Resoconto della seduta del 28 maggio 1998 della Affari Costituzionali e 4a Difesa

Dal sito internet del senato all'URL:

http://www.senato.it/notes/ODG_PUBL/1d2ea.htm 

 10a Seduta (pomeridiana)

Presidenza del Presidente della 4a Commissione


GUALTIERI

Intervengono, ai sensi dell'articolo 47 del Regolamento, il Capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza, prefetto Ferdinando Masone accompagnato dal dottor Giulio Cazzella e il Comandante generale della Guardia di finanza, generale di corpo d'armata Rolando Mosca Moschini, accompagnato dal colonnello Giuseppe Quaranta.

La seduta inizia alle ore 14,45.

SUI LAVORI DELLE COMMISSIONI

Il presidente GUALTIERI comunica che gli sono pervenute diverse richieste al fine di prorogare il termine per la presentazione di emendamenti al testo unificato proposto dal comitato ristretto per i disegni di legge n. 2793-ter e connessi, già fissato per le ore 16 di lunedì 1o giugno.

Si conviene di prorogare il termine a martedì 9 giugno, alle ore 17.

PROCEDURE INFORMATIVE

Audizione, ai sensi dell'articolo 47 del Regolamento, del Capo della polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e del Comandante generale del Corpo della Guardia di finanza, in relazione all'esame dei disegni di legge n. 2793-ter e connessi, recanti riordinamento sull'ordinamento dell'Arma dei carabinieri, della Polizia e del Corpo della Guardia di finanza

Il presidente GUALTIERI ringrazia il prefetto Masone per aver aderito all'invito delle Commissioni e ricorda che l'audizione ha per oggetto i disegni di legge n. 2793-ter e connessi, concernenti l'ordinamento dell'Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di finanza.

Ha parola il prefetto MASONE, che apprezza l'attenzione rivolta alle questioni che riguardano l'assetto delle Forze di polizia. Attenzione quanto mai giustificata, a suo avviso, ove si consideri che le forze di polizia sono, fra gli organi della pubblica amministrazione, quelli chiamati ad intervenire nelle situazioni più critiche, in cui più da vicino il cittadino avverte il sostegno degli apparati dello Stato a difesa dei suoi diritti essenziali, ma anche quelli per i quali con maggiore evidenza si misura il rapporto fra autorità e libertà in un ordinamento moderno e democratico.

Anche se il testo normativo in esame non incide direttamente su tale rapporto, la cui disciplina fondamentale, sia per quanto riguarda la polizia di sicurezza e di prevenzione, sia per quanto riguarda la polizia giudiziaria, rimane immutata, le disposizioni che vi sono contenute hanno un indubbio rilievo, in quanto si ripromettono di perfezionare l'organizzazione e la funzionalità dell'apparato di polizia nel suo complesso.

Il contesto omogeneo in cui operano Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di Finanza è di immediata evidenza per quanto riguarda la comune azione di polizia, ma che è pure rilevante per quanto concerne la comune partecipazione all'attività di direzione delle strutture interforze del Dipartimento della pubblica sicurezza, e ormai si estende alle linee essenziali degli ordinamenti, pur nella loro diversità ed autonomia.

Per questo motivo l'originaria iniziativa, volta al riordinamento strutturale dell'Arma dei carabinieri e al riordinamento degli ufficiali del Corpo della Guardia di Finanza, è ormai inserita in un contesto normativo più ampio che, mentre da una parte conferma l'intendimento di rapportare l'ordinamento dell'Arma alla recente riforma delle Forze Armate, dall'altro persegue un'esigenza più generale di razionalizzazione e maggiore valorizzazione delle risorse organizzative e professionali delle Forze di polizia, sia per quanto concerne i quadri direttivi e dirigenti dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, sia per il supporto amministrativo e di immagine e, soprattutto, per la pianificazione delle risorse e dei servizi.
Le integrazioni al disegno di legge n. 2793-ter, di cui si è detto, rispondono, in definitiva, ad una scelta coerente agli stretti rapporti fra le Forze di polizia; analoga a quella che, nell'ambito della recente riforma organizzativa delle Forze Armate, ha indotto ad omettere di disciplinare in quella sede anche l'ordinamento dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza, che pure delle Forze Armate fanno parte, cospicua per apporto di risorse e di valore militare.

È innegabile che fra le Forze di polizia, come del resto negli altri comparti del pubblico impiego, vi è una costante tendenza alla emulazione dei rispettivi trattamenti economici e giuridici, per cui è sempre preferibile provvedere contestualmente alle riforme legislative richieste. In questo caso, peraltro, le esigenze di riordinamento, rappresentate anche dal Governo, appaiono più che mai reali. Per quanto riguarda il riordinamento della Polizia di Stato e dell'Amministrazione civile dell'interno, la documentazione esibita alle Commissioni dal Ministro dell'interno, fa intendere con sufficiente precisione le linee direttrici del progetto, salvo gli aggiustamenti compatibili con i criteri di delega rimessi all'ulteriore fase di predisposizione del provvedimento delegato, previo il necessario confronto con le altre Amministrazioni interessate e con le organizzazioni sindacali, di cui si prevede di acquisire il parere prima di sottoporre il progetto all'esame del Parlamento. L'esigenza primaria è quella di una più attenta valorizzazione delle risorse umane, attraverso nuove modalità di assunzione, di formazione e di progressione nella carriera, particolarmente selettive, soprattutto per l'accesso alla dirigenza.

In particolare, si prevede l'unificazione delle modalità di accesso ai ruoli direttivi, mediante concorsi pubblici per giovani laureati e superamento di un corso di formazione di tipo biennale; scompare quindi l'accesso mediante concorso per giovani diplomati con la frequenza di un corso quadriennale. È importante inoltre la previsione di affiancare le attuali modalità di accesso alla dirigenza con una modalità concorsuale (per titoli ed esami) per la quale è richiesto espressamente il possesso del diploma di laurea.

La seconda esigenza è quella dell'adempimento degli impegni assunti con il Parlamento a seguito del riordinamento delle carriere non direttive del 1995, prevedendo la costituzione di un "ruolo speciale" di funzionari della Polizia di Stato, alimentato con personale tratto dal ruolo degli ispettori. Si tratta di un istituto che non trova diretto riscontro nell'ordinamento degli impieghi civili della Pubblica Amministrazione, ma che, tuttavia, presenta innegabili somiglianze con ormai consolidati meccanismi di progressione per concorso nei livelli funzionali superiori al VII, anche per il personale sprovvisto del diploma di laurea. Il criterio di delega non determina la consistenza organica del "ruolo speciale", che sarà comunque definita in relazione alle effettive esigenze funzionali, tenendo conto delle corrispondenti riduzioni di posti nei ruoli esistenti (sia nel ruolo degli ispettori che in quello dei commissari), anche per la necessaria compensazione degli oneri. La norma di delega prevede anche la revisione della struttura delle qualifiche direttive della carriera prefettizia, da inquadrarsi nel contesto delle profonde innovazioni introdotte dal decreto legislativo 3 febbraio 1994, n. 29, nell'ordinamento del personale dell'Amministrazione civile dell'interno (distinzione fra personale del "comparto ministeri" e della "carriera prefettizia").

