IL GENERALE ARPINO

OVVERO

IL CAPO

A conoscere il Generale Mario Arpino, Capo di Stato Maggiore della Difesa ed Ufficiale dell’Aeronautica, non si può che stimarne le doti di autentico Capo.

La profonda conoscenza delle FF.AA., unita ad una diversificata esperienza lavorativa, lo rende credibile e amato dai suoi uomini, in particolare dai suoi Ufficiali.

Uomo di grande cultura e, nel contempo, di autentica umiltà, è dotato di un’intelligenza, di una tenacia e di un coraggio che purtroppo scarseggiano, a certi livelli.

Qualità ben spese soprattutto se deve difendere i "suoi" uomini e i "suoi" Reparti.

Non ha bisogno di mentire o di ricorrere alle untuose ipocrisie curiali, il Generale Arpino: la trasparenza, anche del linguaggio, e l’equanimità sono la sua forza e gli conferiscono, in ogni occasione, l’autorevolezza del vero, indiscusso professionista.

Che si trovi dinanzi alle telecamere o al fuoco di fila delle domande di un navigato giornalista della carta stampata, con stile, schiettezza e - che non guasta di questi tempi - in bell’italiano, dà sempre un’immagine positiva e forte dell’Istituzione che rappresenta.

Il modo in cui ha affrontato la vicenda della Folgore è il paradigma di un uomo che, a 62 anni, si lancia ancora col paracadute pur di essere sempre pronto a trovarsi in prima linea con i suoi uomini. Un caso da manuale, che dovrebbe essere studiato da tutti i Dirigenti.

Un esempio che, evidentemente, è difficile da imitare.

Dobbiaco – Roma, in una volata, a bordo della sua vecchia Lancia Delta: le volgari sgommate delle "blindate" ministeriali come i fasti pacchiani degli aerei di Stato sono estranei a chi, interrotte le ferie, sa mettere le ali al suo cuore di Comandante. Rapida riunione con i Capi delle tre Forze Armate che convengono sulla sua linea, quella del Capo di S.M.D..

<<No alla giustizia sommaria. No ai processi di piazza per gli Ufficiali. Se si evidenzieranno delle responsabilità saremo più duri della legge.> >

Il nonnismo si combatte con l’arma della legalità e non con l’isterismo dei politicanti e dei tagliatori di teste. Le ispezioni interne saranno approfondite e, soprattutto, non marciranno nei cassetti. Le strumentalizzazioni devono cessare.

Parole semplici e ferme con cui il Generale Arpino, nel corso di una memorabile intervista agostana, ha inviato un messaggio chiaro e responsabile ad un Paese disorientato.

La canea, scatenata da più o meno fantasiosi, faziosi e nostalgici reduci dei collettivi studenteschi degli anni ’60 e ’70, si esaurisce come per incanto.

Se la linea è giusta, non c’è ministro, sottosegretario o sindacalista al mondo che potrebbe far recedere il Generale Arpino: lui, ne siamo sicuri, non andrebbe mai a vendere in Parlamento menzogne o, peggio ancora, i "suoi Ufficiali", pur di tenersi la "sedia".

Rimpiazzarlo, d’altronde, non sarebbe facile.

Uomini e Capi come lui, nell’italietta dei mediocri, sono più unici che rari.

Roma, 10 settembre 1999

Dott. Giovanni Aliquò