COMMISSIONI RIUNITE I (AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI) E IV (DIFESA)

 

AUDIZIONE

 

Seduta di martedì 12 ottobre 1999

 

La seduta comincia alle 11.

 

Sulla pubblicità dei lavori.

 

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, rimane stabilito che la pubblicità dei lavori venga assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

 

Audizione del capo della Polizia, Fernando Masone, in materia di riordino della Polizia di Stato.

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del capo della Polizia, Fernando Masone, in materia di riordino della Polizia di Stato.
Iniziano oggi le audizioni dei vertici delle forze dell'ordine allo scopo di acquisire il loro parere in ordine al disegno di legge n. 6249 al nostro esame. Il primo ospite è il prefetto Fernando Masone, capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza, che salutiamo e ringraziamo per aver risposto sollecitamente al nostro invito. Dobbiamo affrontare la riforma dei singoli corpi che, ci auguriamo, renda un miglior servizio ai cittadini i quali oggi sono particolarmente e giustamente sensibili al tema della sicurezza e chiedono l'abolizione della barriera tra macro e microcriminalità per parlare solo di criminalità e, conseguentemente, di sicurezza. Ci auguriamo che la ristrutturazione produca questo effetto.

Do la parola al prefetto Masone.

 

FERNANDO MASONE, Capo della Polizia. Onorevoli presidenti, onorevoli deputati, sono grato per l'invito che mi viene rivolto di illustrare, in questa sede, le esigenze di riforma dell'amministrazione della pubblica sicurezza, di cui il disegno di legge n. 6249 è espressione.

In tale prospettiva sono consapevole della particolare valenza del provvedimento all'esame di questo autorevole consesso che affronta, in una complessa quanto necessaria logica interforze, la tematica del riassetto del sistema della sicurezza pubblica del nostro paese, che si fonda, fin dalla riforma del 1981, sull'aggregazione di una pluralità di soggetti istituzionali deputati a svolgere le loro funzioni in un contesto organizzativo organico e coordinato facente capo al ministro dell'interno, autorità nazionale di pubblica sicurezza e, per esso, al dipartimento che ho l'onore di dirigere.

In questo quadro, sostanzialmente omogeneo, è particolarmente sentita la necessità di armonizzare, nell'assoluto rispetto delle peculiarità di ciascuna istituzione i profili organizzativi e funzionali delle due forze di polizia a competenza generale - polizia di Stato e Arma dei carabinieri - le cui articolazioni territoriali e operative devono essere avvertite come parimenti idonee a corrispondere, con rinnovata efficacia e contestuale valorizzazione, alla diffusa domanda di sicurezza.

Ritengo quindi che in questa chiave possa essere letta l'anticipata riforma organizzativa della Guardia di finanza, cui si è provveduto con la legge finanziaria del 1998, in una logica funzionale al riassetto dell'amministrazione finanziaria, mentre si provvede ora all'ammodernamento delle citate forze di polizia a competenza generale attraverso il dettato normativo degli articoli 1 e 5 che sono alla vostra attenzione.

Anche l'ordinamento del personale rientra in un contesto unitario che, pur differenziato fra ordinamenti civili e militari, il Parlamento ha voluto comunque distinguere dalle altre categorie del pubblico impiego prevedendo, fin dal 1992, la costituzione del comparto sicurezza e il riordino dei ruoli non direttivi e non dirigenziali, attuati nel 1995.


Alla citata esigenza unitaria corrisponde il provvedimento in esame soprattutto laddove è finalizzato a ridisciplinare le posizioni direttive e dirigenziali entrando così nel cuore direzionale del sistema della sicurezza del nostro paese.

In tale sede non si può non tener conto delle peculiarità specifiche dei funzionari di pubblica sicurezza che rimangono ancorate ad una tradizione giuridica ormai consolidata, secondo gli indirizzi già illustrati al Senato, fin dall'avvio della discussione, dai ministri dell'interno e della difesa.

A quelle linee è stata ispirata la formulazione dell'articolo 4 del disegno di legge n. 6249, concernente il riordino dei ruoli direttivi e dirigenziali della polizia di Stato ed alle stesse si sono armonicamente raccordate, nel corso dei lavori del Senato, alcune disposizioni conseguenti a contestuali modificazioni introdotte nell'articolo 1 di cui si farà cenno nella prosecuzione di questa esposizione.

Ciò premesso, passo ora ad un rapido esame degli aspetti più significativi del disegno di legge che riguardano l'assetto organizzativo e ordinamentale della polizia di Stato, nell'intento di offrire alle signorie loro onorevoli elementi conoscitivi circa le motivazioni che hanno determinato l'esigenza di un intervento normativo di riordino e le possibili soluzioni che, in sede delegata, potranno essere adottate dall'amministrazione.

L'attuale formulazione dell'articolo 4, comma 1, lettera a) è coerente con l'obiettivo primario di una più accentuata valorizzazione dei quadri direttivi e dirigenziali attraverso nuove modalità di assunzione, di formazione e di progressione in carriera ed una accentuazione della selettività, soprattutto per l'accesso alla dirigenza.

La norma consente di realizzare l'avvertita necessità di unificare le modalità di accesso ai ruoli direttivi della polizia di Stato attraverso il superamento del sistema di reclutamento attualmente in vigore che prevede, oltre al concorso pubblico per esami destinato ai laureati, anche modalità di accesso al ruolo con il mero diploma di scuola media superiore e frequenza di un corso quadriennale presso l'Istituto superiore di polizia.

