EDITORIALE PER IL NUMERO 6/98 DI FORZE CIVILI

 L’XI Assemblea Nazionale del nostro Sodalizio ha segnato un vero e proprio punto di svolta nella nostra politica sindacale. Ciò grazie ad un’attenta ed, in alcuni casi, spietata analisi che ha animato i giorni successivi a quello dell’interessante convegno sulla sicurezza al quale hanno partecipato personalità della politica, della cultura, dell’Amministrazione e rappresentanti di vari sindacati di Polizia.

Il bilancio di questi ultimi anni di vita associativa, con le luci e le ombre che ben sono state messe in luce in tutti gli interventi dei delegati, ci ha restituito lo spaccato di un’Associazione nella quale convivono grandi fermenti di idealità, forti capacità propositive, alta motivazione, attenzione per le problematiche che investono le varie professionalità dei Funzionari e, nel contempo, aspettative e critiche, più o meno dinamiche, finalizzate a migliorare ed incrementare la presenza ed incisività dell’A.N.F.P. nel dibattito pubblico, nell’azione sindacale e nelle "sedi dove si decide". In alcuni casi affiora la demotivazione, in altri, addirittura, il nichilismo.

Dall’Associazione e dai suoi vertici si pretende molto di più di quanto non si chieda agli altri Sindacati di Polizia, all’Amministrazione e, in alcuni casi, dalle stesse forze politiche che siedono in Parlamento. Da un lato non possiamo che essere lusingati ma, dall’altro, ci sentiamo schiacciati da responsabilità e da aspettative che, sovente, sono più grandi delle nostre stesse forze.

L’equilibrio tra intransigenza nella difesa dei valori dell’Associazione, capacità di conoscere e saper risolvere i nostri problemi professionali, equidistanza nelle controversie tra Funzionari, partecipazione alle traversie dei singoli, efficienza nel promuovere – nelle sedi istituzionali e presso i mass media - ogni iniziativa dell’Associazione, mantenendo uno stile che deve essere improntato alla massima sobrietà, è piuttosto difficile da raggiungere.

Ammettendo che tutti i nostri rappresentanti riescano sempre ad esprimere il massimo di se stessi, le sole forze degli Organi sociali statutari, centrali e periferici, non sono spesso apparse sufficienti, anche se in alcuni casi si sono ottenuti splendidi successi e si sono raggiunte vette d’eccellenza.

L’Associazione, con la sua ritrovata autorevolezza, è riuscita a provocare lenti ma sensibili mutamenti nelle logiche dell’Amministrazione, a suscitare un dibattito su problemi essenziali che, altrimenti, sarebbero rimasti nell’ombra e a guadagnarsi un suo specifico spazio nel mondo dell’informazione. Non si può nascondere che molti degli obiettivi indicati durante la prima fase "movimentistica" di questo rinnovamento devono ancora essere raggiunti.

L’aspirazione ad ottenere il riconoscimento della rappresentatività, in particolare, grazie all’evidente ed ottusa ostilità dell’Amministrazione, aspetta ancora di trovare fortuna nelle sedi giudiziarie - ove pure avrebbe potuto trovare ampio riconoscimento per gli innegabili ed oggettivi profili di specificità che connotano le funzioni degli appartenenti ai ruoli dei Funzionari di Polizia - ed in quelle politiche, fino ad oggi protese alla tutela degli interessi forti delle lobby che contano. Sempre forte rimane, poi, il desiderio di poter meglio determinare, mediante la partecipazione alle fasi di concertazione, la vita professionale del Funzionario di Polizia che, nelle piccole come nelle grandi occasioni, si caratterizza per l’assoluta mancanza di regole e, quindi, per le massicce dosi di arbitrio (che qualcuno si ostina a chiamare discrezionalità) che colorano certe scelte dell’Amministrazione.

La nostra professionalità e la nostra capacità di autonoma iniziativa, tuttavia, restano schiacciate anche da normative che, mentre ci caricano di gravose responsabilità civili, amministrative e penali, consegnano ad altri i relativi poteri di decisione ad altre categorie i mezzi e i poteri per decidere in merito.

