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SICUREZZA PUBBLICA |
OGNI GIORNO, CON LA DIGNITà DEL SILENZIO, I FUNZIONARI DI POLIZIA ASSUMONO SCELTE RESPONSABILI PER LA SICUREZZA DEL PAESE
E’ un GRAVOSO IMPEGNO per LA SICUREZZA DI Tutti, che legittima Questori, Dirigenti e Commissari della Polizia di Stato a chiedere, nel fedele rispetto delle Istituzioni e dei metodi democratici, un responsabile RIPENSAMENTO sul DISEGNO DI LEGGE n. 6249 ("Delega al Governo in materia di riordino dell'Arma dei carabinieri, del Corpo forestale dello Stato, del Corpo della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato") prossimo ad essere approvato dalla Camera dei Deputati senza un approfondito dibattito.
Si tratta di un PROVVEDIMENTO, che, maturato grazie ad assordanti silenzi ed impropriamente conosciuto come "riforma dell'Arma dei Carabinieri", rischia di AGGRAVARE irrimediabilmente anziché RISOLVERE i PROBLEMI della SICUREZZA PUBBLICA.
Affidiamo perciò alla responsabilità di coloro che amano la Patria le nostre perplessità sui seguenti aspetti:
ALTERAZIONE DI EQUILIBRI DEMOCRATICI ESSENZIALI
si arriva, tra l'altro, a definire “militari” i compiti della “salvaguardia delle libere istituzioni e del bene della collettività nazionale nei casi di pubblica calamità” e del “concorso alla ricostituzione dei corpi di polizia locali nelle aree di presenza delle Forze armate in missioni di supporto di pace”. Si tratta, invece, di compiti storicamente “civili”, riservati al Ministero dell’Interno ed ai suoi Funzionari. Nell’esaltare eccessivamente le competenze dei Corpi militari di polizia, il provvedimento rompe gli equilibri essenziali della sicurezza del Paese, lasciando la Polizia di Stato in condizioni di umiliante marginalità, oltre a provocare un grave vulnus agli stessi assetti della Difesa militare. E’ un anomalia che non ha eguali in Europa ed in tutte le democrazie avanzate.
COORDINAMENTO DELLE FORZE DI POLIZIA
si procede nel senso opposto, sancendo la parcellizzazione delle dipendenze di taluni Corpi militari di polizia da altri Dicasteri, privando il Ministero dell’Interno, il suo titolare e le Autorità provinciali di Pubblica Sicurezza dei poteri necessari per compiere, nei rispettivi ambiti, scelte vincolanti e coerenti in materia di sicurezza pubblica e di indirizzo unitario delle Forze dell' Ordine. Si pongono, così, le premesse per ulteriori sovrapposizioni e reciproche interferenze nonchè per un’occulta lievitazione delle spese, a scapito dell’efficienza dei servizi e della sicurezza dei cittadini.
QUALIFICAZIONE E SELEZIONE DEL PERSONALE
In evidente violazione dei principi costituzionali in materia di pubblico impiego, più volte ribaditi dalla Corte Costituzionale (da ultimo con la sentenza n. 1 del 1999), si consente l’eliminazione di fatto dello strumento del concorso pubblico e del requisito della CULTURA UNIVERSITARIA per l'accesso ai ruoli dei Commissari di Polizia, istituendo, a tal fine, selezioni “agevolate” riservate a personale interno privo di titolo. Si segna, in tal modo, da un lato un pericoloso scadimento qualitativo dell’Istituzione (il massimo titolo accademico appare, oggi, un presupposto non solo indispensabile, ma appena sufficiente per ben svolgere la nostra difficile professione) e, dall'altro, una corporativa chiusura alla società civile. Si frustrano le legittime e migliori aspettative dei giovani laureati, ancora freschi di studi o provenienti da altre formative esperienze professionali, nonché quelle di molti Poliziotti anch'essi laureati, garanzia di efficienza e tenuta dell’Istituzione, e si ripetono verso l'alto gli identici errori che, nel 1995, hanno provocato la mortificazione dei ruoli intermedi degli Ispettori.
Ecco, dunque, perché, riguardosi delle prerogative del Parlamento, raccomandiamo oggi prudenza e sottoponiamo all’attenzione di tutti, anche attraverso il sito www.uni.net/anfp, molteplici spunti di riflessione a chi vuole compiere scelte concrete e realmente funzionali alle esigenze di una moderna Democrazia.
Rifuggendo inquietanti clamori ed iniziative scomposte, nell’esclusivo interesse del Paese, i Funzionari di Polizia, interpreti di un generalizzato scontento, chiedono soltanto di:
a) mantenere gli equilibri tra le Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, rafforzandone il coordinamento tecnico-operativo secondo modelli coerenti a quelli più diffusi in Europa e nelle Democrazie avanzate;
b) migliorare la qualità delle Forze di polizia, rendendo ancor più rigorosi, meritocratici e trasparenti i meccanismi di selezione e di avanzamento, per garantire, ai massimi livelli, la professionalità e la cultura giustamente pretese dai cittadini.