Ritengo al riguardo che non possa prescindersi, ai fini dell'accesso alla carriera direttiva, dal possesso del più elevato titolo accademico che costituisce ineludibile presupposto, in termini di qualificazione culturale, per l'assolvimento delle delicate e rilevanti funzioni che i funzionari della polizia di Stato sono chiamati a svolgere.

Il dettato della citata norma pone le condizioni per esperire un necessario intervento riformatore anche sulle modalità di avanzamento per realizzare nuovi meccanismi di progressione in carriera che consentano una migliore selezione ed un'effettiva valorizzazione delle professionalità.

A ciò è evidente che concorrerà anche la contestuale revisione della struttura organizzativa, nella misura in cui riuscirà a garantire un'effettiva corrispondenza tra la qualifica rivestita dal funzionario ed il rilievo dell'incarico ricoperto.

Altro punto di rilievo, assolutamente consequenziale alle linee testé indicate e di rilevanza ancora maggiore, è quello previsto dalla lettera b) del primo comma dello stesso articolo 4 dal momento che va a incidere sulle modalità di accesso alla sfera più elevata della carriera del funzionario, quella cioè che afferisce alle funzioni dirigenziali.

Costituisce motivo di particolare soddisfazione rilevare come, ancora una volta, venga riservata particolare attenzione alla qualità del risultato con un'accelerazione del percorso di carriera dei funzionari più meritevoli cui si offre l'opportunità di evidenziare il loro livello di preparazione attraverso il superamento di un concorso interno per esame e titoli che, secondo principi ormai consolidati nel pubblico impiego, si affiancherà all'ordinaria modalità di avanzamento.

Anche la lettera c) del comma in argomento, prevedendo il collocamento in posizione di disponibilità dei dirigenti, risponde alla medesima ratio di consentire l'assegnazione delle risorse umane più adeguate ai delicati incarichi dirigenziali.

Nell'ambito della dirigenza, infatti, è fondamentale l'adozione di un criterio di corrispondenza fra qualifica rivestita e natura dell'incarico e la norma in parola agevola al massimo e con indispensabile continuità l'adeguatezza delle scelte nella preposizione ai diversi uffici, tenendo conto di situazioni contingenti talora connesse a circostanze o fatti esterni che consigliano un avvicendamento nell'esercizio di determinate funzioni dirigenziali.

La delega di cui al primo comma della lettera c), perfezionando ed estendendo una disposizione già in vigore per i dirigenti generali della polizia di Stato tende ad assicurare, con maggiore flessibilità, il costante e dinamico adeguamento dell'amministrazione alle sopravvenute esigenze. Si ringrazia, al riguardo, il relatore, onorevole Palma, che nell'illustrarne nel modo migliore i contenuti ha mostrato di condividere appieno la disposizione in argomento.

Il limite quantitativo, non superiore al 5 per cento della dotazione organica dei dirigenti, e quello economico, dato dall'invarianza della spesa, costituiscono una precisa linea guida di per sé idonea ad escludere, anche mediante la previsione di una equilibrata disciplina dell'istituto, qualsiasi rischio di eccessi di discrezionalità.

Nel contesto della delega per il riordino della dirigenza, una notazione particolare merita la previsione contenuta nella lettera a), concernente la qualifica apicale di dirigente generale di livello B della polizia di Stato.

Si tratta, come è stato già osservato dall'onorevole relatore, di una previsione corrispondente a quelle contenute nell'articolo 1 per gli ufficiali dell'Arma dei carabinieri e nell'articolo 3 per quelli della Guardia di finanza, motivata da evidenti esigenze di equilibrio istituzionale.

Alla luce della già rilevata unitarietà del sistema sicurezza è stato giustamente realizzato l'allineamento delle tre forze di polizia relativamente alla qualifica di vertice che ciascuna di esse esprime.
Da siffatta previsione di grado e di vertice non poteva rimanere esclusa la dirigenza della polizia di Stato, essendo quest'ultima, a mente dell'articolo 16 della legge n. 121 del 1981, l'unica forza di polizia integralmente destinata dall'ordinamento alle funzioni di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica su tutto il territorio nazionale.

Del resto sarebbe comunque risultata ingiustificata una compressione di carriera per i soli funzionari della polizia di Stato rispetto agli ufficiali dell'Arma dei carabinieri, stante la sostanziale equivalenza delle consistenze organiche e, a maggior ragione, rispetto alla Guardia di finanza, che è una forza di polizia prevalentemente specialistica e che, per tale ragione, dispone di organici più contenuti.

Ritengo utile rendere edotti gli onorevoli membri delle Commissioni che l'elevazione della qualifica apicale non altererà in alcun modo gli attuali equilibri tra gli apparati della pubblica sicurezza sul territorio, in quanto rimangono immutati i livelli di responsabilità che presiedono all'ordine e alla sicurezza pubblica, di sovrintendenza all'attuazione delle direttive ministeriali, di diretta disponibilità della forza pubblica e di ogni altra funzione che la legge attribuisce al prefetto quale autorità provinciale di pubblica sicurezza o quale rappresentante del Governo nel territorio. Da tale quadro di riferimento normativo non potranno prescindere i provvedimenti di attuazione della delega.