Una disposizione recepita nel testo del comitato ristretto, corrispondente all'emendamento 1.0.4, presentato dal Ministro dell'interno l'11 febbraio 1998, tende ad unificare le procedure di perfezionamento delle deleghe presenti nel disegno di legge, con la previsione della concertazione del Ministro del Tesoro, del Ministro per la funzione pubblica e dello stesso Ministro dell'interno, in considerazione della responsabilità devoluta a quest'ultimo per tutto quanto attiene all'ordine e alla sicurezza pubblica. Al di là della tradizione storica e politica, in forza della quale tutti i provvedimenti di un qualche rilievo concernenti l'Arma dei carabinieri sono stati adottati di concerto con il Ministro dell'interno, non può dubitarsi che anche gli aspetti ordinamentali e organizzativi propriamente militari - quali, ad esempio, l'articolazione delle strutture territoriali ed i rispettivi livelli di responsabilità e di comando; l'ampiezza dell'impiego in compiti militari - possono influire significativamente sulla funzionalità della Forza di polizia e coinvolgere, dunque, aspetti di stretta pertinenza del Ministro dell'interno.

Al netto dei compiti militari, che assorbono solo una parte delle sue risorse organizzative, di personale e di mezzi, l'Arma dei carabinieri è infatti la forza di polizia che condivide con la Polizia di Stato il carattere permanente e generale dei propri compiti di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, di prevenzione e repressione dei reati e di pubblico soccorso.

Basta, per questo, confrontare l'articolo 2 del Regolamento organico del 1934, concernente i suoi compiti di istituto, con l'articolo 24 della legge n. 121 del 1981, recante i compiti istituzionali della Polizia di Stato, per sottolineare la stretta vicinanza e comunanza di impegni delle due Forze di Polizia.

Per questo motivo e per il ruolo di assoluto rilievo fra le Forze di polizia rivestito dall'Arma dei carabinieri, secondo un modello ordinamentale che la fa dipendere "dal Ministero dell'interno per quanto ha tratto al servizio d'istituto, d'ordine e di sicurezza pubblica ", come si esprime con la terminologia del tempo il suo Regolamento organico (art. 54), che nel testo della norma di delega si intende mantenere immutato, sembra che non possa essere contestata la concertazione del Ministro dell'interno anche sul provvedimento previsto dall'articolo 1 del disegno di legge n. 2793-ter.
L'articolo 6, primo comma, n. 1, della legge n. 121 del 1981, prevede programmaticamente che le funzioni amministrative e contabili di interesse dell'Amministrazione della pubblica sicurezza siano svolte da personale dell'Amministrazione civile, restituendo il personale della Polizia di Stato ai suoi specifici compiti di istituto.

Presupposto essenziale per continuare a dare attuazione a questa norma è una deroga ai limiti per le assunzioni recati dalla legge n. 449 del 27 dicembre 1997, relativamente all'assunzione di personale delle qualifiche "contrattualizzate". L'obbiettivo è perseguito, nell'articolo 4 del testo del comitato ristretto, corrispondente all'emendamento 1.0.5 del Governo, attraverso la pianificazione, in tre anni, dell'assunzione delle unità tuttora mancanti per il raggiungimento del pieno organico, ricorrendo alla mobilità del personale della Polizia di stato in età avanzata, alla mobilità del personale in esubero delle altre Amministrazioni in possesso dei requisiti richiesti, alle graduatorie dei concorsi già espletati ed a nuovi concorsi, per i posti non coperti attraverso le altre modalità. Il comma 3 dell'articolo 5, infine, prevede l'aggiornamento delle disposizioni per il reclutamento degli agenti e dei militari per i Gruppi sportivi e dei musicisti delle bande musicali della Polizia di Stato, delle altre Forze di polizia e delle Forze Armate, nonchè per la disciplina dei trattamenti economici principali e accessori connessi con tali attività (incentivazioni, sponsorizzazioni), mediante il ricorso a provvedimenti "delegificati". Oltre agli aspetti ordinamentali, destinati a rendere più funzionali le attività di "immagine" dei vari Corpi interessati, la norma persegue finalità di trasparenza nel settore delle "sponsorizzazioni", anche allo scopo di attivare con criteri omogenei le disposizioni dell'articolo 4 della legge n. 449 del 1997.
Strettamente connesse con la prima parte della delega contenuta nell'articolo 1, riguardante il riordinamento dell'Arma dei carabinieri - e con la delega di regolamento già recata dall'articolo 27 della legge n. 449 del 1997, per il riordinamento del Corpo della Guardia di Finanza - sono le disposizioni già proposte dal Governo in materia di coordinamento delle Forze di polizia. Va ricordato, in proposito, che le disposizioni concernenti il coordinamento delle Forze di polizia sono oggi contenute principalmente (ma non esclusivamente) nel Capo I della legge 1 aprile 1981, n. 121, specificamente intitolato "Amministrazione della Pubblica sicurezza e coordinamento delle Forze di polizia".

Altre norme estremamente significative sono contenute pure nel decreto-legge istitutivo della D.I.A. del 1991, nel Regolamento organico dell'Arma dei carabinieri del 1934, nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. Un profilo peculiare della legge n. 121 (e delle altre norme dianzi richiamate) è rappresentato dall'affidamento all'Autorità nazionale di pubblica sicurezza (il Ministro dell'interno) e alle autorità provinciali (Prefetti e Questori) delle attribuzioni di direzione unitaria dei servizi di ordine e sicurezza pubblica e di coordinamento, in tale materia, delle attività e dei compiti delle Forze di polizia: direzione unitaria come "fine"; coordinamento delle attività e dei compiti come "mezzo", insieme alla potestà provvedimentale e di direttiva. Nessuna sovrapposizione di una Forza di polizia rispetto a un'altra, ma funzioni degli organi di direzione e coordinamento previsti dalla legge, con le connesse responsabilità, politiche e amministrative. Giova rappresentare che, in forza della legge n. 121 e delle altre successive in materia, Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza partecipano ormai, a pari titolo e con ampiezza sempre maggiore, all'attività direzionale di diversi Uffici e Direzioni centrali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Fra le strutture interforze si segnalano, oltre all'Ufficio per il Coordinamento e la pianificazione, ufficio di staff' del Direttore generale della pubblica sicurezza, diretto da un prefetto, la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, attualmente diretta da un dirigente generale della Polizia di Stato, la Direzione Investigativa Antimafia, attualmente diretta da un generale di divisione dell'Arma dei carabinieri, la Scuola di perfezionamento delle Forze di polizia, anch'essa diretta da un generale di divisione dei Carabinieri, Servizi e delle Divisioni in cui si articolano i predetti organismi, nonchè il Servizio centrale di protezione, le Divisioni SIRENE e N.SIS, l'Unità Nazionale Europol. Una partecipazione dei Carabinieri è attiva anche nell'ambito della Divisione Interpol e nel Casellario centrale d'identità, e tutte partecipano all'attività dei frequenti gruppi di lavoro su temi di comune interesse. La scelta del Governo, di proporre ulteriori norme in materia di coordinamento, fuori dal contesto organico della ricordata legge n. 121 del 1981, non rappresenta dunque una singolarità, ma è significativa del chiaro intento - espressamente manifestato dal Ministro dell'interno - di non intaccare in alcun modo nè l'impianto nè le disposizioni di quella legge, frutto di un'attenta e prolungata discussione parlamentare e di scelte approvate a larghissima maggioranza, ma di integrare, soltanto, il presente provvedimento. Nel dettaglio, le disposizioni concernenti la vincolatività delle direttive del Ministro dell'interno in materia di ordine e sicurezza pubblica completano e perfezionano l'approccio programmatico della legge istitutiva della D.I.A., che già prefigurava l'adozione di direttive vincolanti per tutte le Forze di polizia e per la stessa D.I.A., ma con riguardo ai soli programmi di contrasto della criminalità organizzata. Esse estendono dunque tale carattere vincolante anche alle previsioni dell'articolo 6 della legge 1 aprile 1981, n. 121, più direttamente attinenti al coordinamento generale dei servizi di polizia e all'utilizzazione coordinata delle risorse occorrenti: dislocazione delle forze e delle risorse, servizi amministrativi e logistici di carattere comune e relative risorse finanziarie, in una prospettiva di razionalizzazione dell'impiego delle risorse umane e strumentali disponibili e, in definitiva, di miglioramento dei servizi, prioritaria nell'attuale contesto della sicurezza e della finanza pubblica.
Le altre disposizioni proposte a suo tempo dal Governo con l'emendamento 1.0.2, corrispondente all'articolo 6 del testo del comitato ristretto, sono la logica estensione di quelle appena ricordate per quanto concerne l'affidamento di compiti specialistici a contingenti dell'una o dell'altra Forza di polizia, alle dipendenze funzionali di altra Autorità politica. Non si può escludere, infatti, che settori specifici della Pubblica Amministrazione richiedano l'impiego di unità specializzate per il controllo delle attività sottoposte a un particolare regime amministrativo e per la persecuzione degli eventuali illeciti. In molti casi tale esigenza è fronteggiata con appositi uffici ispettivi il cui personale è provvisto delle necessarie competenze tecniche e qualificazioni giuridiche in altre si continua a ritenere maggiormente adeguato l'impiego di personale appartenente a una Forza di polizia. Per quanto si tratti di attività di grande rilievo, è evidente che i contingenti destinati ad esse, soprattutto se con caratteri di esclusività, incidono sulla complessiva disponibilità di risorse per fronteggiare gli impegni quotidiani sul fronte della delinquenza comune e organizzata. Per questo motivo, è opportuno prevedere espressamente la concertazione del Ministro dell'interno nelle determinazioni in materia e, di conseguenza, la potestà di adottare le direttive occorrenti per assicurare, anche presso le strutture specializzate, l'unità di indirizzo politico nella materia dell'ordine e della sicurezza pubblica. L'articolo non incide minimamente - è opportuno precisarlo - sulla dipendenza funzionale dalla Magistratura inquirente degli apparati investigativi specializzati (S.C.O., R.O.S., G.I.C.O.) istituiti nell'ambito di ciascuna Forza di polizia, relativamente ai quali il Ministro dell'interno ha dettagliatamente riferito al Parlamento.

