FELUCHE
OVVERO
MISERIA E NOBILTA’
Scioperano i giovani diplomatici per rivendicare trattamenti economici adeguati e un nuovo, più trasparente ed "unitario" inquadramento giuridico-economico della carriera diplomatica. Loro, che mediamente guadagnano, nel corso di tutta la carriera, almeno 10 volte più di quanto spetta al più fortunato dei Funzionari di Polizia, hanno trovato la forza di sentirsi categoria in nome di una comune professionalità e della dignità di appartenere ad un ruolo di servitori dello Stato di estremo prestigio. A partire dai loro Sottosegretari e dai vertici ministeriali della diplomazia per giungere al Presidente della Commissione esteri Senato, tutti hanno ampiamente e pubblicamente sostenuto le loro rivendicazioni. Che differenza con le nostre silenti ed ostili gerarchie, distanti ed egoisticamente ripiegate a contemplare sé stesse!
A casa nostra, i Funzionari prefettizi, accortisi dell’assoluta necessità di incidere per ottenere risultati e sull’onda del crescente malcontento, effettuato uno sciopero e dopo aver fatto annullare un Consiglio di Amministrazione, non sentendosi del tutto appagati dal pur aggressivo SINPREF, stanno addirittura pensando di organizzarsi in COBAS. Anche nel caso dei Prefettizi si sono registrate precise ed autorevoli prese di posizione a loro favore.
Noi Funzionari di Polizia, un po’ per il ricatto continuo della "carriera" (che, nonostante la scoraggiante situazione di intasamento dei ruoli, continua senza ragione ad esercitare su molti il suo sinistro potere coercitivo) ed un po’ per quel distacco masochistico ed insieme "nobiliare" impresso nel nostro DNA, continuiamo supinamente a subire: stipendi miserevoli ed appiattiti, carriere senza orizzonti, beffe dei soliti raccomandati, orari impossibili, condizioni di lavoro umilianti, malagestione dei burocrati, arroganza dei sindacati, ruoli speciali e qualsiasi altro insulto alla nostra dignità che il primo politico, prefetto, giornalista, magistrato o vertice ministeriale voglia riservarci sono sistematicamente accolti con rassegnato e, a volte, servile fatalismo.
"Elevato senso dello Stato", "attaccamento al dovere", "spirito di servizio": sono questi i valori che hanno dato corpo al "contegno del Funzionario". Oltre un certo limite, però, la "compostezza" è solo il paravento dietro il quale celare la propria mancanza di dignità.
E’ giunto il momento di dimostrare che la nostra Categoria è veramente unita.
La raccolta di firme contro i Ruoli speciali, tanto cari ai nostri Sindacati maggiori, sta dando risultati insperati. Lo sforzo per la qualificazione del nostro ruolo deve essere massimo. Ma non basta. Occorrono delle risposte ancora più forti. La solita manifestazione (o, peggio ancora, un paludato convegno) è poco né è realistico lo sciopero degli straordinari: la "parsimonia", prima ancora che "l’attaccamento al dovere", dei soliti lo farebbe fallire immancabilmente.
Privi del diritto di sciopero, nessuno può però impedirci di organizzare l’iscrizione in massa al prossimo concorso del Ministero delle Finanze. Sarebbe una bella risposta all’On. Sinisi (v. "Il buonista")! Potremmo anche misurare la nostra professionalità rifiutandoci di dare corso alle centinaia di provvedimenti formalmente e/o sostanzialmente illegittimi che, a nostro rischio, eseguiamo ogni giorno, a cominciare da quelli in materia di espulsione degli stranieri.
Ed ancora: perché non aderire tutti ai partiti politici? Senza preferenze o indicazioni di sorta, magari ad uno fondato da noi stessi! Dal 1990, anche se il Dipartimento si è guardato dal dirlo, ciò è perfettamente lecito, non essendo stata rinnovata la delega che legittimava il divieto.
Forse la "tessera" potrebbe rivelarsi un utile strumento per migliorare anche l’asfittico e trito dibattito istituzionale in materia di sicurezza. Parliamone, ma facciamo presto.
Roma, 21 marzo 1998
Dr. Giovanni Aliquò