Peraltro, la responsabilità primaria del prefetto ha trovato ulteriore arricchimento nelle recenti disposizioni in materia di composizione dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica che, pur modificando l'articolo 20 della legge n. 121 del 1981, ne hanno tuttavia mantenuta ferma la funzione istituzionale di organi consultivi del prefetto.

Costituisce, infatti, un elemento positivo, a prescindere da ogni decisione che il Parlamento riterrà di assumere sull'articolo 9 del disegno di legge in esame, l'aver ampliato il tavolo di confronto e di collaborazione a quelle figure istituzionali che, in ambito territoriale, sono diretta espressione delle esigenze dei cittadini.

Di converso le cennate linee riformatrici non incidono minimamente sul ruolo dei questori che continueranno a svolgere la loro responsabilità di direzione e di coordinamento tecnico-operativo dei servizi di ordine e sicurezza pubblica.

L'articolo 4 contiene anche una disposizione concernente il livello dirigenziale del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza.

Il problema si pone perché, mentre negli ordinamenti militari le posizioni di preminenza sono sempre espressamente definite e trovano riscontro nel grado più elevato o, almeno, nella cosiddetta «stella funzionale», ciò non trova equivalente riscontro negli ordinamenti civili, con la conseguenza che la contemporanea elevazione delle figure di vertice delle forze di polizia ad ordinamento militare, determinata dal già definito riordinamento dei vertici militari dell'amministrazione della difesa, lascerebbe immutata la posizione del direttore generale della pubblica sicurezza ad un livello non più coerente con le funzioni che la legge gli attribuisce.

L'appartenenza al comparto sicurezza è occasione di confronto e di stimolo anche per cogliere gli aspetti di interesse che è dato riscontrare negli ordinamenti del personale che svolge analoghe funzioni di polizia.

In questa prospettiva, il criterio di delega di cui alla lettera d), concernente l'allineamento dell'età pensionabile a quella in vigore per le forze di polizia ad ordinamento militare, rappresenta uno strumento di grande rilievo per assicurare soluzioni perequative sul piano pensionistico, da individuarsi nell'ambito degli istituti applicabili al personale civile, in presenza di analoghi fattori di logoramento professionale, e per favorire indirettamente un maggior dinamismo della carriera dei funzionari delle qualifiche intermedie.

Si tratta, in definitiva, di attualizzare il disegno originario della legge n. 121 del 1981 e dei provvedimenti delegati, che prevedeva la cessazione del rapporto d'impiego - anche per i funzionari - non oltre il compimento del sessantesimo anno di età.

È noto come tale disegno sia rimasto inattuato per tener conto delle aspettative del personale già in servizio alla data di entrata in vigore della stessa legge n. 121, successivamente sopravanzato da ulteriori prolungamenti, sempre correlati alla medesima situazione transitoria.

Oggi, a circa vent'anni di distanza, si ritiene necessario provvedere ad un graduale passaggio dall'attuale regime transitorio (con limite a 65 anni) a quello previsto a regime (con limite a 60 anni), prevedendo limiti intermedi per il personale delle qualifiche più elevate al fine di permettere ai funzionari che ne sono investiti di esercitare per un periodo congruo le relative funzioni e trattamenti compensativi per il personale che dovrà anticipare l'età del collocamento a riposo.

L'attuazione del programma di progressivo allineamento dell'età pensionabile, peraltro necessaria anche per imprimere maggior dinamismo all'azione direzionale, comporta inevitabilmente dei costi.
In mancanza quindi di appositi finanziamenti e stante il previsto limite dell'invarianza della spesa, all'ormai ineludibile riforma dovrà darsi corso con modalità tali da non inficiare in alcun modo l'efficacia del sistema sicurezza realizzando le eventuali compensazioni con riduzioni delle dotazioni organiche nelle qualifiche più elevate.

Ciò allo scopo di non pregiudicare la funzionalità dei servizi di controllo del territorio dal momento che la soluzione indicata richiederebbe soltanto interventi di carattere organizzativo volti a rimodulare i livelli di responsabilità direzionale.

La formulazione del primo comma, lettera a), dell'articolo 4 introduce anche nell'ordinamento della polizia di Stato un meccanismo di avanzamento mediante il quale il personale più qualificato e meritevole del ruolo degli ispettori può accedere alla carriera direttiva, così rispettando gli impegni assunti con il Parlamento a seguito del riordino delle carriere non direttive del 1995.

Desidero comunque precisare che tale innovativa possibilità di progressione di carriera non intacca in alcun modo il principio dell'unità della responsabilità direzionale e di comando della polizia di Stato, realizzata dalla legge n. 121 del 1981 attraverso l'unificazione dei preesistenti ruoli dei funzionari civili dell'amministrazione della pubblica sicurezza e degli ufficiali del corpo delle guardie di pubblica sicurezza.
In caso di approvazione della norma, sarà cura dell'amministrazione individuare le modalità per valorizzare le professionalità presenti nel ruolo degli ispettori, offrendo a questi ultimi opportunità di carriera che, oltre ad essere già contemplate per il personale militare, costituiscono anche un'opzione cui non hanno rinunciato altre polizie europee.