Solo relativamente alla partecipazione dei Sindaci alle riunioni dei Comitati provinciali dell'ordine e della sicurezza pubblica (articolo 7) si incide direttamente sulla legge n. 121 del 1981, con l'intento di proporre una norma avente un carattere organico rispetto alla legge fondamentale dell'Amministrazione della Pubblica sicurezza.

Al Sindaco del Comune capoluogo di provincia è, in particolare, riconosciuta la potestà di richiedere egli stesso la convocazione del Comitato provinciale dell'ordine e della sicurezza pubblica e di proporre all'ordine del giorno questioni che attengono alla sicurezza della comunità locale e alle tensioni o conflitti sociali locali.

L'articolo 7 non tocca, invece, le attribuzioni dei Sindaci quali autorità locali di pubblica sicurezza, quando rivestono tale qualità.

Già nel corso della seduta del 29 gennaio scorso, allorchè il Governo ha proposto integrazioni e revisioni del disegno di legge n. 2793-ter, con propri emendamenti, e poi successivamente, il Ministro dell'interno e il Ministro della difesa hanno evidenziato che il nuovo ordinamento dell'Arma dei carabinieri, pur necessario per adeguarne la struttura alle modificazioni nel frattempo intervenute nel comparto militare, non ne modificherà le caratteristiche fondamentali, per le quali essa fu fondata ed ha acquistato luminose benemerenze nel Paese, quale forza armata in servizio di polizia, con la tradizionale dipendenza funzionale dal Ministero dell'interno.

Confermato questo fondamentale aspetto di specifico interesse, non si ha motivo di svolgere ulteriori considerazioni sui criteri di delega che concernono tale Forza di polizia, tenuto conto della autonomia ordinamentale di ciascuna, riconosciuta dalla stessa legge di riforma dell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza. Sarebbe auspicabile, nondimeno, che i criteri di delega relativi ai compiti militari fornissero anche - in rapporto ai sempre più ampi ed assorbenti impegni dell'Arma dei carabinieri come Forza di polizia ed alla sua separazione dall'Esercito - una indicazione quantitativa dei relativi impegni, anche di larga massima, commisurata alle esigenze del tempo di pace e precisassero meglio l'area di confine con i compiti di polizia.

Seguono domande e richieste di chiarimento.

Il senatore ANDREOLLI, relatore per la 1a Commissione sui disegni di legge di cui si tratta, esprime il proprio apprezzamento per la chiara ed esauriente esposizione del Capo della polizia e domanda se il presupposto dell'invarianza complessiva dei costi sotteso al disegno di legge stralcio possa essere considerato ancora attuale dopo l'estensione di materia promossa dal Governo con i propri emendamenti e fatta propria dal comitato ristretto nel testo proposto alle Commissioni riunite. Osserva, in proposito, che una riforma effettiva ed efficace, da lui considerata necessaria, urgente e importante, non può prescindere dal problema dei costi, che a sua volta esige valutazioni previsionali attendibili e fondate.

Il senatore LORETO, relatore per la 4a Commissione sui disegni di legge cui si riferisce l'audizione, interpella il Capo della polizia sui meccanismi di valutazione per l'avanzamento in carriera, vigenti per la Polizia di Stato, i cui funzionari sono valutati dal Consiglio d'amministrazione del Ministero dell'interno e non da Commissioni composte da altri funzionari di Polizia, come avviene ad esempio, nel proprio ordinamento, per gli ufficiali della Guardia di finanza.

Il senatore MANFREDI sottolinea che il problema del coordinamento fra le forze di polizia è particolarmente avvertito dall'opinione pubblica, diffidente verso le possibili duplicazioni di competenze, che comportano anche una moltiplicazione dei costi. Nel riconoscere che gli organi interforze rappresentano un aspetto rilevante del coordinamento, domanda quale sia l'orientamento ritenuto più corretto, da parte del responsabile della Polizia di Stato, per assicurare il coordinamento operativo, ad esempio attraverso una più netta distinzione delle competenze territoriali.

Il senatore MAGGIORE esprime pieno apprezzamento per l'esposizione del Capo della Polizia e dichiara quindi la sua perplessità sull'affermazione, contenuta nel testo proposto alle Commissioni riunite, del carattere vincolante attribuito alle direttive del Ministro dell'interno: tale carattere, infatti, è già desumibile dall'ordinamento vigente. Quanto all'organizzazione territoriale, richiede una valutazione sull'opportunità di sopprimere alcuni commissariati della Polizia di Stato, in particolare nei piccoli centri in cui sono presenti anche presidi dell'Arma dei carabinieri. Si sofferma inoltre sull'articolo 4, comma 1, lettera c) del testo proposto dal comitato ristretto e chiede un giudizio sul riferimento a concorsi che potrebbero essere stati svolti anche molto tempo addietro.

