Roma, 7 ottobre 1996

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

OVVERO

QUESTIONE DI STILE

Studiando la Storia si impara che uno degli errori più grossolani che un uomo può commettere è quello di generalizzare. Accusare indiscriminatamente un gruppo, individuato solo in ragione della sua appartenenza ad una razza, ad una religione, ad una lingua o anche ad una professione, di una qualsiasi colpa è la peggiore e forse più primordiale forma di razzismo. E' tanto facile dire che i siciliani sono mafiosi, che i commercianti sono ladri, che gli avvocati sono imbroglioni, che i medici sono ignoranti, che gli impiegati pubblici sono fannulloni quanto è agevole, per chiunque, trovare subito migliaia di autorevoli argomenti di smentita.

In Polizia, da anni, i nostri sindacati ci hanno abituato ad una delle più superficiali ed ingiuste generalizzazioni : secondo loro i Funzionari, forse emuli del mitico Atlante, recherebbero sulle spalle la responsabilità di tutte le colpe del creato.

Bersaglio esclusivo di tale mai sopita campagna denigratoria, però, sono i colleghi isolati e periferici, mai certi potenti superburocrati ministeriali o certi melliflui dirigenti esperti solo in cogestione.

Il ritornello un po' trito sui Funzionari viene sfoderato puntualmente tra settembre e ottobre.

E' autunno, si sa, e cadono le tessere. Per arrestare la caduta (o per profittare di quella dei vicini) è necessaria la "lozione miracolosa" : i signori del distacco devono dimostrare di essere fermi risolutori dei più gravi problemi della Polizia di Stato indicando nella "lotta di classe" contro i Funzionari la panacea.

E' così che, udite udite, gli amici del SAP regionale toscano scoprono una gravissima disfunzione : "i Funzionari - sempre loro -" non indossano l'uniforme. Ergendosi a paladini del corso neomilitare che sta pervadendo il ministero i nostri ineffabili Robin Hood ci bacchettano, senza esclusione alcuna, accusandoci di non adempiere "a quanto previsto dalle circolari a firma del Capo della Polizia".

Insorge il collega dott. Sanzullo, segretario provinciale ANFP, che, ad orgogliosa difesa della nostra categoria, provocatoriamente, attacca quella dei sindacalisti di professione e dimostra che i nostri detrattori dovrbbero essere più accorti nel fare la morale agli altri. Apriti cielo ! Non abituati ad essere contraddetti e paventando la prevedibile caduta di immagine i nostri rendono, involontariamente, un ottimo servizio pubblicitario all'ANFP : confezionano e diffondono tre, dico tre, volantini "di fuoco" nei quali, oltre a dimostrare solo la pochezza delle loro iniziali lamentele, attaccano personalmente e con motivazioni la cui pretestuosità è evidente il dott. SANZULLO, ricorrendo al tipico e vieto stile di chi non ha argomenti sostanziali da spendere.

Sul problema divise non ci attardiamo. Dopo una pacata riflessione (e, se lo desiderano, un corretto confronto), anche i nostri amici del SAP potranno convenire che, probabilmente, in questo momento storico, sarebbe meglio non secondare la diffusione di certe tendenze "uniformanti", soprattutto se esse mirano a rendere simili ai militari coloro cui è affidata, in via permanente ed esclusiva, la "funzione di pubblica sicurezza".

Con estrema determinazione, però, affermiamo che è finito il tempo nel quale, grazie anche a dirigenti pavidi o collusi, si poteva attaccare impunemente la categoria dei Funzionari. Basta, poi, con le intimidazioni personali e con gli sterili insulti tra poliziotti. Difendiamoci insieme, invece, dai nostri veri e comuni nemici.

Dott. Giovanni Aliquò



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