Affinché l'azione riformatrice sia coerente a quelle linee ordinamentali che ho dianzi richiamato, le disposizioni di attuazione della delega dovranno prevedere percorsi di carriera e modalità di progressione che tengano conto delle legittime aspettative di carriera dei funzionari vincitori di pubblico concorso per l'accesso ai ruoli direttivi.

Per il raggiungimento dell'obiettivo, è intenzione dell'amministrazione, in sede di provvedimento delegato, improntare l'azione riformatrice ai seguenti principi: valorizzazione delle professionalità migliori; particolare attenzione, anche per quanto concerne le dimensioni degli accessi e l'articolazione della carriera, ai profili di compatibilità con i ruoli esistenti; garanzia della massima funzionalità del sistema.

A tal fine un'utile ed autorevole indicazione sull'argomento è quella contenuta nell'ordine del giorno, presentato dall'onorevole relatore, per le Commissioni, all'Assemblea del Senato, cui il Governo ha aderito, il quale prevede una consistenza organica del ruolo contenuta, particolari presupposti, requisiti e modalità di accesso, nonché un coerente sviluppo di carriera che comunque esclude l'esercizio delle funzioni di autorità locale di pubblica sicurezza e l'accesso alla dirigenza.

Il riordinamento delle carriere dei funzionari è parte integrante di un progetto organico che si completa attraverso una riarticolazione delle strutture della polizia di Stato volta ad incrementare la funzionalità ed a razionalizzarne l'impiego.

Tale finalità, ben esplicitata dall'articolo 5 del disegno di legge, con particolare riguardo alle lettere a) economicità e speditezza, b) articolazione degli uffici per funzioni omogenee, c) riarticolazione a livello centrale e periferico delle funzioni di direzione e di controllo, e d) massima flessibilità organizzativa, sarà perseguita attraverso mirati interventi organizzativi per realizzare una struttura di polizia ancor più dinamica, mobile ed operativamente flessibile, in grado di esprimere un elevato potenziale di operatività nel controllo del territorio e nell'investigazione. In tal modo verrà assicurata la piena rispondenza dell'attività dell'amministrazione della pubblica sicurezza - e della polizia di Stato, in particolare - al pubblico interesse.

Il provvedimento che si proporrà al ministro dell'interno, in attuazione della delega di regolamento contenuta nell'articolo 5, quando questa sarà definitivamente conferita dal Parlamento, conterrà principalmente norme generali di organizzazione, disposizioni per perfezionare le funzioni di direzione e controllo e le altre modalità di raccordo fra gli uffici, procedure semplificate, ma anche, in attuazione dei principi della responsabilità dirigenziale di cui al decreto legislativo n. 29 del 1993, e successive modificazioni, ampi rinvii all'iniziativa provvedimentale dei dirigenti.

Giova, altresì, precisare che saranno in ogni caso rispettate e tenute nel massimo conto le indicazioni formulate, sempre con forte spirito collaborativo, dalle organizzazioni sindacali del personale della polizia di Stato, in adesione al decreto legislativo n. 195 del 1995 ed alle altre disposizioni che disciplinano la loro partecipazione alla vita dell'amministrazione.

 

PRESIDENTE. Ringrazio il prefetto Masone e do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre domande.

 

FILIPPO ASCIERTO. Prefetto Masone, lei ha parlato del necessario allineamento alla legge n. 121, del rapporto di impiego, dell'avanzamento nell'ambito delle forze di polizia (che non può essere diverso, sia come capienza di organici sia - suppongo - come progressione). Nell'articolo concernente l'Arma dei carabinieri si tende a creare l'allineamento con la legge di modifica dei vertici della difesa, e questo potrebbe creare un problema ai fini dell'allineamento da lei ha auspicato. Sono dell'avviso che, creato il comparto sicurezza, in questo comparto non si possano avere diversità di carriere e tanto meno di impieghi, considerata l'attività ben specifica, fermo restando lo status militare dell'Arma dei carabinieri e la sua specificità. È un po' il dubbio amletico che ritorna, «essere o non essere»: essere poliziotto oppure essere prevalentemente inquadrato militarmente.

Lei è a capo del dipartimento di pubblica sicurezza, ha degli organismi interforze e conosce la disarmonia che si può riscontrare talvolta nell'ambito degli incarichi e delle qualifiche. Mi spiego meglio: qualche volta gli incarichi vengono affidati a questori che sono molto più giovani dei loro pari funzioni nell'Arma dei carabinieri, in quanto le carriere sono differenti. Lei ritiene importante l'allineamento con la legge n. 121, con il comparto sicurezza, i ruoli, le qualifiche e gli avanzamenti, oppure ritiene che comunque occorra separare le due nature, quella militare dell'Arma dei carabinieri e quella civile della Polizia di Stato, con progressioni di carriera

che poi creano problemi nell'ambito dei reparti interforze?

