Federazione Sindacale di Polizia

 

 

 

 

 

Prot. 00382/2001/S.N.

 

 

OGGETTO: Uffici del Dipartimento della P. S. a composizione interforze.

Direzione Investigativa Antimafia e Direzione Centrale per i Servizi antidroga.

Problematiche e richieste di intervento.

 

 

 

 

AL SIGNOR CAPO DELLA POLIZIA

DIRETTORE  GENERALE DELLA P. S.

Pref. Giovanni De Gennaro

                                                                                  R O M A

 

 

 

 

Signor Capo della Polizia,

 

le condizioni di lavoro presso alcuni Uffici a composizione interforze sono diventate, per i Funzionari ed i Poliziotti, progressivamente sempre meno facili.

Pur raggiungendosi, presso certe Direzioni, apici parossistici, non si può, tuttavia, omettere di dire che il malessere è il frutto di una assai generalizzata condizione di compressione ed emarginazione subita dalla componente della Polizia di Stato.

            In passato avevamo più volte segnalato l’esistenza, in tali contesti, di condizioni di sperequazione nell’assegnazione degli incarichi ed il pericolo che essi fossero conferiti non in ragione di valutazioni meritocratiche ma seguendo percorsi oscuri e clientelari.

            Ad aggravare questa precaria condizione è recentemente intervenuto, con il D. L.vo 334/2000 ed il successivo correttivo, l’inquadramento dei Commissari della Polizia di Stato in un nuovo ruolo (che ha determinato l’entrata in vigore della nuova umiliante tabella di equiparazione), con conseguente sostanziale “degradazione” della maggior parte di noi: persa l’anzianità maturata, che per tutti ora decorre dal 15 marzo 2001, i Funzionari di Polizia stanno subendo le conseguenti sotterranee (ma non per questo meno evidenti) pretese degli Ufficiali delle altre Forze che  - da un punto di vista formale, legittimamente – pretendono di essere preposti ad incarichi di direzione.

            A riprova di quanto affermato sta l’ordinanza n. 1315 del 26 settembre scorso con la quale il Direttore della Direzione Investigativa Antimafia ha attribuito, in via sostitutiva, le funzioni di Capo di Gabinetto ad un pur valido Ufficiale che, tuttavia, vanta un’anzianità di grado di gran lunga inferiore a quella di qualifica (ante riforma!) posseduta da Funzionari che prestano servizio nel medesimo ufficio.

            A ciò si aggiunga che, per un’infelice formulazione delle norme vigenti (D.P.R. 737/81), l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti del personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato è riservata al titolare dell’ufficio “anche quando questi appartenga ad Amministrazione diversa da quella della Polizia di Stato”, senza che viga alcuna condizione di reciprocità verso gli appartenenti alle altre Forze di polizia.

            Per entrambi i problemi segnalati chiediamo che, con una modifica da inserire nel prossimo provvedimento correttivo al D. L.vo 334/2000, sia al più presto trovata una soluzione coerente, ripristinando le equiparazioni e le anzianità antecedenti alla riforma e attribuendo esclusivamente al dirigente della Polizia di Stato più elevato in qualifica il potere di esercizio dell’azione disciplinare sulla base delle segnalazioni ricevute.

            Alla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, invece, finiscono per esasperarsi molte delle questioni che altrove possono, sia pure nell’informalità, trovare soluzione grazie anche al buon senso e all’intelligenza di chi più autenticamente cerca di interpretare lo spirito interforze.

            Il nuovo Direttore Centrale, Generale di Divisione della G. di F.  Salvatore D’Amato - al quale nessuno può invero disconoscere l’assorbente impegno profuso nell’attività accademica e le relazioni vantate da ex Vice Capo Gabinetto di Ministro -  sembra non essersi accorto che alcune sue iniziative, più o meno recenti, hanno inopinatamente alterato equilibri essenziali, costituendo oggetto di demotivazione per Dirigenti e Direttivi e finendo per inceppare definitivamente un’Istituzione nella quale, soprattutto quando si pensa ad una condizione di armonia interna che consentiva evidenti risultati operativi, in molti ricordano con nostalgia i “bei tempi del Generale Soggiu”.

            L’azione del Generale D’Amato, invero, sembra improntata al sistematico disconoscimento delle norme vigenti e delle stesse prassi collaudate che, per anni, hanno assicurato il buon andamento della Direzione in parola, nel  paritetico coinvolgimento di tutte le sue componenti.

            Se si può forse sorridere della civetteria senile tradita dall’ordinanza del 7 settembre 2001, ove un Capitano della Guardia di Finanza, da poco giunto in Direzione, è pomposamente investito dal “Comandante” della carica di suo “aiutante di campo” (figura della quale, peraltro, nessuna traccia vi è nell’ordinamento istitutivo della Direzione ed in quello del Dipartimento della P. S.), qualche ragionevole interrogativo ha destato la disposizione con cui, sempre nell’atto dinanzi citato, si attribuisce al medesimo giovane Ufficiale, con efficacia futura subordinata alla “partenza dell’attuale titolare”, la direzione della Sezione Mezzi Tecnici e Trasmissioni della 2^ Divisione del 1° Servizio.