Il senatore PALOMBO ringrazia il prefetto Masone, esprime il suo apprezzamento per la prima parte dell'esposizione svolta, fondata in particolare sull'affermazione che le diverse Forze di Polizia devono operare in un contesto omogeneo, assicurato anche da un ordinamento coerente. In proposito, assicura senz'altro il proprio impegno per l'elaborazione di una normativa idonea allo scopo. In merito alla dislocazione delle forze e delle risorse, osserva che la responsabilità del Ministro dell'interno, qualora estesa anche all'Arma dei carabinieri, potrebbe comportare una interferenza nelle attribuzioni proprie del Ministro della difesa: al riguardo, non sembrano sufficienti gli auspici rivolti a ottenere preventivamente le necessarie indicazioni quantitative, poichè vi sono inevitabilmente esigenze non prevedibili, come ad esempio quelle connesse alle missioni all'estero. Quanto ai compiti specialistici affidati ad alcuni nuclei delle forze dell'ordine, in particolare dell'Arma dei carabinieri, che tradizionalmente hanno ottenuto successi e consensi, l'affermazione secondo la quale tale modalità di impiego incide sulla disponibilità di risorse va a suo avviso precisata nel senso che si tratta di una incidenza positiva, diversamente da quella che si registra per l'impiego di risorse nei servizi di scorta o di piantonamento. In proposito, occorre pertanto evitare una disponibilità diretta da parte del Ministro dell'interno circa l'impiego di quelle risorse cui sono affidati importanti compiti di carattere specialistico e sono dislocate presso altre amministrazioni.

Il senatore SPERONI rammenta di aver presentato un emendamento che introduce nel tema un elemento diverso da quelli normalmente considerati: si tratta di affermare un'articolazione delle Forze di Polizia secondo i diversi livelli territoriali, secondo un modello assimilabile a quello degli ordinamenti federali, dove alla polizia statale si aggiuntono le polizie locali con attribuzioni e compiti di vere e proprie forze dell'ordine: domanda in proposito al Capo della Polizia una valutazione tecnica su una simile possibilità anche per le forze di polizia italiane.

Il senatore AGOSTINI chiede se una maggiore autonomia dell'Arma dei carabinieri non possa comportare anche un giovamento funzionale ai fini del coordinamento con le altre forze di polizia.

Il senatore GUBERT rivolge un quesito circa l'opportunità di mantenere forme di reclutamento apposite per i gruppi sportivi delle forze di polizia. Si sofferma quindi sulla normativa concernente le direttive del Ministro dell'interno, chiedendo se l'affermato carattere vincolante non contraddica il principio di autonomia dei comandi. Domanda, inoltre, se una certa concorrenza fra le varie forze di polizia non possa essere considerata come un fattore positivo per l'efficienza complessiva del sistema. Si dichiara in linea di principio favorevole, infine, alla prospettazione del senatore Speroni, su una nuova articolazione delle forze di polizia analoga a quella degli stati federali e chiede a sua volta una valutazione tecnica sui vantaggi e gli inconvenienti possibili di una soluzione siffatta.

Il senatore MILIO sollecita un giudizio di compatibilità, quanto all'obiettivo del coordinamento, tra istituzioni militari e civili nell'ambito delle forze di polizia.

Il presidente GUALTIERI precisa che le risposte ai quesiti appena formulati potranno essere anche integrate per iscritto in un momento successivo.

Ha quindi la parola il prefetto MASONE.

Egli ringrazia anzitutto per l'interesse e la consapevolezza dimostrati verso le questioni di cui si tratta e risponde al quesito, formulato dal relatore Andreolli, circa la copertura finanziaria dell'intervento di riforma complessivo sull'ordinamento delle Forze di Polizia. In proposito osserva che un risultato positivo in termini di maggiore efficienza del sistema sia senz'altro prevedibile ma precisa che obiettivi di risparmio immediato sono difficilmente realizzabili. Aggiunge che le esigenze di sicurezza sono crescenti e l'efficienza del servizio è comunque un vantaggio in termini di costo. Quanto ai meccanismi di valutazione per gli avanzamenti di carriera dei funzionari di pubblica sicurezza, considera pertinente l'attribuzione della relativa competenza al consiglio di amministrazione del Ministero, poichè i funzionari di pubblica sicurezza hanno una configurazione professionale e funzionale più estesa di quella propria degli appartenenti alla Polizia di Stato in quanto tale. In merito al coordinamento operativo, ricorda che esso è già previsto dalla legislazione vigente, che affida al prefetto un compito di pianificazione e al questore un compito di realizzazione tecnica: gli adempimenti successivi possono essere anche complicati dalla compresenza di due forze di polizia nel medesimo territorio ma a volte tale fattore arreca un vantaggio al servizio di sicurezza, anche per gli effetti di una positiva emulazione.

Quanto al carattere vincolante delle direttive del Ministro dell'interno, esso assicura un coordinamento efficace e idoneo a migliorare il servizio alla collettività; l'utilità degli organismi interforze, d'altra parte, risiede in particolare nella compartecipazione alle decisioni da parte di elementi delle diverse forze di polizia e anche di esponenti dell'amministrazione civile dell'interno.
In tema di articolazione territoriale dei presidi della Polizia di Stato, egli considera inopportuna l'ipotesi di soppressione di alcuni commissariati ma condivide senz'altro l'opzione di non istituire nuovi presidi laddove ve ne siano già altri, di altra forza di polizia.

Circa i concorsi già svolti e ritenuti utili ai sensi dell'articolo 4 del testo proposto alle Commissioni riunite, precisa che si tratta comunque di prove di concorso svolte in tempi relativamente recenti.

Quanto alla disponibilità funzionale delle risorse da parte del Ministro dell'interno, non ritiene che ciò possa comportare un'interferenza nelle competenze proprie del Ministro della difesa in relazione all'Arma dei carabinieri, che è una forza di polizia in servizio permanente di pubblica sicurezza: in ogni caso la dislocazione territoriale dei presidi afferisce al Ministro dell'interno quale autorità nazionale di pubblica sicurezza, con il necessario concerto del Ministro della difesa quando si tratti di reparti dei Carabinieri. Per i nuclei speciali, che sono presenti anche nella Polizia di Stato, il problema è esclusivamente di coordinamento, poichè si tratta di risorse distolte dalla destinazione originaria e collocate presso altri Ministeri: al riguardo, è imprescindibile una valutazione di funzionalità da parte del Ministro dell'interno, che tuttavia non comporta una disponibilità diretta sull'impiego. In tema di servizi di scorta e piantonamento, afferma che si tratta di compiti necessari quando vi sono persone esposte a possibili attentati.

Riguardo a un assetto radicalmente diverso dele forze di polizia conforme a un ordinamento di tipo federale, si tratta di un tema che esige anche approfondimenti tecnici ed è tuttavia subordinato alla priorità di scelte politico-istituzionali.

Quanto ai gruppi sportivi delle forze di polizia, essi assicurano la continuità di valori aggreganti, che alimentano un utile spirito di appartenenza. Conferma infine il suo giudizio sulla natura vincolante delle direttive del Ministro dell'interno quale carattere coessenziale a tale strumento di indirizzo, sull'emulazione tra le forze dell'ordine come fattore positivo per l'efficienza complessiva del servizio di sicurezza alla collettività nonchè sulla possibile e già sperimentata capacità di coordinamento tra le diverse forze di polizia, a ordinamento civile e militare.

Il presidente GUALTIERI ringrazia il prefetto Masone e lo congeda, dichiarando conclusa l'audizione.

Viene quindi introdotto il generale Rolando Mosca Moschini, Comandante generale della Guardia di finanza.

