Roma, 18 febbraio 1998

N. 00339/98/S.N.

OGGETTO: Nuovo assetto della Polizia postale. Richiesta di incontro.

 

AL SIGNOR CAPO DELLA POLIZIA

DIRETTORE GEN.LE DELLA P. S.

Pref. Fernando Masone

 

 

 

Egregio signor Capo della Polizia,

la recente legge sull’Autority delle comunicazioni ha espressamente previsto il potenziamento della Polizia postale, attribuendole la nuova denominazione di Polizia delle telecomunicazioni. Ci sembra un importante riconoscimento per una delle specialità che troppo a lungo e a torto, nonostante la previsione della L. 121/81, è rimasta relegata nel ruolo di Cenerentola dell’Amministrazione.

Il personale della Polizia postale, che pure in largo numero risulta essere specializzato presso Scuole come quella di Genova-Begato e quella interforze dell’Aquila, ha trovato prevalentemente impiego in compiti di scorta valori, nonostante il D.M. del 14 agosto 1984 collochi tale servizio al penultimo posto dell’elenco di quelli che la Specialità deve assolvere.

Con estrema sincerità si deve riconoscere che, sovente, l’Amministrazione sembra aver utilizzato la Polizia postale come un luogo dove parcheggiare "gli indesiderati", senza distinzione di ruoli e qualifiche.

Dotata di scarsi mezzi (spesso rimediati grazie all’encomiabile arte di arrangiarsi del personale) la Specialità ha poi particolarmente sofferto della sclerosi determinata dagli immobilismi ministeriali.

E’ così che qualcuno, con scarsa lungimiranza, ha pubblicamente definito la Polizia postale un "ramo secco".

Invece, malgrado tutto, grazie alle capacità, al senso del dovere, alla tenacia ed all’orgoglio professionale di molti Funzionari congiunti all’entusiastica e qualificata adesione di un larghissimo numero di loro collaboratori (ai quali non può non rendersi merito) si è affermata una nuova cultura.

Incidendo con successo su reati diffusi e che causano forte allarme sociale (tra i quali le clonazioni di apparati cellulari, la pirateria radio-televisiva, la pedofilia su internet, ecc.), si sono moltiplicate le indagini che hanno portato tanto lustro alla Polizia di Stato. La repressione delle violazioni amministrative, invece, garantendo il ripristino di una legalità troppo spesso dimenticata, ha consentito nel 1997 di far incamerare allo Stato più di dodici miliardi di lire. Un trend che, unito a quello degli arresti e degli apparati sequestrati, è indubbiamente lusinghiero.

Su tale processo, con tutta evidenza, hanno positivamente inciso anche i ricordati sforzi di formazione , la maggiore attenzione ed il rinnovato impulso che, soprattutto in questi ultimi tempi, l’Amministrazione ha lodevolmente dato alla Polizia postale.

Con una Sua circolare del 12 aprile 1997 è stata autorevolmente ribadita la competenza esclusiva in materia di reati e violazioni amministrative in materia di telecomunicazioni.

A tutti è parso che il Dipartimento, muovendosi finalmente con un certo dinamismo, si fosse finalmente accorto dell’importanza strategica del settore delle telecomunicazioni e dell’informatica e si fosse determinato a difendere le competenze attribuite dalla Legge alla Polizia di Stato, respingendo i continui e pressanti tentativi di intrusione messi in essere da altri Comandi.

Siamo rimasti, perciò, assai sorpresi di constatare che, secondo un progetto posto recentemente al Suo vaglio, sarebbe prevista una ristrutturazione che comporterebbe la cancellazione di ben 82 dei 95 Uffici operativi di specialità, con il passaggio delle attività di controllo amministrativo alle Questure.

Per contro, presso il Dipartimento, si procederebbe all’istituzione di un vero e proprio servizio, articolato in due divisioni.

Questa scelta dell’Amministrazione ha provocato grande preoccupazione tra tutti gli appartenenti alla Polizia postale.

Noi, credendo di interpretare anche i sentimenti dei nostri più leali e diligenti collaboratori, siamo convinti che non sia opportuno smantellare, di fatto, l’articolazione territoriale della Polizia postale. Si disperderebbe solo la maggior parte del personale in Uffici impropri, separando l’attività amministrativa (ed i correlati flussi info-investigativi) da quella giudiziaria ed eliminando un controllo del territorio altamente specialistico.

Con la mortificazione della professionalità di molti, si alimenterebbe solo la demotivazione e si finirebbe per perdere per sempre quelle opportunità di sviluppo del servizio offerte da un settore la cui espansione è solo agli inizi.

In un settore tanto delicato, a nostro avviso, è necessaria la massima prudenza prima di compiere passi che potrebbero compromettere armonia ed equilibrio tra momento preventivo e repressivo.

Ecco allora che, nella misura in cui la dismissione dei servizi di scorta ai valori postali determini il liberarsi di energie utili, appare auspicabile che esse siano impiegate (previa opportuna riqualificazione, ove necessaria) nello specifico settore delle comunicazioni e nell’ambito dell’autonomia della specialità per rafforzare peculiarmente il controllo del territorio.

Tanto premesso, fidando sulla Sua sensibilità alle problematiche operative, Le chiediamo un urgente incontro per illustrarLe la proposta dell’A.N.F.P..

L’obbiettivo che non può non accomunarci è quello di assicurare al Paese una struttura effettivamente capace di operare su tutto il territorio nazionale con il fine esclusivo di tutelare efficacemente l’esercizio delle libertà dei cittadini.

Dott. Giovanni Aliquò