Prefetto Masone, lei ha parlato dei nuovi ruoli che si costituiranno; forse si riferiva al ruolo speciale che la Polizia di Stato richiede da tempo e - bisogna dirlo - a buon diritto: abbiano infatti creato il ruolo speciale nell'ambito della polizia penitenziaria e a rimanerne fuori sono solo la Polizia di Stato e la guardia di finanza. Non è ben chiaro il motivo per cui al Senato un emendamento sia stato trasformato in un ordine del giorno; conosciamo bene la valenza di questo strumento, molto utilizzato qui alla Camera. Vorrei sapere se lei ritenga necessario che sia specificato in modo ben chiaro, con un paletto fermo all'interno di questo provvedimento, che deve nascere un ruolo speciale per la Polizia di Stato così come è nato per l'Arma dei carabinieri e così come esiste per la polizia penitenziaria, e come si acceda a questo ruolo speciale. Capisco che sarà la delega ad affrontare gli aspetti particolari, ma noi non possiamo pensare che con una delega, quindi firmando una cambiale in bianco, si attui tutto ciò senza adeguate garanzie.
Ricordo la legge n. 216, che poi ha comportato i provvedimenti del 1995: proprio perché era molto generica e in alcune parti molto specifica, non ha consentito ai non direttivi - lei prima ne ha fatto cenno - di accedere al ruolo superiore, ottenendo così uno sbocco naturale. Oggi nell'ambito delle forze di polizia si verifica che giovani ispettori dopo 15 anni di servizio hanno raggiunto il massimo della loro carriera, rimanendo così per altri 20-25 anni con lo stesso grado e con la stessa retribuzione, senza stimoli ed incentivazioni, che si trasformano in sicurezza del cittadino. Tutto ciò perché nella legge n. 216 non furono ben chiari i meccanismi per la progressione di carriera. Se oggi volessimo rifare gli stessi errori, alleanza nazionale (e penso anche il Polo, ma ognuno esprimerà le proprie opinioni) non si presterebbe ad ulteriori penalizzazioni di un intero mondo che attende finalmente un po' di chiarezza.

 

PRESIDENTE. Onorevole Ascierto, non siamo in fase di discussione generale. Si tratta di porre domande ai nostri ospiti.

 

FILIPPO ASCIERTO. Le mie sono tutte domande.

 

PRESIDENTE. Se ognuno parla un quarto d'ora per spiegare la sua visione dell'universo mondo, non procediamo con l'audizione.

 

FILIPPO ASCIERTO. Per concludere, lei ritiene che la nascita di nuove qualifiche dirigenziali potrà creare maggiori spese per il futuro? Non ritiene forse che l'invarianza di spesa, anche a regime, debba essere superata con un collegamento alla legge finanziaria, dove possono essere previste le spese occorrenti per la sicurezza? Cosa ne pensa degli stanziamenti per le forze di polizia e per il suo personale? Grazie.

 

MARCO BOATO. Presidente, quelle che abbiamo ascoltato sono domande da dibattito parlamentare: non è il capo della polizia a dover rispondere, è il Parlamento.

 

PRESIDENTE. L'onorevole Boato prenderà atto che ho già detto questo; naturalmente il capo della polizia risponderà nell'ambito delle sue competenze. Quanto più efficienti ed incalzanti saranno i nostri interventi, tanto più le nostre domande potranno trovare risposte. Se si tratta di interventi concernenti la politica generale del Governo, non si può chiedere certamente al capo della polizia o ad altri di dare risposte.

 

MARIO TASSONE. Il capo della polizia ha fatto riferimento alla legge n. 121: in fondo questo provvedimento - lo ha detto anche nella sua esposizione - dovrebbe colmare alcune lacune sul piano dell'iter verificatesi in questi anni, durante i quali abbiamo visto una rincorsa dei carabinieri nei confronti della Polizia di Stato e una rincorsa di quest'ultima nei confronti dei carabinieri per quanto riguarda carriere, progressioni, collocamento, funzioni e ruoli.

Questo provvedimento a mio giudizio privilegia un momento precedente, quello della distribuzione, della ricollocazione e della qualificazione del personale e della dirigenza: si tratta di questioni che seguo anche volentieri, ma devono essere funzionali all'efficienza ed al coordinamento tra le forze di polizia.

La mia domanda, rivolta ad un tecnico, ad un esperto, è la seguente: questo provvedimento legato ai carabinieri, alla guardia di finanza, al Corpo forestale, assicura la funzionalità ed il coordinamento, ma soprattutto il raggiungimento degli obiettivi che purtroppo sul piano pratico non si realizzarono con la legge n. 121? Il prefetto Masone ha parlato del generale dell'Arma dei carabinieri, del comandante generale, della «stella funzionale» e così via: si tratta di problemi di sovraordinazione, di guida e di gestione che non credo saranno facilmente risolti.

 

DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Vorrei ringraziare il prefetto Masone per le cose che ci ha detto. Aggiungerei alla domanda del collega Tassone la richiesta di una valutazione sull'articolo 7: vorrei sapere se quanto contenuto in tale articolo realizzi gli obiettivi che tutti diciamo di perseguire.

 

MAURIZIO GASPARRI. Sarò molto sintetico, in quanto l'onorevole Ascierto ha svolto delle considerazioni che condivido.