Il generale MOSCA MOSCHINI illustra un articolato progetto di revisione del Corpo che ha avvertito forte l'esigenza di verificare se il proprio apparato organizzativo e le risorse disponibili fossero adeguati alla realtà attuale ed in grado di soddisfare le sollecitazioni provenienti dal Parlamento, dal Governo e dai cittadini. Il progetto è frutto di approfondite valutazioni dei diversi livelli gerarchici, con costante ricerca di una sempre maggiore osmosi tra centro e periferia.
Gli obiettivi, di grande respiro, verso i quali il lavoro è stato indirizzato - in piena adesione alle direttive del Ministro delle Finanze - sono tre:

1.    definire una struttura in grado di esprimere maggiore efficienza in ciascuno dei settori di intervento istituzionale, conferendo assoluta preminenza al contrasto all'evasione fiscale e migliorando il rapporto tra costi e risultati dell'azione amministrativa;

2.    dare ulteriore impulso all'attività di formazione, di qualificazione e di aggiornamento del personale, al fine di elevare ancor più la professionalità e conservarla su alti livelli per l'intero arco della carriera operativa;

3.    assicurare, attraverso la revisione delle procedure ispettive, maggiore efficacia dei controlli e, nel contempo, minor disagio per il contribuente, in un rinnovato rapporto con il cittadino che veda esaltato anche l'aspetto collaborativo e di assistenza.

L'analisi ha investito le componenti strategiche dell'organizzazione, e cioè le funzioni istituzionali, la struttura ordinativa e le risorse, dedicando - con riferimento a queste ultime - la dovuta e prioritaria attenzione alla situazione del personale.

L'attività svolta ha fatto emergere la necessità di operare una serie di interventi per adeguare le strutture del Corpo: a) ai mutamenti istituzionali in corso, caratterizzati da un ampio decentramento che coinvolge anche il comparto della fiscalità; b) alle linee portanti della ormai completata riforma del sistema tributario; c) al sempre maggior impegno che la Guardia di Finanza è chiamata a svolgere a tutela degli interessi economico finanziari derivanti dall'appartenenza del nostro Paese all'Unione Europea. Altresì si avverte l'esigenza di aderire ai principi sanciti dal decreto legislativo n. 29 del 1993 in tema di organizzazione nonchè in punto di competenze, responsabilità e potestà dell'area dirigenziale, mirando, in modo particolare, alla razionalizzazione ed al miglioramento della funzione di comando e controllo sul territorio; come pure di ripartire in modo più funzionale il personale tra l'area "delle operazioni" e quella "della logistica", tra le varie categorie e nell'ambito di ciascuna di esse. Da ultimo si auspica la realizzazione di uno sviluppo di carriera più armonico all'interno del Corpo ed in relazione alla disciplina esistente nell'intero computo militare.

Non è emersa, invece, l'esigenza di rivedere i compiti affidati alla Guardia di Finanza. Le vigenti disposizioni già indicano in maniera inequivocabile ed attuale le funzioni del Corpo e, in particolare, quelle primarie di polizia economico-finanziaria. La legge di ordinamento del 1959, infatti, definisce: il prioritario impegno verso la tutela degli interessi finanziari e politico--economici dello Stato, mediante: la prevenzione, la ricerca e la denunzia delle evasioni e delle violazioni finanziarie; l'esecuzione della vigilanza in mare per fini di polizia finanziaria; la vigilanza sull'osservanza delle disposizioni di interesse politico--economico. Altresì, la legge configura il concorso al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, così come ribadito dall'articolo 16 della legge n. 121 del 1981; alla difesa politico-militare delle frontiere, come pure ai servizi di polizia marittima, di assistenza e di segnalazione in mare.

Un'annotazione particolare merita la prima delle citate attività concorsuali in relazione all'ampio dibattito che da tempo è in corso a livello politico e tecnico, volto ad individuare forme più incisive di coordinamento tra le diverse Forze di Polizia.

Nel corso delle numerose riunioni interforze, tenute sotto la direzione del Ministro dell'Interno, egli ricorda di aver più volte affermato, partendo dal delineato quadro normativo, la volontà del Corpo di assicurare la massima collaborazione nei servizi di ordine e di sicurezza pubblica. Sottolinea quindi di aver contribuito all'individuazione di sempre più congeniali rapporti di sinergia e di cooperazione con le due Forze di Polizia a competenza generale (Carabinieri e Polizia di Stato), tenendo ovviamente conto della specificità professionale della Guardia di Finanza e, quindi, con l'obiettivo di definire l'impegno del Corpo nei limiti delle risorse disponibili, evitando di incidere nell'assolvimento dei compiti istituzionali primari.

Non esige interventi la collocazione istituzionale del Corpo. La dipendenza diretta ed a tutti gli effetti dal Ministro delle Finanze ne esalta infatti la vocazione verso i compiti primari, mentre il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica e la difesa politico-militare delle frontiere indicano le sue responsabilità di concorso alle dipendenze funzionali, rispettivamente, del Ministro dell'Interno e del Ministro della Difesa.

Con riferimento, invece, agli interventi da compiere - nel solco delle linee guida innanzi esposte - il tema di prioritaria importanza è quello della riorganizzazione ordinativa che l'approvazione del recente collegato alla Finanziaria 1998 ha avviato a soluzione concedendo al Governo una delega per l'emanazione di un regolamento che consenta la revisione dell'assetto territoriale della Guardia di Finanza. La nuova struttura organizzativa, che si intende formalizzare con il citato provvedimento in fase di predisposizione, si impernierà su due livelli di comando pieni, con competenza, cioè, a 360 gradi: il Comando Generale, organo centrale di alta direzione e coordinamento, ed i Comandi Regionali che costituiranno l'effettivo motore gestionale del Corpo nei settori operativo, amministrativo, logistico e di impiego del personale. Quali organi demoltiplicatori dell'attività del Comando Generale e di raccordo con il livello regionale, saranno istituiti sei Comandi con competenza interregionale, "leggeri nella struttura", titolari soltanto di alcune funzioni essenziali - quali quelle di controllo ed di indirizzo dell'azione dei reparti operanti nell'area di rispettiva competenza - ed affidati a Generali di divisione. Verranno, quindi, soppressi gli attuali Ispettorati, oggi uffici del Comando Generale, restituendo totalmente al territorio la fascia di vertice dell'Istituzione. Gli organi prettamente operativi, direttamente dipendenti dai Comandi regionali, saranno invece i Comandi provinciali, destinati ad essere il fulcro ed il riferimento di tutte le operazioni di servizio.

I Nuclei regionali di Polizia Tributaria - rivisitati nelle strutture, nei compiti, nelle aree e nei livelli di intervento - rappresenteranno sempre più, nel settore principale delle attività del Corpo, i Comandi caratterizzati dalla più alta professionalità. Ad essi, quindi, competeranno, principalmente, l'esecuzione dei controlli fiscali nei confronti dei contribuenti di alto profilo e le indagini di maggiore rilevanza e complessità nel settore delle frodi e degli illeciti economico-finanziari nonchè in quello della criminalità organizzata. La revisione dei nuclei, che dovranno sempre più costituire la punta di diamante della operatività del Corpo, sarà volta ad ottenere strutture organiche diversificate in relazione alle diverse realtà socio--economiche in cui saranno dislocate. Il quadro ordinativo si completerà con: un Ispettorato per i Reparti d'istruzione, retto da un Generale di Divisione, con compiti di coordinamento ed impulso nel campo della formazione, qualificazione e specializzazione del personale; come pure con un organismo di pari rango (Comando o Ispettorato), deputato a regolare l'attività dei reparti "specialistici" (Centro Repressione Frodi, Nucleo Speciale di Polizia Comunitaria, Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, Centri a sostegno delle diverse Autorità Garanti), razionalizzati nelle strutture e negli organici ed adeguati alle esigenze operative odierne. Nell'ambito di tale nuovo Organismo opererà anche il Comando Zona Aeronavale, cui è affidato il coordinamento dell'impiego di tutti i mezzi aerei e navali nonchè il comando ed il controllo delle operazioni a più ampio raggio.

