Essere testimoni coerenti dei valori dell’onestà, della legalità, del rigore, della trasparenza, della cultura e della meritocrazia, senza volersi piegare ai compromessi, rispettando i ruoli e le responsabilità di ognuno, ha sempre un costo abbastanza alto.
E’ inevitabile alienarsi le simpatie di quanti, abituati a comandare secondo le logiche oscure dell’intrigo e considerando il loro potere una variabile indipendente dalle regole, percepiscono questo nuovo atteggiamento dell’interlocutore come un limite e, insieme, un’insidia alla stabilità del loro scranno.
A questo esito "normale", tuttavia, si aggiunge anche l’isolamento: ci si trova guardati con sospetto anche da coloro che, per anzianità e condizione, dovrebbero esserci più vicini. Di volta in volta, ci si trova additati come eccentrici, pignoli, saccenti piantagrane, "pierini", giacobini e, nel caso migliore, compatiti perché, alla nostra età, non abbiamo ancora capito "come va la vita". Il conformismo è un male antico e assai diffuso, per il quale ancora non è stata trovata una cura.
Abbiamo scelto di aderire a un sindacato di Polizia, l’A.N.F.P., che ha fatto delle scelte precise. Rinunciare ai trucchi, alle meschinità, alle pratiche da basso impero che hanno segnato l’azione di certe compagini e l’aver evitato la sottomissione a padri padroni e cinici padrini ha avuto un costo.
Nel numero precedente della nostra rivista abbiamo pubblicato i dati scandalosi concernenti il fenomeno delle "doppie iscrizioni" ai sindacati di Polizia. Al 31 agosto scorso oltre 6.000 deleghe, l’8,9% dei sindacalizzati, secondo i dati forniti dal Dipartimento della P.S., farebbero capo ad appartenenti che hanno già aderito almeno ad un altro sindacato. Libero ognuno di iscriversi a quanti sindacati vuole - a meno che ciò, come per l’A.N.F.P., non sia escluso dallo Statuto - ma crediamo che nessuno, alle soglie del 2000, possa affermare che la rappresentatività di un gruppo possa essere misurata in ragione delle disponibilità economiche dei suoi appartenenti.
Grazie a questi trucchi abbiamo assistito ad un proliferare di sindacati e sindacatini che, al momento giusto, si sono tra loro abilmente confederati per dare vita a compagini dai nomi fantasiosi ed altisonanti. La Funzione pubblica, con la complicità dell’Ufficio Relazioni sindacali del Dipartimento della P.S., ha fatto finta di non vedere e non capire.
E’ così che al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro, a dispetto delle intenzioni governative, siede oggi un numero di organizzazioni sindacali superiore a quello del 1995 ma non l’A.N.F.P. .
Con i Colleghi del Consiglio nazionale l’intesa è stata piena: non ci saremmo prestati a trucchi da prestidigitatore per moltiplicare fittiziamente il numero delle nostre "tessere" e non avremmo tradito la fiducia in noi riposta dalla X Assemblea Nazionale, nel febbraio dello scorso anno. Restare fuori dai tavoli delle trattative è stato il prezzo della nostra coerenza. E’ possibile resistere ed agire ancora come "sindacato indipendente", con l’entusiasmo che ci ha animato negli ultimi anni? Troveremo la forza per far capire ai politici, all’Amministrazione ed agli altri sindacati quanto sia dannoso, per la nostra Polizia, ignorare le esigenze dei Funzionari ed i rischi che si corrono introducendo nuove ed antistoriche spaccature nella nostra categoria? La risposta dovremo trovarla insieme nel corso dell’XI Assemblea Nazionale, la prima dopo il nuovo corso inaugurato nel con lo Statuto del 1997.
Dobbiamo, tuttavia, riconoscere con franchezza che, a causa delle storiche spaccature che percorrono la nostra categoria e della dolosa anarchia nella quale versiamo, un numero ancora troppo rilevante di funzionari non riesce ad affrancarsi dal fascino sinistro esercitato da vari "poteri". Troppi, tra noi, sono convinti che legarsi ad un carro possa o debba comportare benefici di varia natura (un trasferimento, una promozione, un incarico ambito o, più in generale, una "protezione") e, perciò, rinunciano ad una fetta - a volte cospicua - della loro libertà. A spingerli è una miscela di insana ambizione, di codardia e di putrido senso del realismo che impedisce loro di sentirsi una parte del tutto, di pensare liberamente e di agire di conseguenza. E’ un vincolo fortissimo che li dissuade perfino dal reclamare il diritto alla qualità della vita. Richieste come quelle di cui ci racconta la Collega Alessandra Usai nel suo articolo sono piuttosto rare. Sull’altare della carriera si può sacrificare di tutto: tempo libero, interessi culturali, salute, affetti familiari e perfino la propria dignità. La raccomandazione è ancora l’argomento di persuasione più efficace.
Abbiamo più volte denunciato, al proposito, il ruolo nefasto svolto dai sindacati della Polizia di Stato in questi anni: subita una vera e propria metamorfosi, hanno via via affievolito il loro ruolo di controllo e tutela per assumere quello di "centrale delle clientele". I Questori ed i Funzionari di Polizia hanno finito per accettare l’equazione relazioni sindacali uguale scambio di favori. Si assiste, così, ad un grande mercato, nel quale è possibile barattare ogni sorta di "bene" contro la pax sindacale. L’articolo del Segretario provinciale di Palermo, Francesco Scinia, ci dà un’idea concreta di quanto possa costare alla Polizia, in termini di sacrifici e di risorse, l’impari confronto tra una dirigenza rassegnata ed un sindacalismo arrogante.
Sarebbe ingiusto, tuttavia, gettare la croce sui Sindacati e sui Funzionari di periferia. In fin dei conti i primi hanno occupato, sia pur con spregiudicatezza, degli spazi che l’Amministrazione ha lasciato vuoti, mentre i secondi, con qualche lodevole eccezione, si sono limitati ad adeguarsi a quelle sollecitazioni al consociativismo provenienti dai "competenti uffici" del Dipartimento della P.S..
L’autentica responsabilità di questo stato di cose, dunque, è del Dipartimento della P.S. che non ha saputo formare i suoi Funzionari nella materia delle relazioni sindacali, che non ha capito - e, quindi, non poteva affrontare con equilibrio - i problemi reali dei poliziotti, che ha lasciato la vita professionale dei suoi quadri direttivi e dirigenziali in balia di una sola legge: quella della giungla. Quanto è lontana la strategia della "qualità totale", della quale ci parla il dott. Giorgio Butini!
Cosa fa, cosa ha fatto l’A.N.F.P. per i Funzionari? E’ questa la domanda che, a volte con un pizzico di ipocrisia, ci viene rivolta da certi Colleghi. Ha combattuto e combatte, con ogni mezzo consentito dalla Legge, per garantire l’affermazione dei valori in cui crede e per tutelare concretamente la dignità del Funzionario di Polizia come lavoratore e nella società civile. Siamo i soli a farlo e ne siamo orgogliosi.
Roma, 8 novembre 1998
Giovanni Aliquò