Oltre a provocare lamentele tra gli Ufficiali più anziani, che con maggior titolo avrebbero forse legittimamente aspirato alla direzione della Sezione, per la sistemazione logistica del citato “aiutante di campo” sono state in fretta “sloggiate” due interpreti ed un più anziano Ufficiale del 2° Servizio, mentre per altro Funzionario civile purtroppo, non si è registrata eguale solerzia, tanto che il suo trasferimento dal Servizio Protezione pentiti alla D.C.S.A. è paralizzato in relazione all’asserita impossibilità di assegnargli fisicamente un ufficio.

            La responsabile della Sezione di cui sopra è, intanto, passata “a disposizione del Direttore centrale” (con la prospettiva di raggiungere, fra qualche mese, il sospirato Libano), senza però che nessuno si chieda cosa significhi la formula fumosa con la quale è descritto il suo nuovo “incarico” ed, in definitiva, come alla D.C.S.A. si investano, in relazione alla professionalità da ciascuno maturate, i soldi del contribuente.

Resta ancora da capire, inoltre, sulla base di quali criteri meritocratici e di affidabilità personale il Direttore decide di far inviare (e “mantenere”) all’estero Funzionari ed Ufficiali, questione rilevante anche ai fini tutela dell’immagine del nostro Paese e per l’efficienza del delicato servizio.

             Duole, a questo punto, dover constatare che l’attuale Direttore della D.C.S.A. sembra preferire una gestione incardinata sui “circoli chiusi” di “personale fidato” invece che una razionale azione di direzione, fondata sul puntuale rispetto delle norme vigenti e sul coinvolgimento di tutte le risorse umane a disposizione, senza discriminazione alcuna.

Il ruolo e l’autonomia della funzione dirigenziale sono ampiamente disattesi e le decisioni sono quasi sempre assunte “motu proprio”, scavalcando i direttori dei Servizi perfino nella decretazione delle pratiche e avvalendosi della collaborazione di un ristretto numero di “Ufficiali di fiducia” che, muniti di particolare spirito, affrontano con non comune ebbrezza il loro nuovo ruolo di “consiglieri esclusivi del Principe”. I Dirigenti in servizio presso la D.C.S.A., in tal modo, si vedono loro malgrado attribuire una funzione meramente decorativa che, probabilmente, potrebbe tornare a risaltare solo nel caso in cui “scoppino le grane” e vi siano da attribuire reponsabilità.

            A riprova di quanto appena detto basterà ricordare l’insufficienza di validi criteri con la quale si sta, in atto, procedendo al monitoraggio della “produttività” di alcuni Uffici (tra i quali quelli degli Esperti antidroga, costretti ad operare in carenza di chiare direttive e dei quali la Direzione sembra non conoscere antiche e recenti attribuzioni). Si tratta di un'operazione condotta in maniera tanto superficiale e svincolata da validi criteri di apprezzamento, da apparire agli occhi di molti finalizzata a mirate reprimende e rimozioni di Funzionari ed Ufficiali notoriamente capaci ma, per vari motivi, “scomodi”.

            Scarsissima attenzione è, invece, dedicata al monitoraggio delle missioni all’Estero ed, in specie, di quelle Estero su Estero. In un settore nel quale si oscilla tra il paralizzante rigore riservato ai più (causa dell’inaridirsi di essenziali flussi informativi e del raffreddamento dei rapporti di cooperazione) e l’allegria turistica di alcuni inguaribili edonisti, sarebbe auspicabile che la Direzione adottasse un metro comune e trasparente per verificare, caso per caso, l’interesse pubblico perseguito ed il risultato realizzato con oneri tanto elevati per l’Erario.

Nello stesso solco si annoverano una serie di iniziative “criptodisciplinari”, rivolte - senza ovviamente consultarsi con il competente Direttore del Servizio personale -  nei confronti di Esperti antidroga (appartenenti alla Polizia di Stato ed all’Arma dei Carabinieri), con le quali, mosse contestazioni del tutto inconsistenti e pretestuose, si invitano i Colleghi a far “pervenire esaurienti chiarimenti”. Dei fatti, occorre notare, ben più facilmente il Direttore avrebbe potuto formarsi un giudizio corretto se solo avesse pensato di avvalersi dei competenti Dirigenti.

Per quel che è dato sapere, poi, ad oggi, nonostante le più o meno corpose “giustificazioni” da tempo prodotte, l’intero carteggio non risulta ancora confluito nel fascicolo personale del Funzionario di Polizia interessato. Esiste un archivio “parallelo” per queste carte?

