Egregio Senatore Brutti,
il nostro incontro del 26 gennaio scorso, incentrato
sulle problematiche inerenti l'Atto Camera 6249, si era svolto, o almeno così
era sembrato, in un clima di piena e reciproca franchezza, nonostante l'assoluta
divergenza tra le opinioni da Lei sostenute, in qualità di Sottosegretario al
Ministero dell’Interno, e quelle da noi espresse.
Non ci aveva troppo sorpreso
la Sua intenzione, manifestata apertis
verbis fin dalle prime battute del colloquio, di difendere ad oltranza il
disegno di legge, alla cui stesura, come sapevamo, aveva in prima persona
collaborato, per la parte che direttamente Le competeva, fin dai tempi in cui
rivestiva la carica di Sottosegretario
al Ministero della Difesa.
Eravamo rimasti, invece, un
po' perplessi nel constatare che alle osservazioni critiche da noi avanzate non
avesse mai puntualmente replicato nel merito, limitandosi ad affermazioni
invero piuttosto generiche ed apodittiche.
Come quando, ad esempio,
aveva sbrigativamente definito
"infondate" le nostre ragionevoli preoccupazioni sull'obiettiva deminutio del Dipartimento della P.S in materia di coordinamento delle
Forze di Polizia, evidentemente operata dall'art. 7 del provvedimento nella sua
attuale formulazione.
La norma, obiettavamo,
individua in capo al Ministro dell'Interno - personalmente inteso quale
Autorità nazionale di pubblica sicurezza – e non al Ministero dell'Interno, organicamente inteso in tutte
le sue articolazioni centrali e periferiche, il potere di adottare direttive in
materia di ordine e sicurezza pubblica.
Censuravamo anche l’ostinata
premeditazione con la quale si è scelto di non
qualificare tali direttive come "vincolanti"
per le altre Forze di polizia, alle quali, dice la norma, esse solo sono "indirizzate". Ciliegina sulla
torta, si oppone una sibillina condizione di efficacia delle direttive stesse: "fermi restando i rispettivi
ordinamenti e dipendenze".
Eppure gli scenari delineati
da quest'ultima clausola dovrebbero risultare nitidi ove appena si conoscano
gli instabili assetti del sistema sicurezza. I Comandanti territoriali delle
Forze ad ordinamento militare, d'ora in poi, saranno in ogni momento
legittimati a disattendere le direttive
delle Autorità provinciali di Pubblica Sicurezza, qualora le ritengano non
conformi alle disposizioni ricevute dal loro Comando Generale che, ai sensi
dell'art. 1 dello stesso A.C. 6249, dipende funzionalmente dal Ministro (e non
Ministero!) dell'Interno.
Al riguardo, Lei ci ha più
volte verbalmente rassicurato che il
Dipartimento della P.S. continuerà a svolgere, in materia di coordinamento ed
indirizzo unitario, un ruolo determinante: in che modo, tuttavia, ancora non è chiaro, leggendo le
norme.
Parimenti, eravamo rimasti perplessi nel constatare
come, pur dichiarando la Sua cordiale propensione ad ascoltare concrete
proposte per migliorare il provvedimento per farsene portatore - sempre che esse non comportassero lo stravolgimento
dei contenuti che Lei riteneva ormai acquisiti - negli angusti e residui spazi d'intervento parlamentare, Lei
avesse finito per considerare, di fatto
impraticabile ogni pur minimo tentativo
d'integrazione e modifica dell'art. 4 che noi suggerivamo. Ciò sia nel senso di
restituire alla Polizia di Stato un'identità troppo a lungo negata, ritagliando
alla stessa, accanto ai fin troppo generici compiti istituzionali previsti
dall'art. 24 della legge 121/81 (di fatto comuni a tutte le forze di polizia,
comprese quelle municipali), un ambito di attribuzioni esclusive - come già
previsto per l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza - sia al fine di
porre alcuni "paletti" alla delega, pericolosamente ampia e
generica, con particolare riferimento
agli istituendi "ruoli speciali" e, soprattutto, alla mancanza di qualsiasi prospettiva di unità e qualificazione dei
ruoli degli attuali Funzionari.
Questo provvedimento, ci
veniva spiegato con cortese fermezza,
si regge su una serie di delicatissimi equilibri ed aggiungere "anche una virgola in più" al testo attuale avrebbe potuto compromettere la loro approvazione
definitiva.
La norma in questione ci ribadiva, è peraltro ampiamente condivisa dagli stessi "vertici del Dipartimento", essendo stata redatta anche sulla base delle loro esplicite indicazioni.
Sul punto Le avevamo
obiettato che, al contrario, una Commissione tecnica, costituita dallo stesso
Capo della Polizia nel 1997 e formata dai Questori dei principali capoluoghi di
regione nonchè da autorevoli esponenti di tutte le
Direzioni Centrali, aveva a suo tempo, con unanimità di vedute, "valutato negativamente la costituzione
di un ruolo speciale, ponendo l'accento sui
rischi di frammentazione della figura del funzionario di pubblica sicurezza e
di ulteriori tensioni interne che tale scelta comporterebbe, sia nel breve
che nel medio periodo".
La circostanza, scoprivamo, non era stata portata a Sua
conoscenza.
Nel tentativo di “cassare”
quel responso, evidentemente scomodo ai sindacati di base, lo stesso Prefetto Masone ha di recente istituito una nuova Commissione, con i
medesimi compiti consultivi e propositivi, questa volta composta da un solo
dirigente della Polizia di Stato e da ben quattro funzionari
dell'Amministrazione Civile dell'Interno!
Anche questo non
risultava essere a Sua conoscenza.
L'incontro si concludeva
senza accordi su nulla.
Ci confortava, tuttavia, la
convinzione che la disponibilità al dialogo da Lei offerta fosse assolutamente
sincera e che il mancato accoglimento delle nostre istanze scaturisse non da
una carenza di buona volontà, bensì da impedimenti da Lei, in buona fede,
considerati invalicabili.
Immagini, pertanto, la
nostra sorpresa quando, appena due
giorni dopo, abbiamo appreso che in sede parlamentare, e precisamente durante
una riunione del “Comitato dei diciotto”, si era assai rapidamente convenuto di estendere il
riordino previsto dall'A.C. 6249 anche agli assistenti, ai sovrintendenti e
agli ispettori: altro che la Sua “virgola”!
E' possibile, ci chiediamo,
che un ampliamento di tale portata sia stato deciso all'insaputa o senza il
preventivo assenso del Sottosegretario all'Interno con delega al Dipartimento
della Pubblica Sicurezza?
Come mai ciò che, a Suo
dire, non era tecnicamente possibile per i Funzionari dirigenti e direttivi,
diventa, all'improvviso, realtà per tutti gli altri ruoli?
Se lo chiedono, con noi, i
Questori e i Commissari che rappresentiamo
e tutti coloro i quali, avendo a cuore la qualificazione della Polizia
di Stato e l'efficienza del sistema sicurezza, comunque condividono le nostre
idee.
Rivolgiamo a Lei questa
domanda, confidando in un Suo cortese e sollecito cenno di riscontro.
Roma, 1 febbraio 2000
Dott.
Giovanni Aliquò