Il secondo intervento che si intende operare - complementare e sinergico a quello ordinativo ora delineato - attiene alla revisione dei ruoli e della normativa in tema di reclutamento, stato giuridico ed avanzamento degli ufficiali.

Con il testo all'esame si chiede al Parlamento di fornire lo strumento legislativo necessario per poter dar corso alla anzidetta revisione. Al riguardo, evidenzia che il testo di cui oggi dispongono le Commissioni non ha ancora recepito gli accordi raggiunti nel corso di recenti riunioni svolte presso la Presidenza del Consiglio del Ministri. Le variazioni, concordate con tutte le Amministrazioni interessate al provvedimento, mirano esclusivamente ad esplicitare in modo più dettagliato i criteri di delega e gli obiettivi che si intendono perseguire. In particolare, per quanto concerne i ruoli i principali problemi riguardano: da un lato, l'esigenza di disporre di un'aliquota di ufficiali da impiegare in forma stabile in tutte le attività di supporto alle operazioni, ed in modo particolare nel settori tecnico-logistici, di vitale importanza per la funzionalità del servizio di istituto; dall'altro, l'anacronistica esistenza, oggi, nella Guardia di Finanza, di un unico "ruolo" degli ufficiali, nel quale sono ormai confluiti soggetti con estrazioni culturali e professionali estremamente diverse. Tale eterogeneità di provenienza - a fronte della quale, invece, troviamo la medesima disciplina di avanzamento - ha reso sempre più difficile l'impiego e, spesso, ha frustrato le aspirazioni di carriera anche delle risorse più qualificate, con evidenti, negative ripercussioni sotto il profilo motivazionale.

Per dare soluzione a dette problematiche, la proposta del Corpo è quella di istituire un ruolo tecnico ed un ruolo speciale. Riguardo al primo, esso è destinato a creare, nelle diverse branche tecniche, un'area di personale specializzato, caratterizzato da continuità d'impiego, specifica professionalità e consolidata esperienza. Oggi, infatti, la Guardia di Finanza soffre in modo particolare la carenza di militari specialisti, indispensabili per l'attività a sostegno dell'operativo. L'attuale normativa (art. 7 della legge n. 189 del 1959) che consente il "distacco" presso il Corpo di personale delle tre Forze Armate per assolvere "particolari incarichi di natura tecnica", non riesce più a soddisfare le esigenze. Il Ministero della Difesa, infatti, trova sempre crescenti difficoltà ad inviare propri ufficiali ed il problema purtroppo è destinato ad acuirsi ulteriormente con la definitiva attuazione del nuovo modello di difesa. La razionalizzazione, in chiave riduttiva, dello strumento militare comporterà certamente un ridimensionamento ulteriore del già insufficiente contingente di personale specializzato delle Forze Armate assegnato al Corpo.

L'esigenza innanzi illustrata è particolarmente avvertita nell'area dell'informatica - il cui utilizzo è basilare per l'analisi delle fenomenologie illecite ed il supporto all'attività di intelligence - nei settori delle telecomunicazioni, delle infrastrutture, dell'amministrazione, del commissariato, nonchè nei comparti sanitario, aereo e navale. Il ruolo speciale - invece - mira ad acquisire alla categoria superiore i sottufficiali, o meglio gli ispettori, più capaci e qualificati e, conseguentemente, a premiare e motivare ancor più detto personale attraverso un'autonoma progressione di carriera in posizione funzionale direttiva. Il ruolo, pertanto, la cui istituzione è stata più volte sollecitata anche dal Parlamento attraverso specifiche risoluzioni ed ordini del giorno, sarà alimentato - previo superamento di apposito concorso e successivo corso di durata annuale - con i sottufficiali che abbiano dimostrato di possedere particolari qualità culturali e professionali. La creazione dei citati ruoli (tecnico e speciale), al di là dei benefici che riverbererà sulla funzionalità dell'Istituzione e sul personale, consentirebbe anche di riordinare l'attuale ruolo normale che potrebbe essere così destinato ai soli ufficiali provenienti dai corsi di Accademia, ai quali far acquisire un'elevata professionalità, nonchè conoscenze di tipo gestionale e manageriale.

Con riferimento, invece, alle modifiche che si ritengono necessarie in tema di reclutamento, stato giuridico ed avanzamento, gli obiettivi sono quelli di:

a.    rimodulare le disposizioni sul reclutamento in relazione all'istituzione dei nuovi ruoli. Sarà, infatti, necessario richiedere agli aspiranti il possesso di differenziati requisiti per ciascun ruolo in modo tale da calibrare l'alimentazione - e, poi, la successiva formazione - alle specifiche funzioni che il personale sarà chiamato ad assolvere. L'aspetto riveste particolare rilievo con riguardo al ruolo tecnico, per il quale sarà razionale - anche per contrarre significativamente gli oneri connessi alla formazione - reclutare sin dall'inizio personale che già disponga di ampie competenze professionali di settore. È ben evidente che a tali interventi si affiancherà una ristrutturazione dei periodi di formazione e dei moduli didattici che, potendosi realizzare attraverso provvedimenti amministrativi, sono già in fase di studio e di definizione nell'ambito del Corpo;

b.    b) riordinare alcune disposizioni di stato giuridico, ed, in particolare, quelle in tema di sospensione facoltativa dall'impiego e/o dal servizio, eliminando soprattutto i differenti parametri applicativi esistenti per le diverse categorie di personale, nonchè armonizzando le nuove norme con i principi di maggiore severità che l'autorità di Governo si propone di adottare nei confronti degli autori di reati contro la Pubblica Amministrazione;

