LA BUSTINA DI MINERVA

OVVERO

CARIDDI E SCILLA

Di certi Questori faremmo volentieri a meno.

Il piglio con il quale affrontano le questioni, soprattutto quelle che riguardano i Funzionari, è, senza dubbio, quello del manager: di un'impresa di demolizioni.

Il morale del personale testimonia sempre, nonostante le manipolazioni più accorte delle statistiche, lo scadimento complessivo dei risultati conseguiti. La loro parola d'ordine è: "Non facendo non sbaglio. Non sbagliando mi promuovono". Non stimolano, paralizzano.

I Funzionari che, obtorto collo, si trovano a doverli subire non possono che assistere, ammutoliti, allo sfascio. I cittadini, ignari, finiscono, prima o poi, per pagare un conto assai salato.

Questa genia di personaggi, che normalmente ha raggiunto la promozione e la carica solo in virtù di potenti pedate ed in ossequio alle viete logiche politico-sindacal-dipartimentali, è, per indole, prona con i potenti ed arrogante con i deboli.

Subdoli, infidi e sospettosi, appaiono primeggiare in una sola arte: la denigrazione.

Tutto ciò è stato non solo tollerato ma addirittura incoraggiato dal Dipartimento che, per anni, ha legittimato le peggiori canagliate contro i Funzionari privi di "adeguate conoscenze".

Codesti Questori ricordano un po' Cariddi, la divinità marittima cantata da Omero che ingoiava il mare con tutte le imbarcazioni per restituire solo relitti e cadaveri.

A Messina, la terra di Cariddi, la settimana scorsa, ho, invece, avuto modo di incontrare un Questore tutto d'un pezzo: il dott. Francesco Giuseppe Minerva. La sua professionalità e dirittura si commentano da sole. Dopo aver, per anni, duramente combattuto il crimine organizzato e quello politico in Liguria (l'esperienza di Chiavari, in lui, ha davvero lasciato un solco), ha mosso i primi passi come Questore in autentiche "zone a rischio" conseguendo, contro la piovra, eloquenti risultati.

Che sia stato promosso solo in virtù dei meriti cumulati come Segretario Regionale del SIULP è una vera chiacchiera: proprio chi lo conosce sul lavoro potrà testimoniare quanto sia falsa.

Ecco, dunque, il "meritato premio": Messina! Della porta della Sicilia, lo si vede immediatamente, il dott. Minerva si è proprio impadronito. Nessuna tra le mille realtà sociali lo mette in difficoltà: sempre penetrante per le mondane e rispettosamente attento per le religiose.

Tanto attento che, in occasione del recente insediamento del nuovo Arcivescovo, Mons. Marra, tutti i Funzionari preposti ai servizi di O.P. sono stati costretti ad indossare l'uniforme: l'effetto di militarizzazione della Cattedrale è stato rimarchevole, assicurano i Colleghi messinesi.

Il lavoro, con lui, ferve. Tutti i Funzionari (e solo loro) ricevono, prima o poi, una bustina: dentro trovano l'ordinanza con la quale sono assegnati, d'imperio, ad altro incarico. Apparentemente senza una logica ma, forse, obbedendo ad un preciso disegno, degno della sua notevole statura.

"Azzerare le professionalità? No, solo avvicendamenti" ci dice alla vigilia del trasferimento dell'ottimo dirigente della DIGOS ad un Commissariato prossimo a divenire un posto di Polizia.

"E poi, per un direttivo, un posto vale un altro, no?". Che logica stringente!

Auguriamo allora al Questore Minerva che, quale riconoscimento dei suoi preclari meriti, possa presto passare a "Scilla". Scambi pure l'incarico con il valido Collega che dirige il Compartimento Polfer di Reggio Calabria: tanto, un posto da dirigente superiore vale un altro, no?

Roma, 29 ottobre 1997

dott. Giovanni Aliquò