L’agosto più caldo che si ricordi a memoria d’uomo si è concluso, a Genova,
con la rovente polemica sulla "decapitazione" della Squadra Mobile della Questura.
Genova, la bella, operosa Genova, tra le sue mille contraddizioni, è il paradigma dell’Italia.
Lo spettacolo che è stato offerto al cittadino attraverso le cronache non è certo edificante. Tra ombre di ghigliottine ministeriali, fughe - più o meno controllate - di voci e procuratori della Repubblica che, ansiosamente, le rincorrono, patetici tentennamenti di questori, trame oscure da chiarire, veleni e dietrologie, a subire il danno maggiore è la credibilità delle Istituzioni. Gli effetti di questo "terremoto" sono stati, per noi poliziotti, aggravati dall’assoluta incapacità dell’Amministrazione della P.S. di gestire in modo corretto ed autorevole il rapporto coi media.
L’informazione sulle questioni interne filtra attraverso fonti "ufficiose", sulla cui imparzialità e credibilità c’è spesso da fare la tara, o, nei rari casi in cui si riesce a vincere la paralisi, l’intervento ufficiale è talmente scadente che si traduce immediatamente in una nuova picconata alla nostra immagine.
Non è possibile, in mancanza dei precisi elementi che il Dipartimento della P.S. possiede, analizzare quali siano stati i meriti e i demeriti della Squadra Mobile e degli altri Uffici investigativi della Polizia di Stato di Genova. Se, come si dice, sono stati commessi dei gravi errori in alcune recenti, delicatissime indagini, tagliare indiscriminatamente le teste di giovani, validi Funzionari di Polizia - facendone dei capri espiatori - può, tuttavia, risultare un rimedio peggiore del male. Si cominci, invece, a valutare con attenzione e rigore l’operato di coloro che avevano formalmente l’investitura per "coordinare" o dirigere quelle investigazioni.
E’ di altri, comunque, il compito di mettere sotto lente il passato.
Ora è più importante capire cosa può avvenire in futuro. Quale dev’essere il profilo del Dirigente della Squadra Mobile della Lanterna? Le aspettative della comunità genovese sono forti e non eludibili.
Il crescente livello della sfida lanciata dal crimine dovrebbe consigliare di far cadere la scelta su di un Funzionario di riconosciuta esperienza investigativa e di grande equilibrio mentale, capace di organizzare, motivare e coinvolgere tutto il personale come di orientarne positivamente le energie e l’indiscussa professionalità. Una persona moderna, intelligente e animata da autentico spirito di servizio, priva di spocchia e di preconcetti, consapevole della crescente domanda di sicurezza che viene dalla società e che, soprattutto, non consideri l’incarico di via Diaz solo come un purgatorio-trampolino di lancio. Venga pure dalla Groenlandia, insomma, purché sia capace!
Le logiche che continuano a governare la Pubblica Amministrazione ed, in particolare, i vertici delle Forze di polizia, potrebbero, tuttavia, condurre ad un risultato esattamente opposto a quello auspicato.
Cordate interne ed esterne, parentele autorevoli, "amicizie", clientele di varia natura hanno sovente prevalso sulla meritocrazia. E’ così che in posti chiave per la lotta al crimine possono giungere degli "splendidi mediocri", totalmente privi di significative esperienze o, addirittura, protagonisti di clamorosi fallimenti investigativi. Misirizzi afflitti da delirio di onnipotenza, impunite facce di gomma, tramaioli dal basso profilo, capaci solo di "incasinarsi", di galleggiare screditando i più vicini collaboratori e di portare allo sbando anche i migliori gruppi di poliziotti. Per i componenti di questa casta immortale anche i più cocenti fallimenti si mutano, come per incanto, in titoli per aspirare agli incarichi più prestigiosi e a carriere folgoranti. A loro tutto è concesso e tutto è perdonato.
La verità è che possono sopravvivere impunemente solo grazie a quel reticolo sotterraneo di "favori" ed interessi trasversali che, con alcuni personaggi della politica, rappresenta la più solida eredità della prima Repubblica.
Per scardinare questo sistema e mettere nell’angolo nepotismo e raccomandazioni, invano i Funzionari hanno reclamato regole chiare e procedure trasparenti in materia di promozioni, trasferimenti ed assegnazione ad incarichi. Ma politici e Amministrazione da questo orecchio, fino ad ora, sembrano non sentire.
Sulla qualità delle scelte che verranno compiute nei prossimi giorni per la Squadra Mobile di Genova si potrà, perciò, misurare se e in che misura il Ministro e il Dipartimento della P.S. intendano dare un primo segnale di serietà e di rinnovamento, non solo ai genovesi ma a tutti gli italiani.
Roma, 7 settembre 1998
IL SEGRETARIO NAZIONALE
dott. Giovanni Aliquò