EDITORIALE PER FORZE CIVILI 3/99
Le non esaltanti condizioni in cui versa la Polizia di Stato e, nell’ambito di essa, la categoria dei suoi Funzionari sono, come evidente, l’effetto di una mancanza di alte strategie, di capacità innovativa e di lucida progettualità da parte di coloro che, in teoria, sono chiamati a governare le sorti della nostra Istituzione.
L’affermazione, forse un po’ dura per chi è aduso ai toni "sommessi" e "vellutati" delle damascate stanze del potere ministeriale, trova quotidiana conferma nel sincopato susseguirsi di scelte incoerenti e distruttive che, se solo fossero proposte in qualsiasi sana azienda privata, provocherebbero l’immediato licenziamento in tronco del top management.
Consideriamo, ad esempio, l’effetto sortito dalle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione.
Mai come questa volta il coro delle lamentele è stato forte e trasversale.
In un contesto in cui "promozioni e bocciature" sembrano essere l’effetto di imperscrutabili alchimie – in varia misura influenzate dalle arcane formule dei "ricatti (o deliri) informativi" annuali – non si è avuto il coraggio di rivedere, radicalmente o anche solo in parte, i criteri per la valutazione dei Funzionari.
Restano caparbiamente in vita, anche per il futuro, le vecchie, vuote formule, utili solo a dare una veste formale all’arbitrio. Almeno fino a quando un giudice non si deciderà a farne carta straccia. Le proposte cautamente riformiste dell’ANFP (unico sindacato che risulta essersi pronunciato in materia) sono rimaste lettera morta. Al pari del giudicato della magistratura Amministrativa favorevole ad un ottimo Collega.
Era evidente, invece, che la revisione dei criteri per la valutazione dei Funzionari avrebbe potuto rappresentare un momento propulsivo per tutta l’Amministrazione.
Ancora una volta, si è voluta perdere l’occasione per dare un segnale di reale innovazione, di trasparenza, e per incentivare la mobilità e la diversificazione delle carriere. L’Amministrazione ci ha così confermato un totale vuoto d’idee sulle sue prospettive di crescita, paralizzata dinanzi ai cambiamenti sociali ed incapace sia di sapersi dare delle regole nuove, attuali e condivisibili che, a maggior ragione, di sapersi accreditare come garante del loro rispetto.
Questo atteggiamento intimamente reazionario accentuerà, nel prossimo triennio, gli antichi ed irrisolti problemi di gestione delle risorse umane.
Primo fra tutti una non equilibrata ed armonica visione dell’attività di Polizia: Scuole, Polizie Amministrative, certe Specialità, Uffici del Personale, "piccole sedi" e altri Uffici, considerati secondari o che non sono "nella manica" di chi comanda, ontinueranno ad esser fonte di penalizzazioni di carriera per quei Funzionari che vi prestano servizio.
Grazie alla potente leva del "punteggio discrezionale" i furbi ed i raccomandati saranno, in ogni caso, sempre comodamente a cavallo. Trasferimenti e sacrifici continueranno ad essere richiesti, come sempre, ai capaci e meritevoli "figli di nessuno" che, alla fine, potranno anche loro essere gratificati dal "superiore Ministero" con una promozione ottriata.
Questi criteri, oltre a non essere assolutamente utili a selezionare i migliori, provocano solo il massiccio accumulo di una tossina molto pericolosa per la nostra Amministrazione: il rancore.
Lo scontento, misurabile con il numero di ricorsi che, negli anni, inevitabilmente si accumuleranno contro le decisioni del Consiglio d'Amministrazione, minerà dall’interno la residua credibilità ed autorevolezza dei nostri vertici.
Altra vicenda esemplare che ci dà la misura dell’assoluta mancanza di managerialità e di capacità di comando è quella dei "ruoli speciali dei commissari".
Ricordiamone i tratti salienti e valutiamo le responsabilità.
Nel 1995, con la sola strenua opposizione dell’A.N.F.P. e con la benedizione di tutti i sindacati maggiori, si approva un disastroso ed inutile riordino delle carriere che, tra i "padri spirituali", annovera il Prefetto Bruno Ferrante, navigato ed algido burocrate, al tempo Vice Capo della Polizia e successivamente inossidabile capo di Gabinetto di Ministri dell’Interno.
Con decine e decine di migliaia di promozioni la maggioranza parlamentare cancella, così, l’originario (e pur inflazionato) ruolo degli Ispettori.
Si innesca una serie di prevedibili (ma non sempre giustificate) rivendicazioni e spinte verso l’alto. Gli Ispettori ante disastro (circa 8.000), raggiunti e in alcuni casi superati da 16.000 ex subordinati promossi per decreto, reclamano, a loro volta, di poter acquisire, con lo stesso meccanismo, la superiore qualifica di Commissario, sia pure di un "ruolo speciale".