Richiamo l'attenzione proprio su problema già sollevato, vale a dire sull'invarianza dei costi; ciò che non è molto chiaro - in questo caso mi rivolgo al prefetto Masone più nella sua qualità di direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza - è che per aumentare (mi riferisco all'Arma dei carabinieri) il numero dei generali si dovrebbero sopprimere mille cariche di sottufficiale. Abbiamo parlato di controllo del territorio, di presenza diffusa; il Parlamento può decidere di attuare questa riforma non ad invarianza di costi ma con stanziamenti ulteriori. Vorrei un suo parere su questo aspetto; poiché dobbiamo discutere il provvedimento, nutro dei dubbi sul fatto che con un'invarianza dei costi, così come è stabilito nel testo pervenuto dall'altro ramo del Parlamento, si possa fare un lavoro utile. Può darsi infatti che occorrano maggiori posizioni apicali nelle varie forze di polizia, ma se ciò dovesse avvenire a detrimento di una base che è necessaria per l'operatività si potrebbero avere problemi in una fase di grave allarme sociale, di richiesta di apertura di stazioni e di commissariati (dove non possiamo mandare colonnelli, generali o questori).

Inoltre, per quanto riguarda il Corpo forestale, di cui stiamo discutendo in Commissione - anch'esso un problema che riguarda la sicurezza ed il controllo del territorio - dico, sempre rivolgendomi al direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza e non al capo della polizia, che siamo molto preoccupati in ordine alla procedura di regionalizzazione, perché può creare confusione; tra l'altro, esiste un provvedimento che regionalizza ed una legge che delega il Governo a fare determinate cose. Gradirei un suo punto di vista anche sull'impiego del Corpo forestale caso mai a fini diversi, ma comunque di controllo del territorio, in questo caso nel senso più letterale ed ecologico del termine. Grazie.

 

PAOLO PALMA. Ho apprezzato molto i chiarimenti che il capo della polizia, direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza, ha fornito circa gli istituendi nuovi ruoli e, più in generale, sulla riorganizzazione dell'amministrazione della pubblica sicurezza, alla luce della normativa in discussione. Ho apprezzato in particolare la forte difesa della legge n. 121 da parte del capo della polizia in ordine all'unitarietà del ruolo del funzionario di polizia (spero sia chiaro a tutti noi), unitarietà che non può essere messa in discussione perché si tratterebbe di un rischioso passo indietro rispetto ad una riforma democratica quale quella attuata con la legge n. 121.

Quel che ci deve guidare infatti, prima del soddisfacimento di legittime esigenze di categoria, è a mio avviso l'interesse del complessivo sistema di sicurezza al servizio del cittadino. Gradirei sapere dal capo della polizia, anche nella sua qualità di direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza, se ritenga congruo l'articolo 7 del provvedimento rispetto all'esigenza sempre più avvertita, soprattutto dai cittadini, di coordinamento delle forze di polizia che richiede, come sappiamo, l'eliminazione di duplicazioni e di sprechi e soprattutto un'attenta ed efficace gestione unitaria da parte del dipartimento della pubblica sicurezza che - mi piace sottolinearlo - è una struttura interforze e, per quanto ne so, sempre più interforze. Grazie.

 

ROSANNA MORONI. L'articolo 5 prevede che sia determinata con regolamento - nutro qualche perplessità sull'utilizzo dello strumento - la struttura organizzativa delle articolazioni centrali e periferiche dell'amministrazione della pubblica sicurezza. Arrivando alla lettera c), si parla di ripartizione a livello centrale e periferico delle funzioni di direzione e controllo. Vorrei la sua interpretazione, prefetto Masone; poiché non mi sembra che, dal testo di questo articolo, emerga con chiarezza che tipo di futura struttura organizzativa si voglia per quanto riguarda le articolazioni centrali e periferiche dell'amministrazione della pubblica sicurezza, alla luce dell'attuale ripartizione e del fatto che il successivo comma 2 prevede l'abrogazione degli articoli 31 e 34 della legge n. 121, vorrei capire cosa s'intenda con questa modifica, cioè se si pensi all'istituzione di nuovi livelli periferici e come si intendano individuare i soggetti che svolgeranno le attuali funzioni degli uffici della polizia stradale che, se non vado errata, rientrano nell'articolo 34 della legge n. 121, di cui si prevede l'abrogazione. Grazie.

 

PIETRO GIANNATTASIO. Poiché vengo da una struttura piramidale, quali sono le forze armate, quando sento agitare il problema di innalzamenti apicali mi viene in mente il risucchio dall'alto di tutte le carriere, il che crea alla base la necessità di una alimentazione alla quale invece il prefetto Masone ha posto paletti di natura economica: non si può, in sostanza, sforare dal budget previsto. Allora forse la mia osservazione è ripetitiva rispetto alle considerazioni svolte dall'onorevole Gasparri: non vorrei che questo todos caballeros, cioè todos generales, portasse ad una mancanza della base che deve operare. Peraltro, mantenendo i limiti economici si dovrà tener conto del corrispettivo tra quello che costeranno tanti dirigenti generali rispetto a quello che costeranno coloro che invece dovranno stare in mezzo alla strada.

 

CESARE RIZZI. Vorrei chiedere al dottor Masone qualche chiarimento riguardo alla disposizione di cui all'articolo 5, comma 4, dove si prevede il trasferimento ad altri ruoli del personale dei gruppi sportivi e delle bande musicali non più idoneo. Vorrei intanto capire che cosa s'intende con l'espressione «sopravvenuta inidoneità alle specifiche mansioni» ed inoltre vorrei conoscere quali conseguenze si determinano sul piano della professionalità, tenuto conto che il trasferimento può avvenire unicamente qualora il personale da trasferire abbia seguito corsi di riqualificazione.