            Purtroppo, da qualche tempo, lo stile e la cura delle forme sembrano essere dimenticati alla D.C.S.A.: basti ricordare il biglietto autografo, fatto liberamente circolare in allegato ad una pratica del 7 settembre scorso, con il quale, ricorrendo a ridondante ed offensivo sarcasmo, il Direttore ha ritenuto, per un insignificante ritardo di trattazione (un giorno...), di poter mettere alla pubblica berlina i Funzionari ed il personale di un intero Servizio.

            Altrettanto inopportuna e censurabile è la reazione seguita alla pubblicazione, a pag. 28 del periodico “L’Espresso” del 18 ottobre scorso, di una notizia breve contenente critiche un po’ semplicistiche e, per certi versi, non attaglianti della gestione dell’attuale Direttore della D.C.S.A..

Con esplicita disposizione il Generale D’Amato, “senza commenti”, ne ha irritualmente disposto l’affissione agli albi della Direzione. Qualche giorno dopo, però, Funzionari ed Ufficiali, compresi quelli che prestano servizio all’Estero, sono stati singolarmente contattati, anche a mezzo telefono, da colleghi della D.C.S.A. in servizio presso la Segreteria del Direttore medesimo, che li sollecitavano a dissociarsi dalle opinioni del cronista. Avrebbero potuto manifestare tale intenzione, veniva loro detto, mediante la sottoscrizione di una “nota formale di solidarietà” da far pervenire in Direzione. A questa singolare “sollecitazione delle coscienze”, rivolta ai soli Funzionari ed Ufficiali, è scontato che saranno in pochi a sottrarsi.

            Se un’azione del genere  – con la quale si finisce inevitabilmente per esercitare un’inquisitoria pressione psicologica sul personale e per stilare, in caso di non condivisione, una lista di “buoni e cattivi” -  si fosse verificata presso qualsiasi altro Ufficio della Polizia di Stato, o dello stesso Dipartimento, nei confronti di appartenenti ad altri ruoli, l’ispezione ministeriale non si sarebbe fatta attendere ed i suoi effetti, nei confronti dei responsabili, sarebbero stati inesorabili.

Alla D.C.S.A., anche questa volta, tutto sembra destinato a passare in cavalleria.

            Assai accorto quando si tratta della sua immagine personale, minore attenzione il Generale D’Amato sembra voler riservare ad un oculata gestione dei mezzi a disposizione della Direzione: differentemente da quanto accade nella totalità degli altri Uffici interforze, infatti, l’uso delle autovetture di servizio – e dei relativi autisti - è larghissimo, essendo esteso non solo ai Capi Divisione, ma, con ulteriori visibili improprietà, anche ad una stretta cerchia di ben più giovani Funzionari ed Ufficiali.

            Da approfondire, poi, è il motivo per cui, nella gestione centrale dei fondi riservati, si riscontra l’assoluta e sostanzialmente esclusiva prevalenza di fatto di una sola componente, con correlativa estromissione delle altre che, anche in ragione dei dovuti adempimenti formali, sarebbe opportuno che fossero interessate.

            Non è dato capire, inoltre, sulla base di quale disposizione vigente il “Comandante”, il 14 settembre scorso, ha ritenuto di poter emettere un’ordinanza (n. 777/C-2-2/120/92.368/SOR) con cui ha vincolato il personale all’Estero a mantenere un’inderogabile reperibilità telefonica, anche in relazione all’inquietante possibilità di vedersi assegnare oscuri “compiti non strettamente d’istituto”. Chiedersi su quale capitolo di bilancio graveranno gli oneri per prestazioni di “reperibilità permanente” e di “servizi extraistituzionali” non previsti dalla Legge sembra quasi un esercizio ozioso in un contesto nel quale, come detto, la “potestà di comando” sembra volersi surrogare ad ogni norma vigente.

            Prima di impegnare risorse per servizi non d’istituto, comunque, sarebbe meglio che ci si peritasse di assicurare, nell’ambito della stessa Direzione, la necessaria circolazione delle informazioni che oggi, a detta di molti, appare del tutto asfittica se non addirittura inesistente.

            Non ci fa certo piacere, Signor Capo della Polizia, essere costretti a vergare documenti tanto corposi per rappresentarLe le nostre reali difficoltà, ma riteniamo che certi fatti, oltre all’intrinseca rilevanza negativa, costituiscano un’avvilente e preoccupante metafora della decadenza del Dipartimento della P. S. e della disapplicazione della Riforma, fenomeni che penalizzano gravemente non tanto e non solo la nostra Polizia di Stato, ma soprattutto i cittadini.

            E’ per questo che chiediamo a Lei, garante della legalità, della trasparenza e dell’efficienza del Dipartimento della P. S. e delle sue articolazioni, un intervento incisivo, finalizzato a rimuovere le cause delle segnalate disfunzioni.

            Voglia gradire i nostri più cordiali saluti.

 

Roma, 24 ottobre 2001

 

IL COSEGRETARIO NAZIONALE

Dott. Giovanni Aliquò