A VOLTE RITORNANO

OVVERO

LA CENA DELLE BEFFE

 

"E chi non beve con me, peste lo colga!" Chissà se è ispirandosi a questa memorabile battuta del 1941 (appartenuta ad Amedeo Nazzari, attore-simbolo del tempo, in un poco riuscito ma memorabile film di Alessandro Blasetti) che dirigenti più o meno nostalgici vanno organizzando cene, in giro per l’Italia. Il fine è quello di costituire una nuova "associazione professionale" (priva, spergiurano, di natura sindacale) per soli Dirigenti (o per Dirigenti soli, non si è ben capito).

Lo statuto già ci sarebbe e, tra i soci fondatori, fanno bella mostra i nomi insigni e blasonati di alcuni stagionati ex campioni del sindacato, prima ancora che della professione che tutti pensavamo oramai appagati dagli onerosi (e, in alcuni casi, assai remunerativi) incarichi ricoperti.

L’erubescenza, al pari della coerenza, per loro non è mai stata un problema: per lunghi anni dai loro caldi scranni sindacali - persi in seguito ad alterne e, talvolta, assai "dolorose" vicende - hanno, tra l’altro, vanamente tacciato di corporativismo la nostra Associazione; oggi ne fondano una che, più che corporativa, è antistorica. Il vero difetto di questa "associazione professionale", infatti, è quello di apparire perfettamente strumentale ai superiori disegni che, come più volte detto, mirano ad una tanto miope quanto istituzionalmente pericolosa separazione tra Dirigenti e Direttivi.

In Polizia, infatti, v’è sempre stata perfetta unitarietà tra Funzionari Dirigenti e Direttivi. Un unità, invero, che, in questa contingenza, solo forze oscure possono avere interesse a frantumare.

Divide et impera. E’, peraltro, una tecnica già vista. Dinanzi al rafforzamento di aggregazioni autonome e realmente indipendenti, quale è oggi l’A.N.F.P., quando si profila il rischio di trovarsi dinanzi ad un interlocutore autorevole ed "ingestibile", il Dipartimento ha alternativamente adottato due strategie: o si è inserito, tramite suoi emissari, all’interno delle organizzazioni, per svuotarle di contenuti ed idealità, o ha incoraggiato e sostenuto nuovi competitori ammaestrati (volgarmente detti sindacati gialli). Con l’A.N.F.P. la prima delle due mosse è miseramente fallita; appare logico che, un po’ goffamente, si provi la seconda.

Questa nostra ipotesi sembra essere suffragata da alcuni riscontri oggettivi. Manca, innanzitutto, un programma originale: sull’Autorità di P.S. e sul rafforzamento della dirigenza, fotocopiano, di fatto, quanto l’A.N.F.P. ha sempre sostenuto. L’unico tratto distintivo (e, come detto, che deve essere vigorosamente respinto) è il tentativo di creare un nuovo solco tra Funzionari.

Manca una strategia di ampio respiro, atteso che le imminenti riforme e le asserite difficoltà di bilancio pretendono un’azione immediata, unitaria e non tollereranno certo il velleitarismo di questi aspiranti lobbisti. Non è chiara, poi, nemmeno la provenienza delle risorse finanziarie che dovrebbero consentire di compiere, a breve, un’onerosa iniziativa paracongressuale in Nord Italia.

Sono queste le ragioni per le quali la maggioranza dei dirigenti contattati dai pur volenterosi promotori ha espresso avversione o, nel caso migliore, profondo scetticismo sul punto.

Senza mezze parole, qualcuno ha avanzato l’ipotesi che la costituenda Associazione sia solo un nuovo sgabello per la smisurata ambizione e/o per l’ipertrofia dell’ego di qualcuno.

Noi, dando volutamente risalto alla novità, preferiamo che a giudicare siano tutti i Colleghi, iscritti e non, senza differenze di ruolo ed incarico.

Roma, 4 dicembre 1997

dott. Giovanni Aliquò