 

FERNANDO MASONE, Capo della Polizia. Per quanto riguarda le domande rivolte dall'onorevole Ascierto, che sono state anche ripetute da altri commissari sia pure con tagli diversi, in via preliminare voglio osservare che il riordino delle carriere anche apicali non è determinato, almeno per quanto riguarda la mia amministrazione, dalla volontà di innalzare il grado apicale perché da ciò derivino benefici di ordine economico. Si è trattato solo di creare un ordinamento paritario tra chi ha le stesse responsabilità, ad esempio, nella Polizia di Stato e nell'Arma dei carabinieri. Abbiamo verificato che attraverso le norme che riguardano il riordino dell'amministrazione della difesa e l'ancoraggio a questa dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza (addirittura la Guardia di finanza ha conseguito nella finanziaria del 1998 quello che proponiamo di introdurre per la polizia di Stato nel 1999) si producono elementi di squilibrio tra due forze di polizia che svolgono lo stesso lavoro; tale conseguenza discende da un complesso di norme che può anche non piacere (tutto militare, tutto civile) ma che comunque esiste, ed io non sono qui per dire se sono un fautore della legge n. 121 o piuttosto un sostenitore della militarizzazione generalizzata delle forze di polizia. Prendo atto delle disposizioni vigenti ed affermo che il minimo indispensabile per garantire un serio coordinamento, di cui è responsabile il direttore generale della pubblica sicurezza, è necessariamente una uniformità di comando che è il corrispettivo della responsabilità precisa che viene attribuita a chi effettivamente ha il compito di esercitare questa funzione delicatissima.
Il riordino delle carriere, come ho evidenziato nella mia relazione, non ha dunque altro scopo se non quello di realizzare una equa ordinazione tra le varie forze di polizia che svolgono le stesse funzioni. Se a ciò non si pervenisse, si verificherebbe uno sbilanciamento tra chi ha la responsabilità del coordinamento rispetto a chi collabora nell'esercizio di tale funzione nell'ambito dell'ufficio del coordinamento previsto dalla legge n. 121. Per quanto riguarda i ruoli speciali, ricordo che il Parlamento nel 1995, in quella fase di riforma che ha comportato notevoli problemi, come è stato sottolineato, tra i quali il raggiungimento dopo quindici anni di servizio del grado di ispettore, ha deciso di istituire questo ruolo perché altrimenti la Polizia di Stato sarebbe stata l'unica forza di polizia di competenza generale a non premiare le professionalità migliori, che così dal ruolo degli ispettori possono entrare in quello dei direttivi, subordinando tuttavia tale accesso a determinati paletti, tra i quali anzitutto quello di un numero contenuto che verrà definito sulla base delle scelte delle altre forze di polizia.

 

FILIPPO ASCIERTO. Ma da dove ricava tutto questo?

 

FERNANDO MASONE, Capo della Polizia. L'ho interpretato dalla delega ed ho spiegato in questa sede come intendiamo realizzare questo ruolo se e quando la delega verrà concessa.

Mi è stato chiesto se gli stanziamenti per le forze di polizia sono ritenuti sufficienti. Questo è un discorso molto difficile da fare, anche perché bisognerà vedere quali indicazioni proverranno al riguardo dalla legge finanziaria. Le necessità di base, quelle che ci consentono di fare le stesse cose che abbiamo fatto in passato, con una lievitazione contenuta ma esistente, ci inducono a pensare che il programma che abbiamo elaborato possa essere realizzato. Certo, le esigenze del cittadino crescono e penso che una maggiore attenzione in sede di legge finanziaria ai problemi della sicurezza collettiva non potrà che essere apprezzata.

L'onorevole Tassone ha posto principalmente l'accento sul problema del coordinamento. È un problema di difficile soluzione e che da quando esistono le forze di polizia ha sempre costituito elemento di grande discussione a tutti i livelli e in tutte le sedi. Stiamo compiendo notevoli passi avanti sotto il profilo del coordinamento: stiamo realizzando quell'ufficio di staff del direttore generale della pubblica sicurezza che deve consentire al capo della polizia di adottare tutti i provvedimenti per rendere operativo questo ufficio, che è un ufficio vero e proprio e non un tavolo di coordinamento dove si succedono i vari elementi dell'una o dell'altra forza; è cioè un ufficio articolato in servizi che sono diretti a rotazione da elementi della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza che fanno parte dell'ufficio in maniera continuativa.

Si tratta della migliore realizzazione che è possibile immaginare perché tutti gli effettivi che ne fanno parte lavorano stabilmente nell'ufficio, quindi sono in grado di contribuire, anche con una dialettica vivace, all'assunzione di decisioni da portare all'esame del direttore generale della pubblica sicurezza, che dovrà poi avanzare le proposte all'autorità nazionale di pubblica sicurezza, cioè il ministro dell'interno, sulla base di elementi concreti elaborati di comune accordo e in maniera coordinata. Penso che questo sia un passo avanti molto significativo, specialmente se ad esso si aggiunge la costante presenza, negli uffici interforze del dipartimento della pubblica sicurezza, di elementi dei più vari livelli delle altre forze di polizia: mi riferisco all'antidroga, alla stessa DIA, all'Interpol, all'Europol, tutti uffici che nascono con vocazione interforze e in cui i compiti direzionali - oltre a quelli esecutivi, ovviamente - verranno affidati ad appartenenti alle altre forze di polizia. Sono sicuro che se si riuscisse a realizzare un ufficio di coordinamento che abbia la caratteristica di una grande serietà ed efficacia, sarà finalmente possibile chiudere o almeno contenere le discussioni sull'argomento.

