA ai soli appartenenti alla carriera prefettizia e creando posizioni di “staff” che finiranno per attrarre tutte le competenze relative allo studio e alla pianificazione.
A parte l’inutile (e un po’ ridicolo) fiorire di anglicismi nella parte descrittiva delle funzioni (la lingua italiana ed il patrio latino non credo che siano strumenti espressivi meno efficaci della lingua d’Albione), il decreto persegue fermamente l’obiettivo di burocratizzare, al vertice, la Polizia di Stato e, con un’applicazione artatamente distorta della legge 121/81, di assoggettarla al penetrante controllo di chi, privo per scelta esistenziale di esperienze operative, ben difficilmente potrà rivelarsi buon interprete dei bisogni e delle aspettative della periferia e, men che meno, saprà darvi risposta.
Ben 81 posti dirigenziali, secondo il progetto in parola, saranno infatti conferiti, nell’ambito delle sole Direzioni del Dipartimento della P. S., al personale prefettizio, con attribuzione di responsabilità strategiche di direzione e controllo della Polizia di Stato. E’ la più grossa iniezione di “alta burocrazia” che si registra al Ministero dell’Interno dall’Unità d’Italia ad oggi!
E tanto avviene, rompendo gli equilibri della legge 121/81, senza che sia chiaramente stabilita l’equiparazione tra Funzionari di Polizia (in particolare quelli attualmente definiti “direttivi”) e gli omologhi prefettizi e senza nemmeno prevedere un corrispondente incremento dei posti di prefetto riservati dalla Legge ai Funzionari della Polizia di Stato.
Si compie, in altre parole, una scelta del tutto opposta a quella che ha visto elevare l’Arma dei carabinieri al rango di Forza armata: lì tutte le responsabilità strategiche di gestione interna e di pianificazione del personale e dei mezzi sono state affidate ad Ufficiali dell’Arma del Comando Generale, minimizzando, se non escludendo del tutto, il rapporto di dipendenza dall’Esercito (che, ove residua, è relativo all’attribuzione di importanti e concorrenti funzioni militari); la Polizia, invece, deve subire una rafforzata ed esorbitante presenza dirigenziale allogena (restando, peraltro, esclusa da qualsiasi funzione “di governo” ed omologata, in pejus, alle altre Forze ad ordinamento militare).
A parte l’incoerenza di duplicare e/o disperdere in altri Dipartimenti del Ministero competenze riguardanti il contenzioso sul Codice della Strada e lo studio del fenomeno delle tossicodipendenze, non ci sembra che possa essere accettata l’esautorazione subita dai Funzionari di Polizia nella quasi totalità degli Uffici del Dipartimento che trattano, in via esclusiva, affari essenziali per la nostra Istituzione ed in quelli che, comunque, hanno competenze di studio e ricerca.
Ciò è evidente presso la Segreteria del Capo del Dipartimento della P. S. e all’Ufficio per l’Amministrazione generale del Dipartimento della P. S., ove si arriva ad affidare “in esclusiva” ai prefettizi non solo le relazioni sindacali del personale della Polizia di Stato (e gli effetti di questa scelta, dal 1981 ad oggi, sono sotto gli occhi di tutti), ma perfino la “comunicazione interna ed istituzionale” del Dipartimento.
A meno che non si sia voluta creare un’inutile e dispendiosa duplicazione delle funzioni (con un responsabile della comunicazione per il Dipartimento ed uno per la Polizia di Stato), non si capisce per quale motivo i poliziotti non possano essere nemmeno “padroni della loro immagine” e del cerimoniale.
Uguale notazione vale, nel medesimo ambito, per gli affari legislativi, per la pianificazione, programmazione e controllo di gestione e relativa valutazione, ove anche il riferimento esplicito alle Direzioni interregionali della Polizia di Stato è significativo in relazione alle funzioni di governo della nostra Istituzione.
Lo stesso dicasi per la Direzione centrale per gli affari Generali della Polizia di Stato, ove l’intero apparato che è deputato agli interventi assistenziali e sociali a favore del nostro personale è ad altri consegnato.
Alla stessa Direzione Centrale della Polizia Criminale, e al dipendente Servizio centrale di protezione, si è pensato di poter definitivamente preporre un burocrate alla trattazione di affari che riguardano il contrasto della criminalità, la gestione degli Affari generali e le stesse problematiche relative al cambio delle generalità.
Per certi versi ancor più grave la situazione che si registra alla Direzione centrale per la Polizia stradale, ferroviaria, dell’immigrazione e postale.
Nella prima delle due realtà non solo la gestione delle risorse umane e strumentali e la stessa consulenza strategica sugli obiettivi gestionali della polizia di Stato e sull’ordinamento sono affidati a Funzionari prefettizi ma perfino la direzione di due servizi “tecnicissimi” come quelli della Polizia Stradale e della Polizia ferroviaria.
La piena sensazione dello “spossessamento” subito dalla Polizia di Stato presso il Dipartimento della P. S., tuttavia, la si avverte alle Direzioni centrali del Personale (o delle risorse umane), degli Istituti di Istruzione e dei Servizi tecnico logistici.
Nella prima di queste realtà si affida a personale di un’altra Amministrazione la responsabilità di formulare, per la Polizia di Stato, progetti per “il reclutamento, l’ordinamento, la gestione e l’organizzazione delle risorse umane”, oltre alle analisi d’impatto delle riforme proposte e di organizzazione degli Uffici dipartimentali e delle Questure. E ciò anche in relazione all’ordinamento ed al contenzioso relativo alla disciplina, ai trasferimenti, ai concorsi, ai concorsi relativi al personale dei vari ruoli e, con un pizzico di sfrontatezza, alle stesse relazioni con il pubblico in materia di concorsi.
Egualmente straniante è il trattamento subito dai Funzionari di Polizia presso la Direzione Centrale per gli Istituti d’Istruzione: la pianificazione e programmazione della formazione e dello sviluppo del personale della Polizia di Stato come il controllo di gestione sui nostri Istituti di Istruzione, al contrario di quanto avviene presso le altre Forze di polizia, sono del tutto sottratti ai Dirigenti della Polizia di Stato.
Anche per i Servizi tecnico-logistici ci si è dimenticati che la Polizia di Stato possiede degli ottimi dirigenti tecnici, che assai più propriamente di un burocrate avrebbero potuto avere una visione strategica più consapevole “nella pianificazione logistica, nella definizione degli obiettivi gestionali e nella predisposizione di programmi e progetti” delle questioni “tecniche” della Polizia di Stato, trattare con maggior proprietà le materie attinenti tanto agli impianti tecnici e telecomunicazioni come al settore della motorizzazione.
Sembra, in definitiva, che, mentre le altre Forze di polizia, con le recenti riforme, hanno tra l’altro conquistato la loro piena emancipazione per la gestione dei mezzi e del Personale, la Polizia di Stato, oltre alle mortificanti penalizzazioni di carriera subite dai suoi Funzionari, sia anche irragionevolmente condannata ad una nuova e più opprimente schiavitù.
Ove ciò avvenisse, Signor Ministro, credo che ciò non gioverebbe né alla stabilità del Suo dicastero nè alla sicurezza del Paese.
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Dott. Giovanni Aliquò