c.    c) rivedere l'attuale disciplina sull'avanzamento che oggi è causa di forte demotivazione del personale. Peraltro, in relazione alle disposizioni introdotte con decreto legislativo n.490 del 1997, si rende improcrastinabile allineare le norme di interesse del Corpo con quelle fissate per le Forze Armate. Attualmente, il nodo principale dell'avanzamento degli ufficiali della Guardia di Finanza è rappresentato dalla limitatissima possibilità di accesso del personale - comunque ben preparato ed operativamente esperto - nella fascia direttiva alta e nella dirigenza iniziale, benchè - per effetto delle vigenti disposizioni che regolano il trattamento economico dei militari - un eventuale incremento del numero delle promozioni non avrebbe riflessi significativi in termini di oneri finanziari. A titolo esemplificafivo, si tenga conto che attualmente si perviene alla prima valutazione al grado di maggiore dopo circa 11 anni di permanenza nel grado precedente e, in caso di esito negativo, non vi sono limiti al numero di valutazioni da effettuare. Considerato l'elevato numero di ufficiali inclusi nelle aliquote di valutazione, in rapporto al numero di promozioni da conferire, si verifica che ufficiali di buon profilo complessivo debbano attendere 4/6 anni per essere promossi. Tale situazione, destinata ad aggravarsi per l'effetto cumulativo prodotto dal meccanismo sopra descritto, potrebbe essere risolta adottando il criterio "ad anzianità" dopo due valutazioni a scelta, analogamente a quanto già è previsto per l'Arma del carabinieri e per le Forze Amate. Le medesime considerazioni valgono per la valutazione al grado di colonnello. Anche per i tenenti colonnelli, infatti, l'attuale meccanismo di avanzamento a scelta determina la possibilità di subire molteplici valutazioni. A seguito di tali giudizi si determina un reiterato scavalcamento da parte di colleghi più giovani a scapito dei più anziani. Potrebbe, quindi, essere utile adottare un sistema che, accertata l'idoneità al grado superiore, preveda, dopo un determinato numero di valutazioni con esito negativo e decorsi alcuni anni, la possibilità di essere rivalutati e confrontati esclusivamente con i pari grado nelle medesime condizioni soggettive. In tal modo sarà possibile recuperare pienamente all'attività di servizio risorse umane in possesso di adeguate professionalità. Tutto ciò consentirebbe - altresì - di adeguare le dotazioni organiche con le nuove esigenze derivanti dal rinnovato quadro ordinativo innanzi descritto - che esige, proprio per migliorare la funzione di comando e di controllo, una maggiore presenza di ufficiali sul territorio - e, aspetto non secondario, di ridurre lo stato di disagio degli ufficiali del Corpo determinato dalla loro ricorrente inferiorità di grado, soprattutto nell'ambito degli organismi interforze, rispetto ai colleghi delle altre Istituzioni. Va poi rimarcato come la riforma tributaria in corso determini una esigenza sempre maggiore di personale connotato da notevole esperienza operativa. La riconosciuta opportunità di gravare con le attività di controllo verso soggetti di grandi dimensioni aziendali e, più in generale, nei confronti di contribuenti con contabilità complesse, sta imponendo un impiego diretto e crescente di ufficiali nelle attività ispettive. È evidente come l'articolazione degli organici del Corpo non possa non tenere conto di tale evoluzione del sistema e delle metodologie ispettive, e richieda una rivisitazione dell'attuale rapporto fra la consistenza delle diverse categorie di personale.

È questo uno degli obiettivi strategici di lungo termine che il Corpo intende perseguire con determinazione. Occorre, cioè, modificare l'attuale composizione e ripartizione organica del personale, spostando l'asse delle risorse umane verso le categorie di più elevato spessore professionale. Ciò consentirà di meglio svolgere il ruolo di polizia investigativa tributaria ed economico-finanziaria deputata ad espletare attività sempre più connotate da estremo tecnicismo, da regolamentazioni sovranazionali, da fatti intrecci internazionali, da connessioni con il mondo finanziario e dall'utilizzo di sofisticati strumenti tecnologici.

Una risposta che sia adeguata, efficace e rispondente agli interessi statuali e dell'Unione Europea pretende un'organizzazione composta da professionisti e da specializzati. Egli si dichiara quindi fermamente convinto che non può esserci più spazio per soggetti genericamente qualificati e per impieghi privi di professionalità. D'altra parte, un chiaro indirizzo in tal senso si riscontra nella più recente normativa fiscale, decisamente tesa a rimuovere adempimenti e controlli di scarso peso, e rivolta a sollecitare la scoperta della sostanziale evasione e della grande elusione. Ciò ha già indotto il Corpo ad abbandonare servizi scarsamente remunerativi in termini di recupero a tassazione e ad indirizzare l'azione in materia tributaria verso la medio-alta imprenditoria e nei confronti di professionista di alto livello. La già difficile attività nel settore fiscale si integra, poi, alimentandosi reciprocamente, con quella di polizia giudiziaria che parimenti richiede una spinta professionalità. In conclusione, lo scenario dei prossimi anni dovrà vedere la Guardia di Finanza irrobustita nelle componenti di maggior spessore professionale - -cioè, gli ufficiali ed i sottufficiali - ridimensionando gradualmente, ma decisamente, le risorse da impiegare in attività di minor rilievo.

In tale rinnovato contesto, un'altra delle esigenze che si avverte pressante è quella di ottenere un nuovo dimensionamento degli organici dei dirigenti, oggi del tutto insufficienti rispetto alle necessità funzionari dell'organizzazione. Questo condiziona fortemente l'istituzione - ed ancor più rappresenterà un elemento negativo nel ridisegnato quadro ordinativo - costringendola ad affidare a ufficiali direttivi la gestione di strutture ed articolazioni ad elevata responsabilità.

Procede, quindi, ad accennare brevemente a due profili che reputa estremamente significativi per consentire una corretta valutazione delle proposte sin qui illustrate. Il primo degli aspetti è che le soluzioni prospettate sono perfettamente compatibili con il principio di sostanziale omogeneità che da tempo regola la materia del trattamento giuridico del personale sia del comparso delle Forze di Polizia che di quello delle Forze Armate. Esclude, pertanto, che anche una sola di dette soluzioni possa rappresentare una fuga in avanti rispetto alle altre Istituzioni richiamate. Il secondo profilo è quello finanziario. È in grado di affermare che tutti gli interventi ipotizzati - come esplicitato chiaramente nella stessa delega inserita nel disegno di legge - sono a costo zero. Anche le modifiche che generano oneri aggiuntivi saranno, infatti, compensate da graduali riduzioni organiche, nel ruolo degli appuntati e finanzieri, nell'entità necessaria a realizzare un recupero finanziario di ammontare pari all'incremento delle spese. Giova anche ricordare che alcune delle proposte innanzi indicate - come quella di revisione delle dotazioni organiche dei dirigenti - non comporterà alcun onere perchè operata nell'ambito di personale che gode già del relativo trattamento economico dirigenziale.

Tutto ciò premesso, integra la sua esposizione con alcune sintetiche informazioni con lo stato di altri complementari progetti che sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione. Ritiene tali informazioni utili per dare la testimonianza di come il Corpo si stia muovendo da tempo nel senso indicato e, soprattutto, per meglio far comprendere che ciò che ora viene richiesto ed auspicato rappresenta l'indispensabile tassello per il completamento dell'intera progettualità. Desidera quindi far riferimento a tre interventi operati, rispettivamente, nel campo dell'organizzazione in senso stretto, della qualificazione del personale e dell'attività operativa. In tema di organizzazione, nel corso del 1997 è stato avviato un piano di interventi denominato "Progetto Efficienza Guardia di Finanza" mediante il quale si è dato corso alla cosiddetta "gestione per obiettivi".

Si tratta di un programma triennale, aggiornato annualmente, in cui sono compendiati gli obiettivi che il Corpo intende perseguire nel periodo 1997/1999 e sono fissati i criteri metodologici idonei al loro raggiungimento. Il progetto si sviluppa attraverso una serie coordinata di misure ed iniziative nel settori dell'ordinamento e della formazione del personale, delle operazioni e della logistica volte a migliorare la conoscenza e l'analisi dei singoli fatti di gestione in modo da accrescere ulteriormente e sensibilmente la produttività e la qualità del servizi resi allo Stato ed alla collettività. A tal fine, si è già provveduto: a catalogare e codificare tutte le attività espletate dai militari in ciascun reparto, onde rilevare l'effettivo impiego e l'utilizzo delle risorse umane; ad avviare l'attività di "nuclei di analisi", volta a verificare la presenza di sacche di inefficienza o di duplicazioni funzionari nei diversi livelli gerarchici, a decentrare le funzioni, snellire le procedure, "sburocratizzare" al massimo la struttura; a dar corso ad una più frequente rotazione degli incarichi tra centro e periferia per favorire l'osmosi all'interno del Corpo e per evitare il formarsi di compartimenti stagni; ad attuare un piano di manovra organica teso a riversare sull'attività operativa quante più possibili risorse umane, recuperandole dagli incarichi cosiddetti "di funzionamento", quelli cioè necessari per la gestione ed il supporto logistico.