Quanto alla domanda concernente l'articolo 7 formulata dall'onorevole Romano Carratelli, preciso che non ho toccato l'argomento delle direttive adottate dal ministro dell'interno in quanto ritengo che il testo dell'articolo sia sufficientemente chiaro. Dal testo approvato al Senato è scomparso il riferimento al carattere vincolante che rivestono le direttive adottate dal ministro dell'interno, ma si sa che tali direttive sono vincolanti per loro natura. Non ho osservazioni da fare sulle disposizioni dell'articolo 7 e quindi posso limitarmi a dire che è un articolo che recepisce le nostre istanze.

Quando parliamo, onorevole Gasparri, di soppressione di personale, ripeto che pensiamo alla dirigenza e non ai quadri inferiori. Abbiamo parlato di invarianza di spesa anche mediante soppressione del personale: ci sarà soppressione di personale anche ai livelli dirigenziali...

 

MAURIZIO GASPARRI. Di tutte le forze di polizia?

 

FERNANDO MASONE, Capo della Polizia. Io sto parlando della pubblica sicurezza.

 

PRESIDENTE. Rivolgeremo la stessa domanda al comandante dell'Arma dei carabinieri.

 

FERNANDO MASONE, Capo della Polizia. Penso che si possa procedere non ad una riduzione del personale di base, che è invocato da tutte le parti per assicurare la necessaria presenza sul territorio, ma piuttosto ad una riduzione dei vertici e ritengo che abbiamo un ampio margine per lavorare in questo senso. L'invarianza della base è fuori discussione; anzi, mentre per gli impiegati dello Stato si prevede che nel turnover ci sia l'1 per cento di penalizzazione per quanto riguarda le nuove assunzioni, noi stiamo facendo in modo che tale penalizzazione venga eliminata per le forze della pubblica sicurezza perché comunque comporterebbe la riduzione di oltre 900 persone.

Per quanto riguarda il Corpo forestale posso soltanto dire che come forza di polizia specialistica ha contribuito, nelle funzioni proprie, al mantenimento della sicurezza pubblica; è destinatario delle direttive che nel settore vengono diramate, le realizza proficuamente e comunque si pone in perfetta consonanza con le altre forze di polizia. La decisione di pervenire o meno alla regionalizzazione di tale Corpo spetta comunque al Parlamento e riguarda la riforma dell'ordinamento di cui stiamo parlando.

All'onorevole Palma voglio assicurare che l'unitarietà dei ruoli sarà salvaguardata. L'istituzione del ruolo speciale per la polizia di Stato non nasconde l'intenzione di riportare indietro le lancette del tempo e rendere di nuovo militare il Corpo; manifesta piuttosto la volontà di porlo sullo stesso piano di tutti gli altri corpi delle forze di polizia, con l'attribuzione di connotati premiali...

 

PAOLO PALMA. Avevo colto questo aspetto. Le davo atto di questa sua intenzione.

 

FERNANDO MASONE, Capo della Polizia. Se la delega verrà concessa, verrà dunque istituito il ruolo che potrà costituire un incentivo al lavoro e potrà premiare gli ispettori, che lavorano molto e bene nella nostra amministrazione, e nello stesso tempo potrà contenere l'espansione del ruolo e l'avanzamento nella carriera.

Onorevole Moroni, posso assicurarle che la soppressione degli articoli 31 e 34 è un elemento soltanto tecnico. Ho sentito molto spesso parlare in generale della soppressione della specialità della polizia stradale, ma colgo questa occasione per affermare che stiamo anzi lavorando per rafforzarla e potenziarla. Ci sono delle preoccupazioni perché nella riorganizzazione stiamo pensando di togliere qualcosa e di aggiungere qualcos'altro, ma come sedi, come presidi, non già come istituto. Si potrà cioè verificare che un presidio che si trova in un paese può essere spostato in un paese vicino per maggiore funzionalità, ma il tutto resta assolutamente nell'ambito della specialità che rimane intatta come rimangono intatte le altre specializzazioni della Polizia di Stato quali elementi essenziali alla funzione della polizia nel suo complesso.

Onorevole Giannattasio, penso di aver già risposto al suo quesito nel senso che i gradi elevati non saranno...

 

PIETRO GIANNATTASIO. I tenenti e i capitani sono merce rara.

 

FERNANDO MASONE, Capo della Polizia. Procederemo alla riorganizzazione, che è equiordinazione, avendo presente che non dovrà assolutamente comportare «sforamenti» economici e che, nello stesso tempo, dovrà equilibrare i ruoli dirigenziali.

L'onorevole Rizzi chiede che cosa intendo riferendomi alla banda musicale. Tenga presente che alcuni componenti di questa specialità perdono alcune capacità come, per esempio, l'udito; sono abilissimi professori di orchestra che non possono trasformarsi in poliziotti se non frequentando corsi di qualificazione che ne consentano l'impiego nelle forze di polizia ordinarie.

 

PRESIDENTE. Grazie prefetto Masone. Dichiaro conclusa l'audizione.

 

La seduta termina alle 12.05.