Il Capo della Polizia, Prefetto Fernando Masone, nel 1997, forma una "Commissione di Saggi" per "elaborare osservazioni e proposte relative al riassetto ordinamentale dei ruoli dei dirigenti e dei Commissari della Polizia di Stato.
I Saggi, dopo aver convocato un congruo numero di Questori e Dirigenti, nell’agosto 1997 concludono: "Tutti i componenti del Gruppo hanno valutato negativamente la costituzione di un ruolo speciale, ponendo l’accento sui rischi di frammentazione della figura del funzionario di pubblica sicurezza e di ulteriori tensioni interne che tale scelta comporterebbe, sia nel breve sia nel medio periodo. Si è, infatti, ritenuto all’unanimità che il ruolo direttivo, configurato quale ruolo unico, con accesso riservato esclusivamente a soggetti in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o scienze politiche (omisssis) rappresenti in linea di principio la soluzione migliore". Seguono altre considerazioni negative sulle esperienze maturate in altri Corpi di polizia in materia. Dei "ruoli speciali", peraltro, non vi è alcuna pratica necessità, in quanto i Saggi valutano che il numero dei direttivi e dirigenti è, già ora, addirittura eccessivo e gli organici debbono essere sensibilmente ridotti!
Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato, però Il Ministro Giorgio Napolitano, il Sottosegretario Giannicola Sinisi e lo stesso Capo della Polizia Masone, nel 1998, si recano in Parlamento a raccontare un’altra "verità" sui "ruoli speciali dei commissari": per iscritto e verbalmente, danno ai rappresentanti del Popolo ampie assicurazioni sulla praticabilità ed utilità in Polizia di tale "novità".
Il Parlamento è, in altre parole, sistematicamente disinformato dall’Amministrazione, dal Governo e dai Sindacati di Polizia, almeno fino a quando il paziente e duro lavoro dell’A.N.F.P., sostenuto da autorevoli sentenze della Corte costituzionale (n. 1/99), non riesce a fare breccia nel muro di una "volontà politica" tanto trasversale e opportunista quanto oscurantista.
E’ così che, nel corso dell’appassionante dibattito in Aula del 14 luglio scorso (riportato nell’inserto), il Senato - che pure approva l’Atto 2793 ter, preordinato all’istituzione dei ruoli speciali e, soprattutto, a concedere nuove autonomie all’Arma dei Carabinieri ed alla Guardia di Finanza – con un ordine del giorno introduce, in "zona Cesarini", dei "paletti" per il Governo.
Il responsabile intervento del Relatore, Sen. Tarcisio Andreolli (PPI), cancella l’ipotesi di nuovi folli inquadramenti di massa, imponendo esami e titoli di studio per gli aspiranti Commissari di "serie A2" (come li definisce l’ineffabile Senatore Carmine De Santis del CCD, paladino dei "ruoli speciali") e limitando sia l’organico complessivo del nuovo ruolo a 500/600 unità che le funzioni dei suoi appartenenti.
Permanendo delle forti ambiguità negli impegni presi in Aula dal Governo e mancando soprattutto qualsiasi chiara prospettiva di riforma delle nostre carriere, questo passettino non ci può certo soddisfare e, a settembre, dovremo farci sentire.
Del tutto assente, infatti, a differenza di quanto pacificamente ottenuto da prefettizi, diplomatici e penitenziari, qualsiasi indicazione governativa sulle prospettive di unità e sviluppo della carriera dei Funzionari di Polizia. I direttivi, come noto, sono rimasti imbottigliati a vita nelle qualifiche di commissario e vice questore aggiunto mentre per i dirigenti mancano certezze in relazione all’impiego ed alle condizioni per la mobilità sul territorio.
Silenzio totale su questi problemi: Ministro, Sottosegretario, Capo della Polizia, Sindacati maggiori e perfino la DPSA (i cui esponenti, silentemente, tanto hanno operato per i "ruoli speciali") non hanno alcun progetto concreto o idea per noi Funzionari o, se li hanno, si devono evidentemente vergognare a pubblicizzarli.
Le nostre proposte, all’interno, pur essendo largamente conosciute sono state, fino ad ora, sistematicamente ed immotivatamente ignorate.
L’A.N.F.P., tuttavia, anche questa volta è riuscita a riscuotere consenso "all’esterno": la Sen. Ombretta Fumagalli Carulli (RI – Atto Senato 4082) e i Deputati On. Pietro Carotti (PPI – Atto Camera 6125) e On. Paolo Russo (FI – A.C. 6182) hanno tradotto in tre distinti disegni di legge le nostre idee sull’istituzione di un ruolo unitario dei "Funzionari di Pubblica sicurezza della Polizia di Stato" che, ovviamente, contemplano per gli Ispettori DOC una prospettiva di crescita ben più favorevole e qualificata di quella degli attuali "ruoli speciali".
Nemo profeta in patria!
Dott. Giovanni Aliquò