La Guardia di Finanza si pone, pertanto, in linea con i moderni sistemi, approvati dal Parlamento, per il controllo di gestione delle pubbliche amministrazioni.

Un secondo aspetto sul quale si sono accentrate l'attenzione, l'analisi e la riflessione interna è stato quello della formazione e della qualificazione del personale. È questo un tema di straordinaria rilevanza perchè attiene al maggior investimento che il Corpo può ed è tenuto a fare: la professionalità.

In tutti gli Istituti di stazione sono state operate profonde riforme dei programmi e del moduli didattici con il solo ed unico obiettivo di rendere la preparazione del personale più aderente, funzionale e finalizzata ai compiti istituzionali primari della Guardia di Finanza. È stato altresì avviato, in Accademia - nell'istituto, cioè, destinato alla formazione degli ufficiali - un progetto di monitoraggio del sistema di formazione, allo scopo di individuare il profilo di impiego ottimale di ogni ufficiale. L'idea è quella di mantenere sotto costante controllo l'evolversi dei percorsi formativi e la reattività del discente, in modo da poter disporre assegnazioni in servizio mirate sulle capacità e sulle attitudini dei singoli.

In punto di qualificazione, poi, è stato definito il percorso formativo del cosiddetto verificatore fiscale, di colui, cioè, che dovrà possedere un'elevata perizia nello svolgimento, con incarichi di responsabilità, dell'attività di verifica, la più difficile e complessa delle attività operative della Guardia di Finanza. I destinatari dell'addestramento saranno, di norma, i giovani sottufficiali in possesso di naturali attitudini allo studio, all'analisi ed al controllo documentale nonchè dotati di curiosità intellettuale e tenacia investigativa.

Il processo formativo che si intende avviare sarà cadenzato in tre momenti, caratterizzati dalla frequenza di altrettanti corsi, coordinati e finalizzati all'acquisizione di progressivi livelli di professionalità. I primi due - corso di Polizia di tributaria e di Tecnica della verifica - costituiranno periodi di qualificazione, l'ultimo consentirà di acquisire la specializzazione di verificatore fiscale. Gli obiettivi sono molteplici e tutti di estremo rilievo. Innanzitutto, il progetto tende alla valorizzazione delle risorse umane. I militari che emergono per disponibilità al lavoro, intelligenza e capacità tecniche debbono essere premiati professionalmente ed indotti alla frequenza dei corsi. In secondo luogo, lo scopo è di affermare ed assicurare la stretta correlazione tra l'attività di qualificazione e quella operativa, assegnando il personale che abbia frequentato i citati corsi in incarichi adeguati e coerenti ai livelli di professionalità raggiunti. Da ultimo, si intende garantire la massimizzazione del rendimento in termini di efficacia, efficienza e rispondenza al pubblico interesse dell'azione di servizio. Un'altra delle iniziative assunte nel settore è quella della pianificazione dei Periodi di aggiornamento degli ufficiali e dei sottufficiali, nell'ottica di ridurre il più possibile l'intervallo intercorrente tra un periodo e l'altro. A ciò provvederà la Scuola di Polizia Tributaria che assumerà sempre più la veste di vero e proprio polo della qualificazione. In tal modo, il personale - in particolare, quello chiamato ad assolvere incarichi di responsabilità e di direzione del servizio - potrà fruire di un numero maggiore di aggiornamenti professionali nell'arco della carriera, a tutto beneficio della qualità dell'attività espletata. In campo operativo, infine, sono state rivisitate le procedure nel triplice obiettivo di privilegiare la qualità e gli aspetti sostanziali dei controlli, di esaltare sempre più i poteri investigativi e di incentivare l'attività di "intelligence", strumenti essenziali - questi ultimi - per individuare le fonti del flussi finanziari. A breve, inoltre, sarà emanata anche la nuova circolare che disciplina l'esecuzione delle verifiche fiscali. La circolare sostituirà quella, ormai datata, emanata nel 1988. Sono stati, inoltre, redatti, e già distribuiti ai reparti, una serie di "manuali operativi" relativi ai diversi settori di servizio, nei quali è compendiata, in maniera snella ed esauriente, la normativa, la giurisprudenza e la prassi amministrativa di riferimento. L'uso di tali manuali, unicamente a quello delle valigette telematiche, attraverso le quali è diventato possibile connettersi in tempo reale con le numerose "banche dati" disponibili, contribuirà certamente ad elevare la qualità degli interventi ispettivi.

Il senatore MANCA ricorda che l'opposizione da sempre è stata favorevole ad una rapida conclusione della discussione del provvedimento in esame; tuttavia, alla luce di una dichiarazione oggi emersa nell'audizione del Comandante generale della Guardia di Finanza propone di sospendere l'esame in attesa della formale presentazione dell'annunciato maxi-emendamento governativo.

Il Presidente GUALTIERI ricorda che è stato posposto al 9 giugno il termine per la presentazione degli emendamenti; rimane pertanto impregiudicato il diritto dei parlamentari e del Governo a presentare proposte di emendamenti.

Il senatore MANCA ribadisce che desidera verificare quale sia la volontà effettiva del Governo.

Il senatore VILLONE ricorda che, una volta presentati gli emendamenti, resta ferma per i senatori la possibilità di presentare sub-emendamenti.

Il senatore PALOMBO chiede al Governo un'assunzione di responsabilità precisa e desidera una presa di posizione chiara dai ministri competenti. Ciò al fine di evitare che i parlamentari lavorino su proposte di emendamenti che potranno essere superati dagli eventi.

La senatrice D'ALESSANDRO PRISCO ricorda che in sede di audizione del Comandante Generale della Guardia di Finanza non è opportuno soffermarsi su profili procedurali.

Il Presidente GUALTIERI invita i commissari, che lo volessero, a porre quesiti al Comandante generale della Guardia di Finanza.

Il senatore GUBERT mostra stupore per la genericità dei principi e criteri direttivi di cui alla delega per il riordino della Guardia di Finanza; ringrazia quindi il generale Mosca Moschini per le informazioni dettagliate che ha fornito. Altresì chiede di acquisire l'opinione del Comandante generale in ordine alle direttive e chiede di sapere se il carattere vincolante non si ponga in contrasto con il principio dell'autonomia dei comandi.

Il relatore per la 1a Commissione ANDREOLLI chiede chiarimenti in ordine alla copertura finanziaria e mostra forti perplessità in ordine alla prospettazione del costo zero.

Il relatore per la 4a Commissione LORETO, rallegratosi per la relazione del generale Mosca Moschini, aderisce alle perplessità del collega Andreolli circa l'asserita invarianza della spesa.

Il senatore MANCA chiede chiarimenti in ordine ai demoltiplicatori menzionati dal Comandante generale e le ragioni per cui non si ponga - come avviene invece per i Carabinieri - la questione di una nomina interna del Comandate generale della Guardia di Finanza.

Il Presidente GUALTIERI ringrazia il Comandante generale per l'audizione e - attesi i concomitanti impegni dell'Aula - lo invita a fornire per iscritto le risposte ai quesiti postigli.

La seduta termina alle ore 16,45