Una serrata discussione, non priva di punte polemiche, ci ha condotti ad una conclusione: è necessario rimuovere antiche preclusioni ed aprirci, con maggiore decisione, all’esterno, andando alla ricerca di tutte quelle forze con le quali si possa condividere il patrimonio dei nostri valori ed il peso della nostra forza propositiva. Il primo passo è stato quello di eliminare - con le cautele di cui subito parleremo - il veto ad accordi più stretti, anche di tipo federativo, con altre compagini sindacali. Certezza delle regole e loro rispetto, efficienza, buon andamento e moralità dell’Amministrazione, trasparenza e modernità nella gestione degli interessi pubblici, selezione, formazione e cultura degli appartenenti siamo certi che possano essere largamente condivisi ed interessare, pur da diverse prospettive, tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato, senza distinzione di qualifica.

Non abbiamo voluto escludere, tuttavia, ogni possibile ulteriore tipo di legame.

Ciò anche alla luce della crisi che travaglia i maggiori Sindacati di Polizia, tanto frammentati al loro interno chela cui frammentazione interna è tale che, dall’esterno, C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. sembra che stiano in procinto di benedire la formalizzazione delle esistenti scissioni e per proporre, al Parlamento e al Governo, in nostra vece, la "libertà sindacale".

Significherebbe che, come già oggi avviene per Polizia penitenziaria e per il Corpo Forestale dello Stato, in futuro i poliziotti saranno liberi di iscriversi ad uno qualsiasi dei sindacati "civili" esistenti ed essere rappresentati, nelle sedi contrattuali, da "sindacalisti di professione".

Anche se si avverasse questa prospettiva noi dell’A.N.F.P. non intendiamo certo scomparire né rinunciare a difendere i sacrosanti diritti dei Funzionari della Polizia di Stato. Il taglio agli aumenti retributivi della dirigenza, i vergognosi appiattimenti contrattuali e le ricorrenti pressioni per l’istituzione dei ruoli speciali dei Commissari stanno a dimostrare che non possiamo aspettarci attenzione né dall’Amministrazione né, men che mai, da chi, in sede di trattativa, dice di rappresentarci.

Era indispensabile, dunque, iniziare a disegnare una "base" (un tempo si sarebbe chiamata piattaforma) da proporre ai nostri possibili futuri interlocutori, dando un minimo di concretezza progettuale alle nostre posizioni.

Troppo facile e troppo rischioso, invero, sarebbe stato andare alla ricerca del "migliore offerente", mettendo sul tavolo un pacchetto di tessere e chiudendo un accordo con patti generici o di comodo. Nei mesi che sono trascorsi dall’Assemblea nazionale ad oggi, perciò, pur avendo iniziato ad intraprendere contatti preliminari con Organizzazioni sindacali più disponibili ad un dialogo fondato sul reciproco rispetto, abbiamo preferito concentrarci su alcune questioni fondamentali: i criteri per la valutazione dei Funzionari, per l’assegnazione degli incarichi e per i trasferimenti, la lotta alla corruzione e al malcostume interno (sovente favorito dall’inerzia dell’Amministrazione) e una riforma delle nostre carriere che si muova nel senso della massima qualificazione degli appartenenti, dell’accorpamento delle qualifiche e dell’unità tra dirigenti e direttivi. Le stesse basi sulle quali si è, di volta in volta, fondato il dialogo con tutte le forze politiche e con i referenti istituzionali, tra i quali l’On.le Jervolino, Ministro dell’Interno. Il dibattito interno - a supporto del quale abbiamo largamente diffuso, anche a mezzo della posta elettronica e delle nostre pagine WEB, materiali e documentazione - è ancora in corso, ma ciò non significherà certo arrestare la ricerca di possibili sinergie ed alleanze. La trasmissione dei nostri progetti a tutti gli organismi rappresentativi della Polizia di Stato sarà prodromica ad un confronto che, speriamo, possa segnare un passo in avanti non solo per i Funzionari ma per l’intera Polizia.